Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Giovanni Sollazzo - 2016-08-28

Misure cautelari, esigenze: in tema di valore del tempo nell'ordinanza dispositiva - Cass. pen. 34438/16 - Carol Comand

Il doveroso riferimento all"elemento temporale richiesto dalla norma non può risolversi in una piatta valutazione della dimensione indiziaria

La considerazione del tempo trascorso dalla commissione del reato di cui all"art. 292 co. 2 lettera c) nell"esposizione e nell"autonoma valutazione delle specifiche esigenze cautelari e degli indizi, unitamente agli elementi di fatto da cui sono desunti e dei motivi per cui essi assumono rilevanza, è stata introdotta dall"art. 9 della legge 8 agosto 1995, n. 332.

In argomento si è posto in evidenza come l"esplicito rilievo assegnato al tempo trascorso dalla commissione del reato raccomandi al giudice una particolare cura "nella valutazione della concretezza e dell"attualità delle esigenze cautelari" soprattutto allorché l"applicazione della misura avvenga a notevole distanza di tempo dalla commissione dei reati - Cass. pen. 34452/16 -.

Tale parametro assume di norma rilievo prognostico quanto alla sussistenza dei pericula libertatis che consentono, unitamente alla gravità indiziaria, l"applicazione della misura.

Ancor prima delle modifiche introdotte dalla legge 16 aprile 2015, n. 47 si era statuito che il riferimento al tempo trascorso dalla commissione del reato imponesse al giudice di ricorrere ad una proporzione diretta nella motivazione in ordine alla "pericolosità" del soggetto - Cass. pen.  33272/16 -.

Questo, d"altra parte, non gode di valenza semantica autonoma ed indipendente dalla disposizione nella quale si trova inserito.

Nella recente pronuncia si ribadisce, dunque, che: "l"omissione del riferimento al tempo trascorso dalla commissione del reato non determina la nullità dell'ordinanza allorchè risulti l'incidenza complessiva degli elementi di giudizio a carico dell"indagato, atteso che il riferimento al decorso del tempo, introdotto nel testo dell'art. 292, comma secondo lettera c), cod. proc. pen. dall'art. 1 della legge 8 agosto 1995, n. 332, non ha valenza semantica autonoma ed indipendente dalla disposizione nella quale è inserito, ma ne specifica il contenuto con riferimento alla dimensione indiziaria degli elementi acquisiti ed alla configurazione delle esigenze cautelari, ed è integrabile dal giudice del riesame che può esplicitarne i contenuti".

Più in particolare: "l"ordinanza che decide sulla richiesta di riesame può integrare l'eventuale carenza o insufficienza della motivazione di quella adottata dal primo giudice, salve le ipotesi di motivazione mancante o apparente, ovvero priva dell'autonoma valutazione delle esigenze cautelari, degli indizi e degli elementi forniti dalla difesa, in quanto, ricorrendo tali ipotesi, il Tribunale del riesame è tenuto ad annullare il provvedimento impositivo della misura (Sez. 3, n. 49175 del 27/10/2015, Grosso, Rv. 265365; conformi: n. 12537 del 2013 Rv. 259554; n. 8660 del 2014 Rv. 258811; n. 12032 del 2014 Rv. 259462; n. 40978 del 2015 Rv. 264657; n. 44606 del 2015 Rv. 265055). Correttamente, allora, il Tribunale del riesame nel caso in esame ha integrato e specificato ulteriormente gli elementi in base ai quali il G.I.P. aveva ritenuto sussistenti le esigenze cautelari, evidenziando in particolare che l'omissione del riferimento al tempo trascorso dalla commissione del reato non determina la nullità dell'ordinanza allorché risulti l'incidenza complessiva degli elementi di giudizio a carico dell'indagato, atteso che il riferimento al decorso del tempo, introdotto nel testo dell'art. 292, comma secondo lett. c), cod. proc. pen. dall'art. 1 della L. 8 agosto 1995 n. 332, non ha valenza semantica autonoma ed indipendente dalla disposizione nella quale è inserito, ma ne specifica il contenuto con riferimento alla dimensione indiziarla degli elementi acquisiti ed alla configurazione delle esigenze cautelari, ed è integrabile dal giudice del riesame che può esplicitarne i contenuti (Sez. 1, n. 3634 del 17/12/2009, Lo Vasco, Rv. 245637)."



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