Legislazione e Giurisprudenza, Reo, vittima -  Gasparre Annalisa - 2014-03-15

MISURE CAUTELARI: MODIFICHE IN FAVORE DELLE VITTIME - Legge n. 93/2013 - Annalisa GASPARRE

Per effetto del decreto legge 14 agosto 2013 n. 93 convertito con legge 119 del 15 ottobre 2013 "Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province", meglio noto – faziosamente – come Decreto contro il femminicidio, la possibilità di ricorrere alla misura cautelare personale dell'allontanamento dalla casa familiare (art. 282 bis c.p.p. introdotto con legge n. 154/2001) in deroga ai limiti di pena stabiliti dall'art. 280 c.p.p. (deroga già prevista per i reati di cui agli artt. 570 - Violazione degli obblighi di assistenza familiare, 571 - Abuso dei mezzi di correzione, 600 - Riduzione o mantenimento in schiavitù, 600 bis - Prostituzione minorile, 600 ter - Pornografia minorile, 600 quater - Detenzione materiale pornografico, 601 - Tratta di persone, 602 - Acquisto e alienazione di schiavi, 609 bis - Violenza sessuale, 609 quater - Atti sessuali con minorenne, 609 quinquies - Corruzione di minorenne, commessi in danno dei prossimi congiunti o del convivente), è stata estesa anche ai reati di cui all'art. 582 (Lesione personale) limitatamente alle ipotesi procedibili d'ufficio o comunque aggravate, nonché alle ipotesi disciplinate dagli artt. 609 octies (Violenza sessuale di gruppo) e 612 co. 2 (Minaccia aggravata).

Inoltre, in generale, si è previsto che la misura possa essere disposta anche con le modalità previste dall'art. 275 bis c.p.p., vale a dire con quelle particolari "modalità di controllo" del soggetto sottoposto a misura cautelare (nella specie, gli arresti domiciliari) rappresentate da mezzi elettronici o altri strumenti tecnici disponibili da parte della polizia giudiziaria (c.d. braccialetto elettronico, ad esempio).

Più significativa dell'orientamento politico-legislativo attento alle vittime di reato, è la modifica introdotta all'art. 299 c.p.p. che disciplina una forma di comunicazione di taluni provvedimenti assunti in ambito cautelare nel nuovo co. 2 bis.

Si stabilisce che i provvedimenti di revoca o sostituzione relativi alle misure cautelari personali previste dagli 282 bis (Allontanamento dalla casa familiare), 282 ter (Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa), 283 (Divieto e obbligo di dimora), 284 (Arresti domiciliar), 285 (Custodia cautelare in carcere) e 286 (Custodia cautelare in luogo di cura), applicate nei procedimenti aventi ad oggetto delitti commessi con violenza alla persona, devono essere immediatamente comunicati, a cura della polizia giudiziaria, ai servizi socio-assistenziali e al difensore della persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa.

Sembra surreale ma non lo è, se si guarda al ruolo marginale che è riservato alla vittima di reato, ma prima la vittima non aveva alcun diritto di conoscenza in merito ai provvedimenti di revoca o sostituzione delle misure cautelari personali... con le conseguenze immaginabili in termini di stupore, disagio e smarrimento esistenziale e verso le Istituzioni nel trovare nuovamente libero di circolare l'indagato, senza neppure esserne avvertiti. È molto poco, a dire il vero, ma almeno è colmata una lacuna cognitiva sulle sorti cautelari del procedimento che vede la vittima quale co-protagonista della vicenda.

Ancora prima, il decreto stabilisce che la vittima deve essere avvertita della richiesta di revoca o sostituzione delle misure cautelari, a meno che la richiesta sia stata proposta in sede di interrogatorio di garanzia. Salvo questo caso, la richiesta deve essere notificata, a cura della parte richiedente, presso il difensore della parte offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa, salvo che in quest'ultimo caso essa non abbia provveduto a dichiarare o eleggere domicilio. Sia il difensore che la persona offesa possono presentare memorie ai sensi dell'art. 121 c.p.p. La notifica della richiesta è prevista a pena di inammissibilità della richiesta di revoca o sostituzione e quest'ultimo precetto è favorevole ad una mutata attenzione nei confronti della vittima del reato che, solo se informata potrà presentare memorie e che solo se avrà presentato memorie potrà contribuire – senza potere di veto – alla decisione dell'autorità giudiziaria.

È evidente l'importanza oggi riconosciuta al difensore della persona offesa, che è auspicabile sia individuato fin dalle fasi preliminari della procedura, sia per assistere la vittima dal punto di vista tecnico-giuridico, sia per offrirle quel distacco e lucidità professionale che personalmente la vittima, anche quando preparata tecnicamente, presumibilmente non può avere quando è diretta protagonista della vicenda criminale. È interessante notare l'espresso richiamo alla memoria prevista dall'art. 121 c.p.p., spesso neppure conosciuta agli operatori che, tuttavia, costituisce, già nella stesura originaria del codice di rito, lo strumento principe delle comunicazioni con cui la persona offesa può veicolare informazioni e osservazioni che hanno come destinataria l'autorità giudiziaria. A suffragio della tesi che potenzia il ruolo del difensore della persona offesa, va letto il nuovo art. 101 c.p.p. (Difensore della persona offesa), in cui si dispone che, al momento dell'acquisizione della notizia di reato, il pubblico ministero e la polizia giudiziaria informano la persona offesa della facoltà di nominare un difensore nonché della possibilità di accesso al patrocinio a spese dello Stato.

Figlio della riforma è l'innovativo art. 384 bis c.p.p. (Allontanamento d'urgenza dalla casa familiare) il quale prevede che gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di disporre, previa autorizzazione del pubblico ministero, l'allontanamento urgente dalla casa familiare, con il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, nei confronti di chi è colto in flagranza dei delitti di cui all'art. 282 bis, co. 6 (artt. 570 - Violazione degli obblighi di assistenza familiare, 571 - Abuso dei mezzi di correzione, 600 - Riduzione o mantenimento in schiavitù, 600 bis - Prostituzione minorile, 600 ter - Pornografia minorile, 600 quater - Detenzione materiale pornografico, 601 - Tratta di persone, 602 - Acquisto e alienazione di schiavi, 609 bis - Violenza sessuale, 609 quater - Atti sessuali con minorenne, 609 quinquies - Corruzione di minorenne, 582 - Lesione personale, limitatamente alle ipotesi procedibili d'ufficio o comunque aggravate, 609 octies - Violenza sessuale di gruppo e 612 co. 2 - Minaccia aggravata), ove sussistano fondati motivi per ritenere che le condotte criminose possano essere reiterate ponendo in grave ed attuale pericolo la vita o l'integrità fisica o psichica della persona offesa. In una simile situazione è stato previsto anche il riflesso immediato sul rito processuale, che deriva dall'arresto in flagranza. L'art. 449 co. 5 c.p.p. è stato ampliato disponendo che nei casi di cui all'art. 384 bis c.p.p. la polizia giudiziaria possa provvedere, su disposizione del pubblico ministero, alla citazione per il giudizio direttissimo e per la contestuale convalida dell'arresto entro le successive 48 ore.

Sul ruolo della vittima nel processo, dalle origini ai giorni nostri, nonché sulle modalità di tutela della vittima con gli strumenti procedurali e procedurali in essere, si segnala La vittima nel processo, Aracne Editrice http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/pubblicazione.html?item=9788898069392

Sul ruolo politico-legislativo della vittima e sulle scelte di politica criminale, anche alla luce dei vincoli europei, si segnala Politica criminale victim oriented?, Cendon Libri http://www.cendonlibri.it/penale/politica-criminale-gasparre-2013

In generale, sulle vittime di reato e i loro bisogni, Vittima: oltre lo stereotipo, Cendon Libri http://www.cendonlibri.it/penale/vittima-oltre-lo-stereotipo-gasparre-2013



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