Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2014-03-22

MOBILITA DEI PAZIENTI: PUBBLICATO IN G.A. IL D.LGS. DI ATTUAZIONE – Alceste SANTUARI

E' pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 67 del 21 marzo 2014 il D.lgs. "4 marzo 2014, n. 38 Attuazione della direttiva 2011/24/UE concernente l'applicazione dei diritti dei pazienti relativi all'assistenza sanitaria transfrontaliera, nonchè della direttiva 2012/52/UE, comportante misure destinate ad agevolare il riconoscimento delle ricette mediche emesse in un altro stato membro", che è in vigore, come specifica la stessa Gazzetta, dal 5 aprile 2014.

Su questo sito, in questi anni ci siamo occupati molto della materia e anche recentemente ci siamo soffermati sui contenuti che caratterizzano questo provvedimento legislativo. Rinviando a quell"articolo, qui basi richiamare alcuni aspetti, quale contributo alla riflessione sui possibili punti di criticità e di forza del decreto pubblicato in Gazzetta.

Ma sarà proprio come viene descritta in modo un po" enfatico una vera «Schengen sanitaria» che permetterà ai pazienti Ue di spostarsi liberamente per ricevere un'assistenza di qualità in altri Paesi? Qualche dubbio emerge, in specie con riferimento all"avverbio liberamente. Infatti, il decreto in argomento non è certo parco di procedure amministrative e autorizzatorie, le quali – l"esperienza insegna – non stimolano i cittadini a muoversi. Il decreto prevede che una serie di prestazioni - che la Conferenza Stato-Regioni dovrà individuare entro 60 giorni dalla pubblicazione - debba ricevere il via libera dell'Asl di competenza, entro 30 giorni dall'inoltro della domanda da parte del cittadino.

In quali casi, l"autorizzazione è obbligatoria?

In attesa del regolamento attuativo che dovrebbe individuare con precisioni i casi in cui l"autorizzazione deve essere richiesta, i casi in cui il rimborso è soggetto ad autorizzazione preventiva sono i seguenti:

  1. ricoveri di almeno una notte
  2. prestazioni che richiedono l'utilizzo di un'infrastruttura sanitaria o di un'apparecchiatura mediche altamente specializzate e costose.

L"autorizzazione potrà essere negata, secondo i parametri della direttiva, in caso di rischi per la sicurezza del paziente e dubbi su standard, qualità dell'assistenza e vigilanza.

Considerando il nostro sistema sanitario "federale", il decreto stabilisce che viene fatta salva la possibilità, per le Regioni, di sottoporre ad autorizzazione preventiva ulteriori prestazioni, ovviamente nel rispetto delle condizioni previste dalla direttiva.

Il decreto si preoccupa altresì di indicare quando l"autorizzazione non può essere negata, e segnatamente, nel caso in cui l'assistenza non sia erogabile sul territorio nazionale in tempi congrui.

Ancorché l"autorizzazione sia confinata e limitata a determinate circostanze, peraltro abbastanza "estese", con la finalità di tenere sotto controllo i conti della sanità "out going", rimane pur sempre una barriera oggettiva alla mobilità, così come la Corte europea di giustizia negli anni ha in più occasioni avuto modo di ribadire.

Dobbiamo anche ricordare che la direttiva non introduce di per sé un quadro di novità assoluta per quanto riguarda la possibilità per cittadini europei di usufruire delle cure all"estero. Infatti, per motivi di studio, di lavoro o di turismo ciascun cittadino UE può beneficiare di servizi e prestazioni sanitarie all"estero (non programmate") in forza delle previsioni contenute nel Regolamento UE n. 883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale. Possiamo affermare che la direttiva, in quest"ottica, ha inserito un"opzione integrativa per i cittadini UE che intendano "programmare" le prestazioni e i servizi sanitari di cui fruire in un Paese diverso dal proprio.

Si aggiunga al riguardo che i cittadini italiani che vorranno recarsi all"estero nell"ambito dei diritti riconosciuti dalla direttiva 2011/24 dovranno anticipare le spese sanitarie di tasca propria, potendo contare soltanto sul rimborso e non sul pagamento diretto dell"ASL competente. La prestazione, anche di telemedicina, sarà rimborsabile purché rientri nei Lea e salvo deroghe regionali. Valgono le tariffe regionali e in ogni caso la copertura non supererà il costo effettivo dell'assistenza sanitaria ricevuta. Le Regioni, in ogni caso, possono sempre decidere di rimborsare agli assicurati in Italia altre spese, come viaggio, alloggio e altro, per i disabili.

Da ultimo, vorremmo segnalare un aspetto importante che meriterà particolare attenzione nel corso delle fasi di attuazione/implementazione operativa dei contenuti del decreto legislativo di ratifica della Direttiva UE. Si tratta della costruzione delle "reti di riferimento europee". I singoli punti di contatto nazionali sono chiamati a svolgere un ruolo chiave in questa direzione. Infatti, le reti di riferimento europee («Ern», nel testo della direttiva) dovrebbero garantire, inter alia, i seguenti vantaggi

  1. una rete informativa comune che permetta lo scambio di competenze e risultati raggiunti;
  2. uno stimolo alla formazione e alla ricerca;
  3. la promozione di economie di scala attraverso la specializzazione dei servizi;
  4. l'accelerazione su temi come le malattie rare, trattate oggi in modo ancora disomogeneo da un Paese all'altro.

In questo contesto, si possono collocare anche le prestazioni termali (che, ricordiamolo, in Italia, Austria, Germania, Ungheria rientrano a pieno titolo nei livelli essenziali di assistenza). Anche per esse e per i centri termali si può aprire una stagione di osservazione e di stimolo che potrebbe portare alla definizione di nuovi paradigmi e assetti concernenti, tra gli altri, i seguenti aspetti:

accreditamento delle strutture;

ricerca scientifica e formazione professionale;

specializzazione dei diversi centri termali in ragione delle cure erogate.

Specializzazione, nuovo accreditamento e ricerca scientifica dovrebbero costituire gli elementi fondamentali per rendere le terme, in specie quelle italiane, maggiormente competitive sul fronte della qualità dei servizi erogati e dell"indotto di promozione del territorio che esse sono in grado di generare. Sarebbe dunque opportuno muoversi fin da subito per identificare i passi necessari per organizzare/creare/partecipare ad una "ERN" termale a livello comunitario.



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