Legislazione e Giurisprudenza, Punibilità, sanzioni -  Caporale Sabrina - 2014-03-14

MISURE PERSONALI E PATRIMONIALI:SONO EQUIPARABILI? IL CASO ALLE SEZIONI UNITE –Cass.pen. 11751/2014 – S. CAPORALE

Dura questione quella di recente presa in esame dalla Cassazione con la sentenza n. 11751  - 11 marzo 2014.

La vicenda processuale, invero, attiene al tema della retroattività delle innovazioni legislative apportate, per le misure di prevenzione patrimoniale di cui alla legge 575/65, dagli artt 10 comma I lettera C nr 2 del DL 23 maggio 2008 convertito nella legge 125/08 ) e 22 comma II legge 94/2009 ; disposizioni che – come noto – "hanno novellato il tenore dell'art 2 bis, comma sei bis, della citata legge 575/65 (applicabile alla specie ratione temporis in considerazione del disposto di cui all'art 117 del successivo d.lvo 159/11, oggi chiamato a disciplinare unitariamente la materia della prevenzione ), definitivamente recidendo il rapporto di accessorietà necessaria tra misure di prevenzione personali e patrimoniali così da favorire l'irrogazione di queste ultime a prescindere dalla applicazione delle prime a motivo della oramai esclusa indefettibilità del requisito della attualità della pericolosità sociale, rimasto imprescindibile solo per le misure personali".

Nella specie accadeva che "misure personali e patrimoniali venivano contestualmente chieste ed applicate a danno degli imputati. La Corte territoriale avrebbe, tuttavia, ritenuto di procedere ugualmente alla confisca in ragione della affermata retroattività delle disposizioni normative citate. A tutto quanto disposto, si opponeva la difesa adducendo, a propria ragione, l"insussistenza del profilo della pericolosità, peraltro già assorbito, in negativo, da un precedente giudicato".

La questione veniva così rimessa alla Corte Suprema.

Se è vero – afferma - che «il dato normativo introdotto dalle novelle citate, nel suo tenore letterale, sembra ancor più radicalmente sganciare l'applicazione delle misure reali di prevenzione dalla presenza stessa dei requisito della pericolosità sociale, [è pur vero che] nella costante e condivisa lettura fornita da questa Corte dell'art 2 bis comma sei bis della legge 575/65 modificato dai citati interventi normativi (oggi pedissequamente riproposto dal vigente art 18 comma I Divo 159/11) si afferma costantemente che il requisito della pericolosità costituisce presidio imprescindibile dell'applicazione di qualsivoglia misura di prevenzione, personale o patrimoniale, differenziandosi le seconde dalle prime solo in punto al profilo della attualità della pericolosità, chiesto per le personali ma non necessario per le patrimoniali (tra le tante cfr da ultimo Sez. 6, Sentenza n. 10153 del 18/10/2012)».

Va, peraltro, osservato che "prima delle modifiche normative apportate negli anni 2008 e 2009 la Giurisprudenza di questa Corte era consolidata nel ritenere la retroattività dei dati normativi afferenti il tema della prevenzione patrimoniale in ragione di una sostanziale equiparazione, quanto a contenuto ed effetti, della confisca ex lege 575/65 alle misure di sicurezza ex art 240 cpv. cod.pen., con conseguente estensione alle prime del dato normativo dettato dall'art 200 cod. pen. per le seconde. Soluzione questa che trova la sua più nota espressione nei principi dettati dalla sentenza delle Sezioni Unite n. 18/96 che, nel definire il tema legato alla possibilità di applicare la misura di prevenzione patrimoniale malgrado l'intervenuto decesso del proposto (situazione in precedenza non regolata, come oggi, da apposita previsione normativa ) ha escluso la natura meramente preventiva dell'intervento in questione (…) provvedendo a sussumerla piuttosto nell'ambito di un tertium genius, di una generica categoria di sanzioni amministrative parificabili - per contenuto ed effetti - alla misura di sicurezza di cui al ricordato art. 240 cpv. cod. pen".

Si è sottolineato in proposito, nel citato arresto delle Sezioni Unite, che la ratio sottesa ai provvedimenti in esame - adottabili nell'ambito del procedimento di prevenzione - andava rintracciata nella esigenza di colpire beni e proventi di natura presuntivamente illeciti perché acquistati da soggetti socialmente pericolosi (…); ratio che, seppur con un ambito di estensione non identico, ben si ricollega alle ipotesi previste dal citato art. 240 cod. pen., cpv. nn. 1 e 2 che, come è noto, prescindono dalla condanna - da un'affermazione di responsabilità accertata in sede penale - con la conseguente applicabilità anche nel caso di proscioglimento, quale che sia la formula (art. 205 cod. pen.)».

Ebbene, «muovendo da tale equiparazione si è dunque nel tempo radicata l'idea della retroattività della disciplina normativa relativa alle misure di prevenzione patrimoniale utilizzandosi al fine il disposto di cui all'art 200 c.p., espressamente dettato per le misure di sicurezza».

Ora, «delle due soluzioni tracciate (sanzione penale o misura di sicurezza), una [certamente] si pone in linea di assoluta continuità con il consolidato e sopra descritto orientamento tracciato da questa Corte già prima delle novelle. Ci si riferisce in particolare alla sentenza n. 39204/13, della sezione Prima di questa Corte, con la quale si è ribadito che il venir meno de requisito della attualità della pericolosità sociale non ha modificato la natura della confisca di prevenzione. Al proposito, si diceva: se da una parte è vera la correlazione, delle " misure di sicurezza alla pericolosità, che è situazione, per sua natura attuale ", per altro verso occorre " porre mente ad un dato normativo di non secondaria importanza, ossia che la disposizione dell'art. 200 c.p. trova applicazione in materia di misure di sicurezza patrimoniali, cui sono assimilate tal fine le misure di prevenzione patrimoniali, non già in via diretta, ma per effetti del richiamo operato dall'art. 236 c.p., che ha cura di selezionare con puntualità le disposizioni applicabili anche alle misure patrimoniali, ovviamente sul presupposto implicito ma inequivoco, che la diversità strutturale tra i due tipi di misure impedirebbe la naturale estensione di disciplina dettata espressamente per lo prime. Ciò vale, per quel che qui interessa, per la disposizione di cui all'art. 20 (c.p., comma 1, che per la riferibilità diretta alla misure di sicurezza personale implica la situazione di pericolosità, necessariamente attuale - secondo quante precisato dalla giurisprudenza costituzionale - se afferisce alla persona). Non si può, infatti, definire una pericolosità personale che non sia attuale, essendo irragionevole ipotizzare che ad una persona non più pericolosa si possano applicare misure di sicurezza personali . Diverse valutazioni devono invece farsi per le misure patrimoniali, perché, rispetto ai beni, di pericolosità può dirsi in modo non sovrapponibile. Non ha significato rispetto ad una res, in special modo per quelle la cui pericolosità sia collegata alle modalità di acquisizione alla titolarità di un soggetto e quindi alla loro origine patrimoniale, l'assunto che la pericolosità debba essere per necessità attuale, perchè la strutturale staticità dei beni non consente evoluzioni apprezzabili sul piano dei giudizio di pericolosità che non siano talmente radicali da identificarsi con l'evento ablatorio, costituito appunto dalla confisca, e quindi con la rottura dei nesso originario di illecita acquisizione a patrimonio».

«E' pur vero" - si sostiene ancora nella sentenza in oggetto - che " prima delle novelle normative dei 2008 e del 2009, il principio desumibile dal sistema di prevenzione patrimoniale era che le misure del sequestro e della confisca trovavano fondamento non soltanto nei caratteri dei beni che ne erano oggetto, perchè esse si rivolgevano "non a beni come tali, in conseguenza della loro sospetta provenienza illegittima, ma a beni che, oltre a ciò, ...(erano) nella disponibilità di persone socialmente pericolose ...", sì che "la pericolosità del bene ...(era) considerata dalla legge derivare dalla pericolosità della persona che ne ...(poteva) disporre" - Corte cost., sentenza n. 335 del 1996 -. Ma la più volte menzionata riforma, nel concentrare l'attenzione sulla pericolosità del bene, connessa direttamente alle modalità di acquisto, non ha mutato la natura della confisca, che può ancora essere ritenuta priva di carattere sanzionatorio di natura penale" ; piuttosto deve "prendersi atto che l'affrancamento dall'attualità della pericolosità del proposto non ha comportato alcun riassestamento dell'istituto, quanto, se mai, un rafforzamento dell'efficacia rispetto all'originario fine ... per aver " approfondito una tendenza che percorreva da tempo la materia, senza quindi comportare alcuna frattura col precedente sistema. Il vero è che l'interesse pubblico all'eliminazione dal circuito economico di beni di sospetta illegittima provenienza, per l'appartenenza del titolare ad associazioni di tipo mafioso, sussiste per il solo fatto che quei beni siano andati ad incrementare il patrimonio dei soggetto e prescinde dal fatto che perduri in capo a quest'ultimo lo stato di pericolosità, perchè la finalità preventiva che si intende perseguire con la confisca risiede proprio nell'impedire che il sistema economico legale sia funzionalmente alterato da anomali accumuli di ricchezza, quale che sia la condizione del soggetto che poi si trovi a farne in qualsiasi modo uso".»

A valutazioni diametralmente opposte giungeva la V sezione di questa Corte con la sentenza n. 14044/13. Sentenza nella quale si ricorda che la ratio della equiparabilità tra misure di sicurezza e misure di prevenzione " deriva dalla presa d'atto della natura e della funzione delle seconde, da applicarsi non già quale diretta conseguenza di un determinato fatto, bensì avuto riguardo alla condotta di vita dei proposto, tale da farne desumere quella attuale pericolosità sociale che è pacificamente il fondamento per dare corso a misure di sicurezza, ex art. 202 cod. pen... . È dunque innegabile che, in tanto esiste una possibilità di equiparazione fra le due tipologie di misura, in quanto se ne individui un comune presupposto nella verifica della perdurante pericolosità del soggetto che ne sia destinatario: una pericolosità che dovrà comunque sussistere (sia pure se affermata in base a presunzioni) nel momento in cui il giudice della prevenzione sia chiamato a provvedere, proprio perché è ad una pericolosità in atto che la legge eventualmente, anche sopravveniente - mira a porre rimedio".

Ora, stente la contraddittorietà e il contrasto giurisprudenziale in materia e considerato che, in linea con l'orientamento prevalente, di quel giudizio di attuale pericolosità sociale si possa fare a meno, così come accade ora per le misure di prevenzione patrimoniali, viene opportuno al Collegio imporre la rimessione della questione alle Sezioni Unite avuto riguardo, in particolare, "alla effettiva possibilità di procedere, secondo il consolidato orientamento espresso sul tema da questa Corte, alla equiparazione tra misure di sicurezza e misure di prevenzione patrimoniale una volta espunto, in esito alle novelle più volte citate, dai profili costitutivi della confisca di prevenzione, il requisito della attualità della pericolosità".



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