Articoli, saggi, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-04-12

MODELLO 231 E ORGANIZZAZIONI NON PROFIT – Alceste SANTUARI

Il decreto legislativo 231 del 2001 istituisce nel nostro Paese la responsabilità amministrativa a carico di società, enti, cooperative e associazioni anche prive di personalità giuridica: la responsabilità è imputabile all"ente, nel caso in cui sia stato realizzato (o tentato) nel suo interesse o vantaggio un reato ad opera di un soggetto apicale, ovvero di un suo sottoposto, o anche quando l"autore del reato non sia stato identificato o non sia imputabile. La norma prevede un esteso ambito di reati contro la Pubblica Amministrazione (corruzione, concussione, malversazione, truffa per finanziamenti pubblici, ottenimento di concessioni, autorizzazioni, appalti, ecc.), societari (falso in bilancio, illegale ripartizione di utili, false comunicazioni sociali, ecc.), alla sicurezza sul posto di lavoro, relativi al "market abuse" e ai delitti transnazionali ed aventi finalità terroristiche. Il D.lgs 231/01 introduce dunque – di fatto - il principio di presunzione di colpa organizzativa: non solo è colpevole la persona fisica che ha commesso materialmente il reato, ma anche l"ente dove la persona fisica svolge la propria attività lavorativa con una posizione apicale o ad essa subordinata. La presunzione di colpa è riconducibile al fatto che l"ente non si sia dotato di un idoneo assetto organizzativo in grado di prevenire le condotte delittuose.

In realtà, questo rigoroso sistema sanzionatorio è mitigato dalla previsione di una rilevante condizione esimente che è rappresentata dall"adozione ed efficace attuazione di modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire la realizzazione degli illeciti considerati oltre che alla costituzione di un organo di controllo chiamato "organismo di vigilanza".

Come abbiamo avuto occasione di ribadire su questo sito in passato, è opportuno ricordare che per le organizzazioni non lucrative non sussiste un vero e proprio obbligo normativo che imponga alle medesime di adottare il modello di cui sopra, ad eccezione di casi specifici). Tuttavia, preme evidenziare che l"elaborazione del modello 231 e la sua adeguata implementazione possono costituire in molti casi una necessità ovvero un"opportunità.


Il modello integra un sistema di procedure e di attività di controllo da realizzarsi sulla base dell"analisi della singola realtà non profit, in specie avuto riguardo al settore d"attività e alle dimensioni dell"ente non lucrativo.

Per garantire imparzialità ed effettività, è consigliabile che il modello sia elaborato da soggetti estranei all"organizzazione, meglio se in grado di assicurare un approccio multidisciplinare e integrato (giuridico, aziendale e organizzativo) che possano aiutare la struttura non profit (consiglio di amministrazione, direttori/coordinatori, responsabili di progetti, ecc.) a definire strumenti e procedure che, in un"ottica di implementazione della produttività e della salvaguardia dell"organizzazione, siano in grado di non incidere negativamente sulla gestione interna, appesantendola o rendendola insostenibile.

Ricordiamo che il modello di organizzazione idoneo deve:

-) individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati;
-) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l"attuazione delle decisioni dell"ente in relazione ai reati da prevenire;

-) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;
-) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell"organismo di vigilanza sul funzionamento e l"osservanza del modello adottato;
-) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.

Alla luce di quanto sopra descritto, conviene alle organizzazioni non profit adottare il modello 231? Considerando soprattutto l"attività di quelle organizzazioni non profit (e sono molte) che operano nel comparto dei servizi socio-sanitari e che, quindi, si rapportano con l"utenza, con l"ente locale e con gli istituti di credito, il modello 231 può risultare utile a rafforzare la reputazione sociale della medesima organizzazione. Trasparenza, responsabilità, buona amministrazione, gestione attenta delle risorse sono concetti che appartengono anche al settore non profit, e non soltanto alla P.A. ovvero al mondo delle imprese.

Si ritiene che il modello 231, laddove correttamente, anzi, adeguatamente implementato possa invero servire quale strumento di riorganizzazione interna all"ente non lucrativo, il quale può altresì, per esempio, tra gli altri, rivedere e revisione il proprio sistema di deleghe interno. Ancora, il modello 231 può integrare altri documenti, quali il bilancio sociale / di missione, comunicando in tal modo all"ambiente esterno le finalità, le modalità di attuazione delle stesse, i comportamenti, le responsabilità, nonché i sistemi di verifica di queste ultime che l"organizzazione intende adottare. Tutto ciò al fine di rafforzare e salvaguardare la finalità di pubblica utilità che le organizzazioni non profit sono chiamate a realizzare.



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