Legislazione e Giurisprudenza, Causalità -  Redazione P&D - 2013-10-11

MORTE IN CULLA E VACCINO ESAVALENTE:QUESTIONI CAUSALI - Trib. Pesaro, sez. lav., 1.7.2013 - Martina GERBI

Con la sentenza in commento, il Tribunale di Pesaro riconosce il diritto di una coppia di genitori a ricevere, dal Ministero, l'indennizzo di cui alla Legge 210/1992 in conseguenza della morte in culla della loro bambina, avvenuta a distanza di 20 gg. circa dalla somministrazione alla stessa del vaccino c.d. esavalente.

Dopo un lungo excursus teso a dimostrare la sussistenza della legittimazione passiva del Ministero, quale soggetto tenuto alla corresponsione dell'indennizzo in parola (e non delle USL), la pronuncia affronta il nodo cruciale della questione sottoposta al suo esame, rappresentato dalla verifica dell'effettiva sussistenza di un nesso causale tra la somministrazione del preparato e la morte della piccolina.

Pure a fronte della relazione peritale del CTU che, a tal proposito, si esprimeva in termini meramente possibilistici, il Giudice della sezione lavoro del Tribunale di Pesaro, peritus peritorum, riconosce comunque agli attori l'indennizzo di legge.

A fondamento di tale decisione, oltre alla relazione del perito di parte degli attori (a giudizio del quale era "altamente probabile" un collegamento causale tra il vaccino e la morte della bambina) alcune elementari considerazioni, peraltro incontestate tra le parti: che la bambina godesse di ottima salute fino al giorno prima del vaccino e che la stessa fosse cresciuta in maniera assolutamente regolare nei suoi primi tre mesi di vita.

In altre parole, nonostante le peculiarità della fattispecie concreta, la verifica in termini strettamente scientifici di quella che era più probabile che fosse la causa del decesso in questione cede il passo ad un ragionamento fondato su presunzioni semplici.

La prova del nesso causale tra azione ed evento finisce per essere rappresentata, così, da dei meri elementi fattuali, neppure provati specificamente, solo non dettagliatamente contestati.

La corte pesarese rappresenta, in definitiva, un altro precedente pericoloso[1] e, senza il conforto di uno studio condiviso da parte della comunità scientifica internazionale, rischia di riaprire l"acceso dibattito sulla compatibilità con i principi costituzionali e, in particolare, con il diritto di autodeterminarsi anche in ambito sanitario dell"attuale legge che impone di sottoporre i bambini ad alcune vaccinazioni obbligatorie.


[1] Cfr. sentenza n. 148/2010 del Tribunale di Rimini, in www.osservatoriodannoallapersona.org, con nota di B. Guidi Il vaccino causa l"autismo. Post hoc ergo propter hoc: quando il diritto cozza con la scienzaTratto da www.lider-lab.sssup.it



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