Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2014-10-13

MOLESTIA E 'AUTORE MEDIATO' EX ART. 48 C.P. Cass. Pen. 42043/14 - F.M. BERNICCHI

Si prende in esame una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (sez. I Penale, sentenza 4 aprile – 9 ottobre 2014, n. 42043 Presidente Cortese – Relatore Magi) relativa al reato di cui all'articolo 660 c.p. (molestia o disturbo alle persone) e alla sua configurabilità in casi particolari, in combinato disposto con l'articolo 48 c.p. (c.d. autorìa mediata).

Il fatto, in breve: la Corte d'Appello di Palermo, nel luglio 2013, confermava, in punto an, la sentenza emessa dal Tribunale di Palermo in data 16 gennaio 2012 nei confronti di C.B. per il reato di cui all'art. 660 cod. pen.

Le uniche modifiche apportate alla decisione di primo grado da parte del collegio di seconde cure riguardavano il riconoscimento della pena sospesa (mesi uno di arresto) e la riduzione della quantificazione dei danno risarcibile.

L'imputato aveva molestato la vittima nel modo seguente: inserendo su un sito internet un annuncio apparentemente scritto dalla persona offesa con cui la stessa, fornendo il proprio numero di telefono, si mostrava disponibile ad incontri a sfondo sessuale.

Da ciò derivò la ricezione da parte della donna di numerose telefonate oggettivamente moleste, basate sui contenuti del 'falso' (quanto alla volontà della donna di offrirsi) annuncio.

Per la Corte di Appello coloro che composero il numero di telefono della donna erano stati indotti in errore dal reo circa la sua volontà di offrirsi, determinata dai contenuti del 'post' .
Il reato viene ritenuto configurabile anche sotto l'aspetto psicologico posto che la volontà del C. (imputato) era diretta, in tal modo, a creare molestia e disturbo alla persona presa di mira.

Contro detta sentenza il legale del soggetto condannato ha proposto ricorso per cassazione deducendo erronea applicazione della legge penale e vizio di motivazione.
Nel ricorso si contesta l'applicabilità alla condotta del C. della norma in tema di 'autore mediato' di cui all'art. 48 cod. pen.
In realtà il C. avrebbe, al più, potuto essere incriminato per concorso (art. 110 cod. pen.) con i soggetti chiamanti, dato che ha fornito un contributo causale alla consumazione del reato ma non ha posto in essere la condotta tipica, limitandosi ad inserire l'annuncio sul sito internet.
Difetterebbe, in ogni caso, il dolo di partecipazione, aspetto su cui la Corte territoriale non si sofferma in modo adeguato.

Tuttavia i giudici di Piazza Cavour dichiarano inammissibile il ricorso per la manifesta infondatezza dei motivi addotti.
Nell'ipotesi di cui all'art. 48 cod. pen., infatti, il soggetto punibile non commette l'azione tipica prevista dalla norma incriminatrice, ma determina le condizioni affinchè altri - incorrendo in errore - la commettano.
Questa è la ragione per cui il legislatore prevede l'assenza di punizione per l'autore della condotta tipica (data l'esistenza di errore sul fatto che costituisce reato, che altera il processo volitivo) e punisce il solo 'determinatore' , in apparente deroga alle norme in tema di concorso di persone nel reato. La deroga è solo apparente perchè anche le norme in tema di concorso implicano l'esistenza dell'elemento psicologico dei reato e della imputabilità soggettiva di ogni concorrente, come prevede - tra l'altro - l'art. 111 cod. pen. in modo analogo alla disposizione qui richiamata.
Nel caso concreto, in esame, ricorre pienamente detta condizione, posto che la pubblicazione sul sito internet - pacificamente posta in essere dal C. - di un annuncio che rappresentava la falsa volontà della persona offesa di offrirsi sessualmente (con indicazione del reale recapito telefonico della medesima) induceva in errore i soggetti frequentatori del sito, con sottostante volontà del C. di determinare, tramite la successiva azione materiale di costoro, un pregiudizio alla ignara vittima.
La condotta tipica di cui all'art. 660 cod. pen. veniva pertanto commessa con il mezzo dei telefono - così come prevede la norma incriminatrice applicata - da parte di soggetti non punibili, in quanto tratti in errore - dal C. - circa la reale volontà della destinataria delle chiamate di rendersi disponibile ad incontri. Nè tale valutazione può dirsi eccentrica rispetto alla contestazione in fatto - con pieno esercizio sul punto dei diritti difensivi dell'imputato - posto che la contestazione descriveva in maniera dettagliata tanto la condotta tenuta dall'imputato che quella tenuta dai soggetti autori materiali delle chiamate.
"La valutazione dei termini giuridici della punibilità, con richiamo alla regola contenuta nell'art. 48 cod. pen. rappresenta, pertanto, in tutta evidenza legittimo esercizio dei potere giurisdizionale di esatta qualificazione in diritto, ferma restando la contestazione in fatto dell'addebito."
Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della cassa delle ammende che stimasi equo determinare in euro 1,000,00.



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