Legislazione e Giurisprudenza, Minori, donne, anziani -  Gasparre Annalisa - 2015-10-26

MINORI: QUANDO LO STALKING E' UNA SFUMATURA DEL BULLISMO - GUP Cagliari, 19.9.2013 - Annalisa GASPARRE

Il reato di stalking è molto diffuso anche tra i minorenni.

Tra i tanti esempi, ecco la sentenza del GUP di Cagliari.

Sul reato di stalking e sui rapporti con altri reati, diffusamente e con ampia casistica, Gasparre, IL REATO DI STALKING TRA PROFILI TEORICI E APPLICAZIONI GIURISPRUDENZIALI, Key Editore, settembre 2015

Nel caso in esame, gli imputati, con condotte reiterate molestavano e minacciavano un minore peraltro particolarmente vulnerabile perchè affetto da ritardo mentale e disturbi del comportamento, in modo tale da cagionargli un grave stato di ansia e ingenerare il fondato timore per la sua incolumità. In particolare costringevano la vittima ad entrare in un cassonetto dell'immondizia, spingendolo poi all'interno dello stesso, lo legavano ad un albero e lo frustavano, ed in altra occasione lo spingevano dentro ad un tombino; inoltre lo minacciavano di ulteriori analoghi fatti qualora avesse riferito circa gli atti persecutori subiti.

Uff. indagini preliminari Cagliari, Sent., 19-09-2013

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE PER I MINORENNI

CAGLIARI

IL GIUDICE PER L'UDIENZA PRELIMINARE

Dott Francesco Paolo Fasoli - Presidente

Dott. Ilario Frau - Giudice Onor.

Dott.ssa Elisabetta Sionis - Giudice Onor.

all'udienza odierna ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nei confronti di : S.S.

Libero, presente

IMPUTATO

del reato di cui agli artt. 110, 81 cpv, 612 comma terzo, 610, 612, 582 e 585 c.p. perché, in concorso con il minore P.A. e F.S., con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, - con condotte reiterate molestavano e minacciavano il minore M.D. ( affetto da ritardo mentale e disturbi del comportamento ) in modo tale da cagionargli un grave stato di ansia e ingenerare il fondato timore per la sua incolumità - lo costringevano ad entrare in un cassonetto dell'immondizia, spingendolo poi all'interno dello stesso - lo legavano ad un albero e lo frustavano, ed in altra occasione lo spingevano dentro ad un tombino - lo minacciavano di ulteriori analoghi fatti qualora avesse riferito circa gli atti persecutori subiti. In Cagliari sino al maggio 2011

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

A seguito delle dichiarazioni della PO rese nell'incidente probatorio del 2.8.11 e delle successive indagini, il Pubblico Ministero presso questo Tribunale ha chiesto il rinvio a giudizio del S. per il reato di cui in rubrica.

All'udienza preliminare del 7.5.12, dopo aver consentito alla definizione del procedimento, il minore, rendendo dichiarazioni analoghe a quelle degli altri due imputati, ha riferito di aver fatto, insieme agli amici (tra i quali la PO) il gioco del "cassonetto," precisando però di non aver costretto D. ad entrarvi e che era accaduto anche a lui di finirvi dentro.

Poi, il cassonetto, con A. (che si divertiva come lui ed i suoi amici) dentro, era finito nei cespugli e lui l'aveva recuperato.

Quindi il difensore ne ha richiesto il proscioglimento ex art. 425 III co cpp ed in subordine la messa alla prova, mentre il PM ha richiesto il rinvio a giudizio

Questo GUP, in accoglimento della richiesta subordinata del difensore, presa visione della relazione dell'USSM e del suo progetto di messa alla prova, all'udienza successiva del 24.9.12, ha ritenuto di sottoporre il giovane alla richiesta misura ed il giudizio è stato sospeso per 10 mesi al fine di valutarne la personalità all'esito del predetto periodo di prova.

All'odierna udienza, presa visione della positiva relazione del servizio sociale minorile del 12.9.13 ed ascoltata l'operatrice presente in aula in merito all'andamento della prova, P.M. e difesa hanno concluso formulando congiuntamente richiesta di estinzione del reato ascritto al giovane per esito positivo della messa alla prova.

Premesso quanto precede, osserva preliminarmente il Collegio che le prove assunte (in particolare le dichiarazioni della PO e della madre) consentono di ritenere pienamente raggiunta la prova della colpevolezza dell'imputato (che in base alla relazioni dell'USSM in atti ed al suo comportamento processuale deve considerarsi imputabile, cioè capace di intendere e volere), in ordine alla commissione del reato contestatogli ex art. 81 cpv c.p. .

Peraltro, dalla relazione dell'USSM di Cagliari e dalle dichiarazioni rese oggi da chi l'ha redatta emerge che il minore ha sostanzialmente rispettato gli impegni assunti nel programma di messa alla prova formulato nel suo interesse, svolgendo con impegno e serietà tutte le attività ivi previste: scolastiche, di sostegno psicologico e psicoterapico, di educativa domiciliare e di mediazione.

Egli, inoltre, seppure con un comportamento non sempre costante, ha prestato collaborazione rispetto agli interventi del servizio sociale minorile dimostrando maturità e senso del dovere e raggiungendo un adeguato livello di consapevolezza rispetto alla propria posizione penale.

Deve, quindi, certamente ritenersi che il periodo di prova sia stato proficuamente utilizzato dal minore, che ha dato segnali forti e rassicuranti in ordine all'assenza di rischio di reiterazione di condotte devianti, e pronunciarsi, conseguentemente, sentenza di non luogo a procedere nei suoi confronti per essere il reato ascrittogli estinto per esito positivo della messa alla prova.

P.Q.M.

Visti gli artt. 425 c.p.p., 28, 32 D.P.R. n. 448 del 1988 dichiara luogo a procedere nei confronti di S.S., in ordine al reato ascrittogli perche' estinto per esito positivo della messa alla prova.

Così deciso in Cagliari, il 16 settembre 2013.

Depositata in Cancelleria il 19 settembre 2013.



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