Changing Society, Generalità, varie -  Costanzo Sara - 2014-05-15

MONDI PARALLELI - Sara COSTANZO

Quello del cancro è un mondo accanto ad un altro mondo. E la prima grande battaglia è cercare il modo più semplice per farli convivere.

Avere il cancro vuol dire innanzi tutto confrontarsi con un'idea, conoscere una paura, immaginare un futuro. E' un mondo silenzioso, fatto di apparizioni fugaci, di pensieri insoliti nascosti nei gesti di sempre. E' quel momento in cui non  sei più quello di prima e neanche sei qualche cosa d'altro.  Come quando si cambia assetto, si spostano i propri punti di appoggio.

Avere un cancro vuol dire rimettere sul tavolo le proprie scelte, le possibilità che restano ai sogni, le reazioni del mondo se tu lasciassi stare un po' di cose e ciò che potrebbe nascere da nuovi viaggi. E' un mondo fatto di ricordi, di rimpianti, di certezze e nostalgie. E' come vedere il ramo di un albero e ricercare quei punti in cui il legno si divide, si curva verso altre direzioni, si spegne in un gemma, si cicatrizza in un taglio.

Avere un cancro vuol dire testare la solidità dei legami, accettare la delusione, accogliere l'inaspettato, lasciare fuori qualcuno e dare più spazio ad altri. E' un mondo fatto di improvvise valutazioni, di dolori sottili e gioie che scaldano l'anima. E quel momento in cui l'istinto prende il sopravvento e ti ritrovi a fiutare le possibilità di chi ti circonda, l'affetto che si nasconde dietro le forme, la solidità della speranza. Come quando si va verso ciò che ci corrisponde, per quello che siamo e per quello che possiamo e desideriamo essere.

Avere un cancro ti costringe a farti delle domande. E' un mondo fatto di pensieri molto diversi. Ci sono quelli molto profondi, tipo "che senso ha la malattia, la fede, il nostro tempo" e quelli squisitamente prêt-à-porter, tipo "dove mi curo, come farò senza i miei capelli, come sistemo il lavoro, i figli, la vita per i prossimi due mesi". E' come un gioco di scatole cinesi, l'occasione per ritrovare nel mondo di ogni giorno l'anima del mondo intero.

Quello del cancro è un mondo accanto ad un altro mondo. E la prima grande battaglia è cercare il modo più semplice per farli convivere. Non so se ci si riesce mai fino in fondo, se i bisogni e le pretese del vivere moderno ci lasciano davvero questo spazio, se questa parte della malattia può davvero godere di una qualche forma di tutela che ci permetta di prendere il giusto spazio e il tempo che occorre. Ma ci proviamo. Gettiamo semi di pensiero e occasioni di cambiamento. Perché avere in cancro è innanzi tutto un segnale, per noi, per gli altri, per tutti in fondo. A volerlo ascoltare.



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