Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Redazione P&D - 2015-12-30

MINORI E STUPEFACENTI: A PROPOSITO DELL'AGGRAVANTE - Cass. pen. 49571/15 - Chiara MENICATTI

STUPEFACENTI E MINORI: TRA TUTELE AMPLIFICATE E FATTI STORICI. AMBITO APPLICATIVO DELL'AGGRAVANTE EX ART. 80 COMMA 1 , lett. a) DPR 309/1990.

- cessione stupefacenti

- aggravante della minore età

- intermediazione

Le osservazioni di seguito riportate emergono da una recente pronuncia della Suprema Corte in materia di stupefacenti.

La S.C., con la sentenza di seguito riportata, affronta il tema dell'aggravante specifica di cui all'art. 80 comma 1 , lettera a) DPR 309/90, che prevede un aumento di pena da 1/3 alla metà nell'ipotesi in cui il soggetto consegni o destini a persona di età minore le sostanze stupefacenti o psicotrope in suo possesso; considerando applicabile tale aggravante anche nel caso di semplice dazione della sostanza al minore indipendentemente dalla destinazione della medesima.

I fatti, in breve, coinvolgono un soggetto che si vede contestata al correlativo reato di vendita e cessione di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, ex art. 73 DPR 309/90, l'aggravante de qua poichè consegnava la sostanza ai figli minori dell'assuntore che, a loro volta, come fatto ripetutamente in passato, provvedevano al pagamento e al ritiro della sostanza per consegnarla al padre.

Nel caso specifico, ciò che occorre considerare, e che è il centro dal quale ruotano i vari principi penali, è il ruolo dei soggetti minori nella condotta illecita assunta dall'imputato.

Ci si chiede se la datio che vede protagonisti i minori, rientra nelle maglie applicative dell'art. 80 del citato DPR, oppure è una semplice condotta, quella dell'assuntore, riconducibile alla violazione del solo art. 73?

La S.C., confermando il precedente iter argomentativo dei Giudici di Appello, sostiene senza ombra di dubbio l'applicabilità dell'aggravante al fatto contestato, proprio, secondo chi scrive, per dare rilievo al fatto che il minore entri in contatto (tradotto giuridicamente "in possesso"), di una sostanza nociva alla sua salute e possa assumerla.

Solo per questo, è previsto l'aggravamento di pena; quindi anticipando la tutela nei confronti dei soggetti deboli.

Ciò che rileva quindi è nient'altro che il possesso della sostanza nelle mani del minore, indipendentemente dalla diversa destinazione che il medesimo possa eventualmente avere.

L'iter argomentativo appare corretto, poichè gli Ermellini hanno prodotto una interpretazione conforme al dato letterale dell'articolo in commento; ma limitandosi, sempre secondo chi scrive solo ed unicamente a questo, senza considerare il fatto storico che, come detto poc'anzi è pietra miliare dal quale confluiscono principi, norme e sanzioni applicabili.

Chi scrive, ritiene parzialmente corretto quanto desunto dai Giudici di secondo grado e confermato dalla S.C., ma non conferente completamente ai fatti.

Il fatto non rientra completamente nelle maglie applicative della circostanza aggravante specifica di cui si discute.

Difatti ciò che doveva essere considerato a monte, ancor prima di considerare la consegna materiale della sostanza, era il ruolo dei minori nella dazione dello stupefacente e successivamente, confluire la medesima nella sfera guridico-applicativa più appropriata.

Dalla interpretazione della S.C. emerge solo ciò che è sufficiente per sostenere una argomentazione logica in senso negativo per l'imputato/condannato senza considerare la circostanza della reiterazione organizzativa della condotta tenuta dallo spacciatore, gli intermediari e l'assuntore.

Per cui emerge tra le righe fattuali come la dazione della cocaina ai minori è palesemente una sorta di organizzazione dello spaccio, portando a considerare la funzione dei minori come meri intermediari tra i due protagonisti dell'illecito; tutto ciò è avallato dalle dichiarazioni dell'imputato e della madre dei due ragazzini contraria anche per episodi passati del comportamento dell'imputato/condannato.

Occorre, quindi, al fine di escludere l'aggravante specifica, aggiungere alla dazione dello stupefacente ai minorenni, anche la funzione dei medesimi; fattore di estrema importanza, ripiegando quindi in una risalente interpretazione delle S.C. che palesa sì la configurabilità dell'aggravante della consegna dello stupefacente al minore equiparando ad essa la dazione a meno che -e questo è il punto- non sia accertata la mera funzione di tramite del minore, poichè solo la funzione di intermediario escluderebbe il pericolo che il possesso della sostanza possa indurlo ad assumerla (Cass. Pen. Sez. IV, n. 8584/1987).

Ancora una volta la protezione giuridica esce dai canoni interpretativi per arrivare a proteggere seppur con consapevole abnormità soggetti senz'altro deboli senza però considerare i fatti storici, nonostante dalla ricostruzione corretta dei fatti illeciti confluisce il corretto precetto e la relativa sanzione, ovvero del solo art. 73 del citato decreto.

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Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 7 ottobre – 16 dicembre 2015, n. 49571 Presidente Franco - Relatore Scarcella

Ritenuto in fatto

1. - A.B. ha proposto ricorso avverso la sentenza della Corte d'appello di MILANO dei 27/06/2014, depositata in data 8/09/2014, che ha parzialmente riformato la sentenza dei GIP del medesimo tribunale dei 4/02/2014 e, ritenuta l'ipotesi del comma 5 dell'art. 73, d.p.r. n. 309 del 1990, ha rideterminato la pena in 2 anni di reclusione e 5000,00 di multa, revocando le pene accessorie inflitte in primo grado nonché la misura custodiale applicata, confermando nel resto la sentenza che lo aveva ritenuto colpevole del reato di vendita e cessione continuata di stupefacenti dei tipo cocaina che consegnava ai figli minori dell'assuntore che provvedevano materialmente al pagamento ed al ritiro della sostanza su sue disposizioni, fatto aggravato ai sensi dell'art. 80, comma primo, lett. a), d.p.r. n. 309 del 1990 e commesso in data antecedente e prossima al 19/06/2012.

2. Con il ricorso per cassazione, proposto dal difensore fiduciario cassazionista, viene dedotto un unico motivo, di seguito enunciato nei limiti strettamente necessari per la motivazione ex art. 173 disp. Att. Cod. Proc. Pen. 2.1. Deduce con tale unico motivo, il vizio di cui all'art. 606, lett. b), Cod. Proc. Pen., in relazione all'art. 80, d.p.r. n. 309 del 1990. In sintesi, la censura investe l'impugnata sentenza poiché, sostiene il ricorrente, la posizione dei minori sarebbe stata quella di intermediari, avendo gli stessi curato la consegna dei denaro e dello stupefacente; l'aggravante contestata si applicherebbe invece solo se la consegna dello stupefacente avvenga a minore per il consumo; sul punto, la Corte d'appello avrebbe dilatato l'ambito applicativo della fattispecie penale, e sarebbe quindi illegittima.

Considerato in diritto

3. II ricorso è infondato.

4. Ed invero, già il primo giudice (la cui motivazione, trattandosi di doppia conforme, si salda con quella d'appello: Sez. 3, n. 44418 del 16/07/2013 - dep. 04/11/2013, Argentieri, Rv. 257595), aveva affermato che l'aggravante in questione rinviene la propria ratio nella maggiore pericolosità della consegna per qualunque scopo operata di sostanza stupefacente ad un minorenne, avendo il legislatore inteso, oltre che reprimere il traffico di sostanza stupefacente, tutelare i minori ed evitare che i medesimi possano venire in contatto con le sostanze nocive per la loro salute; l'aggravante della consegna delle sostanze stupefacenti a persona di età minore, concludeva il primo giudice, è pertanto configurabile anche nel caso di semplice dazione al minorenne, indipendentemente dalla diversa destinazione che la droga possa eventualmente avere, in quanto ragione dell'aggravamento della pena risiede proprio nel fatto che un minore sia entrato in possesso dello stupefacente e possa comunque assumerne. La Corte d'appello aggiunge poi, in merito alla configurabilità dell'aggravante contestata, che la condotta prevista dalla norma, concernente il caso in cui le sostanze stupefacenti sono consegnate o comunque destinate a persona di età minore, è la stessa che l'art. 73 d.p.r. n. 309 del 1990 indica come quella di chi "consegna per qualunque scopo" le sostanze; precisano i giudici di appello che l'ambito indefinito, ma non per questo incerto o generico, dei termini "comunque" e "qualunque" sta a significare che è punito in maniera più grave il rapporto instaurato dallo spacciatore ed avente ad oggetto sostanze stupefacenti, con persona di età minore; in fatto, osserva la Corte territoriale, che il ricorrente conoscesse bene l'età minore dei fratelli D.S. è cosa che nemmeno l'imputato aveva mai negato, affermando anzi di conoscere bene l'intera famiglia e di aver ceduto già gli stupefacenti al D.S.N. in passato, e di aver avuto molte discussioni con la C., madre dei minori, anche in loro presenza.

5. Trattasi di soluzione ad avviso del Collegio giuridicamente corretta. Ritiene infatti questa Corte che non possa essere seguita l'esegesi offerta dal ricorrente. L'aggravante della consegna delle sostanze stupefacenti a persona di età minore (prevista in precedenza dall'abrogato art. 74, legge 22 dicembre 1975, n. 685), è infatti configurabile anche nel caso di semplice dazione al minorenne, indipendentemente dalla diversa destinazione che la droga possa eventualmente avere, in quanto la ragione dell'aggravante risiede proprio nel fatto che un minore entri in possesso dello stupefacente e possa dunque assumerne. L'art. 80, comma primo, lett. a), d.P.R. n. 309 del 1990 infatti, nel prevedere che "Le pene previste per i delitti di cui all'articolo 73 sono aumentate da un terzo alla metà: a) nei casi in cui le sostanze stupefacenti e psicotrope sono consegnate o comunque destinate a persona di età minore; (omissis)", ricalcando sostanzialmente la precedente previsione dell'abrogato art. 74, comma primo, n. 1 della citata legge n. 685 del 1975 ("1) nei casi in cui le sostanze stupefacenti o psicotrope sono consegnate a persona di età minore o comunque destinate a persona di età minore per uso non terapeutico;"), chiarisce in modo inequivoco che l'applicazione della circostanza aggravante in esame è collegata alla "consegna" o "comunque" alla destinazione delle sostanze stupefacenti ai minori. E' quindi, chiaro dalla stessa formulazione letterale della fattispecie in esame che ciò che rileva è il semplice fatto che lo stupefacente sia "consegnato" a minore per poter integrare compiutamente la condotta aggravato ria. Il disposto dell'art. 80, comma primo, n. 1, d.p.r. n. 309 del 1990, infatti, - come già l'abrogato art. 74, comma primo, n. 1, legge 22 dicembre 1975 n. 685 - prevede due distinte forme di aggravamento. La prima consiste nella consegna diretta delle sostanze nelle mani del minorenne e introduce una condotta criminosa cosiddetta "anticipata", cioè intesa a prevenire qualsiasi pericolo di utilizzazione propria o altrui, terapeutica o meno da parte dei minore. La seconda forma aggrava la pena quando lo stupefacente sia comunque destinato al minore (e, nella nuova formulazione, è stato opportunamente soppresso l'inciso relativo "all'uso non terapeutico") e tuttavia non via sia consegna diretta nelle mani del minore (v., per un'applicazione sotto la vigenza dell'abrogata legge n. 685 del 1975: Sez. 6, n. 5585 del 08/03/1991 - dep. 27/05/1991, Romano, Rv. 187609; v., inoltre, nel senso che l'aggravante de qua si fonda sulla materiale consegna della droga al minore: Sez. 6, n. 8519 dei 16/01/1987 - dep. 27/07/1987, Menzera, Rv. 176439). 6. Deve, pertanto, essere affermato il seguente principio di diritto: «L'aggravante della consegna delle sostanze stupefacenti a persona di età minore, prevista dall'art. 80, comma primo, n. 1 d.P.R. n. 309 del 1990, è configurabile anche nel caso di semplice dazione al minorenne, indipendentemente dalla diversa destinazione che lo stupefacente possa eventualmente avere, in quanto la ragione dell'aggravante risiede proprio nel fatto che un minore entri in possesso dello stupefacente e possa dunque assumerne. (Fattispecie nella quale lo stupefacente veniva consegnato ai figli minori dell'assuntore che provvedevano al pagamento ed al ritiro della sostanza su disposizione di quest'ultimo)».

7. II ricorso dev'essere, conclusivamente, rigettato. Segue, a norma dell'articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Dispone, a norma dell'art. 52 del D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, che - a tutela dei diritti o della dignità degli interessati - sia apposta a cura della cancelleria, sull'originale della sentenza, un'annotazione volta a precludere, in caso di riproduzione della presente sentenza in qualsiasi forma, per finalità di informazione giuridica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, l'indicazione delle generalità e di altri dati identificativi degli interessati riportati sulla sentenza.



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