Articoli, saggi, Generalità, varie -  Giovanni Sollazzo - 2014-09-11

MISURE SPECIALI DI PROTEZIONE: GIURISPRUDENZA - Carol COMAND

Durante l'anno in corso, in tema di misure speciali di protezione, disciplinate dalla l. n. 82/1991 e dal D.M. 23 aprile 2004, n. 161 si è precisato che:

T.a.r. per il Lazio 27 giugno 2014, n. 6819.

"La materia trova la sua disciplina primaria nel d.l. 15 gennaio 1991, n. 8 (recante nuove norme in materia di sequestri di persona a scopo di estorsione e per la protezione dei testimoni di giustizia, nonché per la protezione ed il trattamento sanzionatorio di coloro che collaborano con la giustizia), pubblicato nella gazzetta ufficiale 15 gennaio 1991, n. 12 e convertito in legge, con modificazioni, con l. 15 marzo 1991, n. 82 (in G.U. 16 marzo 1991, n. 64), come modificato dalla legge 13 febbraio 2001, n. 45.

La disciplina dettata in materia, è completata dalla normativa di rango secondario contenuta nel D.M. 23 aprile 2004, n. 161 (recante il Regolamento ministeriale concernente le speciali misure di protezione previste per i collaboratori di giustizia e i testimoni, ai sensi dell'art. 17 bis del d.l. 15 gennaio 1991, n. 8, convertito con modificazioni, dalla l.15 marzo 1991, n. 82, introdotto dall'articolo 19 della l. 13 febbraio 2001, n. 45), emanato dal Ministro dell'Interno (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 25 giugno 2004, n. 147)".

C.d.S. 2.7.2014 n. 3306

"In particolare, l'art. 9 della legge n. 82/91 prevede le condizioni di applicabilità delle speciali misure di protezione, individuando i soggetti destinatari ed i relativi presupposti. Il successivo articolo 13 stabilisce le diverse tipologie di tutela, distinguendo fra: misure urgenti da adottarsi dalla  locale Autorità di pubblica sicurezza; piano provvisorio di protezione (art. 6 del regolamento) da assumersi nella fase iniziale della collaborazione; misure definitive che si concretano nel programma speciale di protezione (art. 8 del regolamento)".

Nella medesima pronuncia si rileva altresì che "la misura speciale della protezione speciale si caratterizza per eccezionalità, a fronte di apporti collaborativi a fini di giustizia che, oltre che essere assistiti da intrinseca attendibilità, devono rivestire il carattere di "notevole importanza" nella loro ricaduta sulle indagini e sui giudizi in corso". Con esercizio della relativa discrezionalità da parte dell'Autorità preposta.

Con particolare riferimento all'applicazione delle speciali misure di protezione ai testimoni di giustizia ai sensi dell'art. 16 bis l. 82/91:

C.d.S. 26.8.2014 n. 4276

Nel ritenere l'infondatezza dei motivi d'appello "secondo cui, tenuto conto che l'attuale appellante nel corso del programma di protezione aveva reso dichiarazioni in veste di testimone di giustizia (non avendo nei rispettivi procedimenti assunto il ruolo di imputato ed in un altro instaurato nel 2008, pur essendo stato chiamato a deporre inizialmente come imputato in procedimento connesso, veniva assolto e poi rendeva, nel 2010 dichiarazioni quale "testimone assistito", così qualificato nel verbale di udienza) e non di collaboratore di giustizia (quest'ultima figura presupponendo l'imputazione), in sede di capitalizzazione avrebbe dovuto tenersi conto, in senso sostanziale e non formale, dell'effettiva qualità di testimone di giustizia", si è concluso che a tale tesi, si opporrebbe la qualificazione giuridica dell'interessato come collaboratore di giustizia ai sensi dell'art. 9 l. 82/91, accettata dal medesimo sia inizialmente che nel contratto sostitutivo.

Riguardo alla possibile revoca:

T.a.r. 21.3.2014, n. 3123

In un caso in cui i fatti considerati risalivano ad un periodo anteriore all'ammissione al programma  si è affermato che "l'art. 13 quater del d.l. n. 8/91 convertito in legge n. 82/91 disciplina la revoca delle misure di protezione prevedendo che determinati comportamenti, successivi al provvedimento di ammissione alla misura, costituiscono il presupposto per il provvedimento stesso".

T.a.r. 27.6.2014 n. 6819

In cui si precisa che  "Le misure di protezione, oltre ad essere a termine, anche se di tipo urgente o provvisorio, a norma dell'art. 13 co. 1 del d.l. n. 8/1991, possono essere revocate o modificate, ai sensi dell'art. 13 quater del medesimo decreto legge, in relazione ai seguenti fatti o circostanze: - attualità del pericolo; - gravità del pericolo, e idoneità delle misure adottate; - condotta delle persone interessate; - osservanza degli impegni presi a norma di legge.

L'art. 13 quater, comma 2, del d.l. n. 8/1991, prevede ipotesi di revoca vincolata ed ipotesi di revoca facoltativa.

In particolare, costituiscono fatti che comportano la revoca delle speciali misure di protezione: 1) l'inosservanza degli impegni assunti a norma dell'art. 12, comma 2,  lettere  b) ed e); 2) la commissione di delitti indicativi del reinserimento del soggetto nel circuito criminale".

T.a.r. 3.2.2014, n. 1282

In cui, individuata l'ipotesi di revoca facoltativa delle misure di cui all'art. 13 quater l. n. 82/91, si specifica che "ne consegue, che la cessazione delle misure di protezione legata alla violazione di obblighi c.d. secondari, può essere disposta all'esito di una concreta valutazione della gravità delle condotte, tenendo conto degli altri interessi in gioco (consistenti nella conservazione della collaborazione e nelle esigenze di sicurezza dell'interessato)".

C.d.S.  10.4.2014, n. 1740

In cui in particolare si afferma che "alla luce della giurisprudenza ed a maggior ragione a causa della natura straordinaria e particolare del programma, la valutazione sulla condotta del soggetto sottoposto alle misure protettive ed il giudizio sull'eventuale incompatibilità del comportamento da questi tenuto con il permanere del sistema di tutela rientrano nella sfera discrezionale dell'Amministrazione, spettando al giudice di verificare se l'esercizio di tale potere valutativo sia aderente ai presupposti normativi, ai dati di fatto, ed ai criteri di logica e razionalità". Nel rinvio all'inosservanza degli impegni assunti quali presupposto per la revoca, prosegue il Giudice adito, "rientrano evidentemente la serie di comportamenti imputati all'appellante, sulla base di accurate relazioni di polizia, che costituiscono nel loro insieme fatti concreti e concludenti", in un sequenza, peraltro, nella quale un arresto ed un procedimento penale in corso rappresentano elementi significativi "dal momento che la natura del reato si ricollega a precedenti stili di vita e implica pericolose attività di relazione".

Conclude dunque il Consiglio: "tutti questi elementi (fra i quali i pareri delle autorità preposte n.d.r.) contribuiscono ad integrare il giudizio della Commissione Centrale ex art. 10 della legge n. 82/1991, che li valuta come circostanze che concorrono a vanificare le esigenze di protezione e le stesse finalità del programma a norma di legge".

Relativamente ad alcune note procedurali:

C.d.S. 28.3.2014, n. 1496

In cui si osserva che "l'art. 119 c.p.a. al comma 3 prevede, per la materia di cui è controversia, che tutti i termini processuali ordinari sono dimezzati, salvo quelli di introduzione del giudizio in primo grado, dei motivi aggiunti e di proposizione dell'appello cutelare".

C.d.S. 10.2.2014, n. 628

In cui, nel medesimo senso, si deduce la tardività dell'impugnazione, proposta oltre il termine dimidiato di tre mesi: "l'art. 119 co. 2, prevede, infatti, per la materia de qua che tutti i termini processuali penali sono dimezzati, salvo quelli di introduzione del giudizio di primo grado, dei motivi aggiunti e di proposizione dell'appello cautelare". (c.c.)



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