Legislazione e Giurisprudenza, Danni non patrimoniali, disciplina -  Negro Antonello - 2015-10-22

MINORE INGIUSTAMENTE ALLONTANATO DALLA FAMIGLIA: QUALE DANNO? – Cass. 20928/2015 – Antonello NEGRO

Danno non patrimoniale

La questione sottoposta alla Corte di Cassazione concerne (anche) la valutazione del danno patito dai genitori ingiustamente allontanati dal figlio

A giudizio della Corte, la somma complessivamente liquidata a titolo di danno non patrimoniale deve essere integralmente satisfattiva di ogni pregiudizio anche se liquidata con un"unica somma

Nel caso di specie, una maestra di asilo aveva sospettato di molestie sessuali il genitore di una minore ed i servizi sociali – basandosi esclusivamente sulle valutazioni della predetta maestra – avevano ottenuto dal Sindaco un provvedimento di allontanamento della minore dalla casa familiare e di affidamento al Comune.

Dopo oltre sei mesi di allontanamento dalla famiglia, venivano effettuate ulteriori indagini ed esperita una CTU e, in seguito a detti accertamenti, il Tribunale dei minori disponeva il rientro in famiglia della minore: veniva infatti accertato che non vi era alcun elemento a sostegno della tesi di molestie sessuali.

I genitori della bambina citavano in giudizio il Comune ed ottenevano - sia in primo che in secondo grado – una condanna dell"Ente pubblico convenuto (che proponeva ricorso in Cassazione).

Dopo aver confermato la legittimazione passiva del Comune convenuto, la Corte di Cassazione ha ribadito l"accertata imperizia degli operatori dei Servizi sociali i quali sono stati incapaci di condurre una verifica rigorosa e critica della segnalazione proveniente da un soggetto non affidabile. La maestra, infatti – così si legge nella pronuncia di appello –, aveva "suggerito" alla bambina le risposte più confacenti alla conferma della tesi accusatoria ed aveva omesso di coinvolgere i genitori e di informare le autorità del presunto reato.

Quanto al danno patito dai genitori della bambina (che agivano in proprio e quali genitori esercenti la potestà sui figli minori), la Suprema Corte ha confermato la decisione presa dalla Corte di Appello la quale – basandosi anche sull"espletata CTU medica – aveva liquidato le separate somme di Euro 50.000,00 e di Euro 60.000,00 in favore degli attori.

A giudizio della Cassazione è congrua e logica la motivazione esposta dal giudice di secondo grado a sostegno di detta liquidazione; per la Corte di Appello, infatti, gli importi liquidati rappresentano un equilibrato e ragionevole compromesso tra l"esigenza di assicurare un ristoro effettivo della sofferenza cagionata ai due bambini da un trauma affettivo che potrebbe segnare l"intera loro vita e la necessità di evitare che l"azione risarcitoria possa essere strumentalizzata allo scopo di trame un ingiustificato profitto.

Nel motivare la propria decisione, la Suprema Corte ha puntualizzato che l"esigenza di includere in un"unica somma le varie voci risarcitorie che compongono i danni non patrimoniali non esclude che la somma complessivamente liquidata debba essere integralmente satisfattiva.

A tal proposito, la Corte di Cassazione ha correttamente aggiunto che le tabelle elaborate dai Tribunali – ivi incluse quelle del Tribunale di Milano – offrono criteri meramente indicativi e debbono essere adattate alle peculiarità del singolo caso, soprattutto quando non siano ravvisabili precedenti specifici (come nella specie).

L"estensore dalla pronuncia ha evidenziato che – anche dopo le note sentenze di San Martino – il danno morale non è stato cancellato per riassorbirlo nel danno biologico, essendo stata affermata soltanto la necessità di un"unica complessiva liquidazione del danno non patrimoniale la cui entità deve comunque essere "adeguata".

E" stato quindi ribadito che il danno morale costituisce una voce autonoma integrante la più ampia categoria del danno non patrimoniale.

Nel caso di specie, aggiungo, il danno che appare più evidente è quello di tipo esistenziale in quanto, senza dubbio, vi è stata un"ingiusta e grave modifica in senso negativo (si spera solo temporanea) della vita di ogni singolo membro di quel nucleo familiare.



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