Legislazione e Giurisprudenza, Animali -  Gasparre Annalisa - 2014-09-23

MORTO IL CANE LASCIATO IN AUTO: 8000 EURO DI MULTA AL PROPRIETARIO - Trib. Genova, 13.5.2014 - Annalisa GASPARRE

Riconosciuto il dolo eventuale nella condotta del conducente di auto che lascia il cane nella vettura nelle ore calde della giornata.

Succede che si dimentichi chi si porta in auto. Bambini o cani è purtroppo ricorrente venire a conoscenza di tali tragici eventi dovuti alle cause più disparate, tra cui credo di poter escludere la volontà.

Nel caso in esame si è trattato della morte di un cagnolino lasciato in auto per alcune ore nel luglio 2009. La polizia locale intervenuta in loco trovava il cane già morto e già parzialmente dentro un sacco di plastica. La donna che assumeva di esserne proprietaria, in lacrime, diceva di non conoscere le cause del decesso dell'animale. Senonché alcuni testi evidenziavano che il cane era stato alcune ore in auto, piangendo, in attesa della proprietaria che era impegnata in altre faccende.

Una tragica disgrazia che però non risparmia da responsabilità penale.

Il giudicante ritiene che la vicenda non possa essere derubricata in abbandono di animali, contravvenzione di cui all'art. 727 c.p., in quanto priva della previsione dell'evento "morte", ma che risulti integrata la fattispecie accusatoria di maltrattamento di animali aggravato dalla morte. Ad avviso del giudice, infatti, sussistono i requisiti strutturali della fattispecie e, in particolare, deve essere riconosciuto il dolo generico (senza necessità), elemento che viene scandagliato analiticamente dal giudice che sottolinea come non si possa affermare che l'imputata abbia agito con dolo intenzionale ma che debba riconoscersi il dolo eventuale perchè, con la sua condotta, la donna ha accettato il rischio, tutt'altro che fortuito, del verificarsi dell'evento.

La pena è stata calcolata al netto della riduzione dovuta al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e tenuto conto della cornice edittale ante riforma del 2010, applicando, come da regola generale, la legge meno severa. La pena è stata di Euro 8.000.

Trib. Genova, Sent., 13-05-2014

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

SENTENZA

IL TRIBUNALE DI GENOVA

IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA

ha pronunciato la seguente SENTENZA

nel procedimento penale CONTRO:

G.R. nata a C. (G.) il (...), ivi elettivamente domiciliata Via . Difensore di fiducia avv. Dominique Bonagura del Foro di Savona.

LIBERA PRESENTE

IMPUTATA

Del reato di cui all'art. 544 ter c.p., perché, senza necessità maltrattava il proprio cane, in particolare lo abbandonava per diverse ore, in orario diurno e nella stagione estiva, all'interno della propria autovettura; con l'aggravante della morte dell'animale;

in Genova il 12.07.2009

G.R. è stata tratta a giudizio per rispondere del reato di maltrattamento di animali meglio descritto in rubrica, fatti commessi in C.... (GE) in data 12.7.2009.

Alla prima udienza di trattazione del 4 aprile 2014, ammesse le prove richieste dalle parti, il Tribunale procedeva all'esame dei testi indicati a carico P.G. e G.M., entrambe presenti nell'immediatezza dei fatti sul luogo del commesso reato; seguiva quindi l'audizione dell'imputata che, in sede di esame, negava l'addebito.

Chiusa l'istruttoria dibattimentale con l'esame dei testi a difesa C.S. e H.I., le parti rassegnavano le conclusioni di cui in epigrafe ed il Giudice, all'esito della camera di consiglio, pronunciava la presente sentenza mediante lettura del dispositivo.

L'odierna imputata è stata tratta a giudizio per avere, senza necessità, maltrattato il proprio cane, in particolare per averlo abbandonato per diverse ore, in orario diurno e nella stagione estiva, all'interno della propria autovettura, cagionandone la morte.

Ad esito del dibattimento, i fatti "sub iudice" possono essere compendiati come segue.

La teste P.G., in forza alla Polizia Municipale di C..... (GE), ha riferito che in data 12 luglio 2009 si recava in via Allegro di Cogoleto su richiesta di tal G.M., che lamentava la presenza di un cane morto.

All'atto del suo arrivo l'animale in questione, già privo di vita, si presentava avvolto per metà in un sacco nero e l'odierna imputata, che si dichiarava proprietaria del cane, non sapeva dire esattamente cosa fosse successo, fornendo spiegazioni discordanti su quanto accaduto.

La sig.ra G. richiedente l'intervento, presente ed identificata all'atto dell'arrivo del personale di Polizia Municipale, riferiva invece che la G. aveva lasciato il cane chiuso in macchina e si era allontanata.

La teste aggiungeva: che l'imputata al momento dell'intervento era in lacrime; che il cane nel frangente si trovava riverso vicino alla macchina dell'imputata; che accanto al cane veniva riscontrata la presenza di una ciotola d'acqua; che la carcassa dell'animale veniva affidata alla proprietaria, in quanto il servizio veterinario (subito contattato) aveva riferito di non poter operare alcun intervento in giorno festivo; che la G., nell'occasione, veniva sanzionata come da separato verbale (ndr: in atti, allegato al verbale udienza 4/4/2014) in quanto l'animale era privo di tatuaggio e/o microchip.

La teste G.M. da parte sua ha riferito: di conoscere bene la G., in quanto la di lei madre abita nell'appartamento contiguo al suo in C.... via ; che in data 12.7.2009, mentre rientrava a casa verso le ore 13.00-13.30, incontrava l'imputata nel portone; che nell'occasione la G., che si stava recando dalla madre, la pregava di parlare a bassa voce per non fare abbaiare il cane (Black, un meticcio labrador di colore nero); che nel frangente l'imputata lasciava il cane all'interno della sua autovettura, dentro un trasportino, lasciando i vetri posteriori aperti di circa un centimetro, per poi salire nell'appartamento della madre; che le due donne infatti salivano insieme al piano; che quel giorno aveva cercato inutilmente di riposare senza riuscirci, perchè il cane della G. aveva abbaiato per più di un ora; di avere udito perfettamente il cane abbaiare, in quanto la finestra della sua camera affaccia proprio sulla strada dove era posteggiata la macchina; di essersi quindi appisolata dalle 14.30 alle 15.30 circa, e di avere deciso al risveglio di portare fuori il proprio cane per la solita passeggiata; che da quel momento non aveva più sentito Black abbaiare, credendo quindi che la G. fosse tornata a riprenderselo; che uscendo dal portone di casa non aveva pensato di guardare all'interno della macchina della G., per vedere se il cane fosse ancora lì, perchè la vettura era parcheggiata dal lato opposto della strada; che peraltro, nel fare rientro dalla passeggiata verso le ore 16.00, notava un gruppo di persone (tra cui l'imputata, C.S. e tal G.A.) nei pressi della macchina con lo sportellone aperto, e riverso al suolo il cane Black, "con gli occhi sbarrati, la lingua di fuori, morto per terra sotto il sole"; che pertanto ne desumeva che il cane era rimasto in macchina "dall'una sino alle quattro"; che l'imputata, del resto, era solita lasciare il suo cane in macchina ogniqualvolta si recava a fare visita alla madre, al punto che altri vicini di casa si erano più volte lamentati del fatto che l'animale, lasciato incustodito all'interno dell'autovettura, era solito abbaiare rumorosamente ed a lungo, ragion per cui ella aveva più volte ammonito la G., dicendole che prima o poi qualcuno avrebbe chiamato i Carabinieri.

Ben diversa la versione dell'imputata che, nel respingere ogni addebito, ha riferito: che quel giorno si era recata a fare la spesa e che, nel fare rientro presso la sua abitazione - sita in via ..., ossia l'edificio limitrofo a quello in cui vive la madre (e la teste G.M.) -, aveva lasciato il cane in macchina giusto il tempo di salire a casa con le buste della spesa (abitando al quarto piano senza ascensore, infatti, non poteva salire con la spesa e con il cane); che quindi era subito scesa a riprendere l'animale ed aveva pranzato a casa sua; che una volta sistemata la cucina era uscita per portare Black a fare la solita passeggiata del fine settimana (a suo dire più lunga del solito); che durante la passeggiata il cane aveva cominciato a camminare a fatica sicchè, pensando che avesse bisogno di bere, si fermava nei pressi del portone ove risiedeva la madre e le chiedeva di portare dell'acqua per abbeverare l'animale; che quindi fu sua madre a portare la ciotola con l'acqua in strada; che però il cane decedeva in quel momento per cause naturali; di avere quindi chiesto aiuto all'amico C.S., perchè il veterinario non poteva intervenire in quel momento; di essersi quindi recata con la macchina presso l'abitazione dell'amico C. e di averlo portato sul posto, lasciando la carcassa dell'animale con suo nipote I. e con un altro ragazzo; che fu il C. ad avvolgere l'animale in un sacco mentre una sua amica, tal B.M., si era offerta di occuparsi dello smaltimento della carcassa; che infatti la M. quel giorno portava l'animale a casa sua ad Altare, dove personale della A.S.L. il giorno dopo andò a recuperarlo; che aveva riferito a tutti i presenti che il cane si era sentito male.

Tutto ciò premesso, vi è da dire che la versione dell'imputata - oltre che essere palesemente incompatibile con quanto riferito dal teste G.M. - è anche inverosimile e, comunque, apodittica ed autoreferenziale, in quanto sfornita di qualsivoglia riscontro in atti.

A tacer d'altro, infatti, vi è da dire che l'imputata - nel caso l'animale avesse davvero accusato un malore per cause naturali - ben avrebbe potuto citare a giudizio, a riscontro della propria versione, la madre intervenuta nell'immediatezza e/o il veterinario (solo asseritamente) contattato a ridosso dei fatti.

Sicchè in definitiva le sue dichiarazioni restano prive del benchè minimo principio di prova - posto che gli altri testi escussi a difesa risultano essere intervenuti quando ormai l'animale era già morto - ed anzi sono palesemente smentite dalle dichiarazioni del teste G.M., che ha ribadito a dibattimento quanto già riferito nell'immediatezza alla Polizia Municipale intervenuta, fornendo una versione precisa e coerente degli avvenimenti, con particolare riferimento al fatto che la G. aveva lasciato il cane all'interno della macchina nelle ore più calde della giornata.

Il teste G.M. - che, per inciso, non può ritenersi portatore di alcun specifico interesse (tantomeno di natura patrimoniale) nell'ambito del procedimento, trattandosi di teste puro, sicchè non vi sono ragioni per dubitare della sua attendibilità intrinseca - ha inoltre senza esitazioni riferito di come avesse quel giorno incontrato l'imputata all'interno del suo portone di casa, di come fosse salita insieme a lei in ascensore, di come la G. si fosse recata a casa della madre (sua dirimpettaia), ed infine di come il cane avesse abbaiato ininterrottamente per più di un'ora, di fatto impedendole di prendere sonno.

Tutte circostanze da ritenersi pacificamente acquisite ad esito del dibattimento, a fronte della ritenuta attendibilità della relativa testimonianza, che smentiscono radicalmente la versione dei fatti fornita dall'imputata.

A ciò si aggiunga che le dichiarazioni di G.M. hanno trovato anche corposi riscontri esterni, se si considera che tutti i testi a difesa hanno riferito che la carcassa dell'animale si trovava davanti al civico ..... (quindi davanti all'edificio dove abita la madre dell'imputata), nei pressi della macchina della G..

Quanto alle altre argomentazioni spese a difesa, vi è da dire che il certificato di morte dell'animale, datato 13.7.2009 (in atti), non destituisce di fondamento l'impianto accusatorio, posto che il decesso "per cause naturali" (che invero esclude solo la morte per cause traumatiche e/o violente) è assolutamente compatibile con un decesso avvenuto nelle forme contestate in imputazione.

Nè i fatti "sub iudice", così come invocato a difesa, possono essere derubricati nel reato p. e p. dall'art. 727 cod. pen., trattandosi di norma incriminatrice che, come reso evidente dal mero tenore letterale, non contempla la morte dell'animale.

Deve essere quindi affermata la penale responsabilità dell'imputata in relazione alla contestata fattispecie di reato, ricorrendone tutti gli elementi costitutivi oggettivi e soggettivi (trattandosi di norma che richiede il mero dolo generico, come reso evidente dall'inciso "senza necessità").

A tale prop(...)osito, pur non potendosi certo affermare che l'imputata abbia agito con l'intenzione di cagionare la morte dell'animale ("sub specie" di dolo intenzionale), è però evidente come la G. abbia agito accentando il rischio che si potesse verificare l'evento morte (c.d. dolo eventuale), avendo ella abbandonato l'animale all'interno della propria autovettura nelle ore più calde di una giornata di piena estate (segnatamente nella fascia oraria che va approssimativamente dalle ore 13.00 alle ore 16.00).

Quanto alla concreta risposta sanzionatoria, ritiene il Tribunale che possano essere concesse generiche attenuanti ritenute equivalenti alla aggravante contestata ex art. 544 ter comma terzo cod. pen.: la G. è infatti immune da pregiudizi penali di sorta e, per giunta, risulta avere manifestato, nell'immediatezza dei fatti, evidenti segnali di commozione, smarrimento e sincero dispiacere per le conseguenze della propria condotta (cfr. deposizioni dei testi P., M. e C.).

Sicchè complessivamente valutati i parametri di cui all'art. 133 cod. pen., pare equa una pena finale di Euro 8.000,00 di multa (ragguagliata sulla scorta della cornice edittale, più favorevole, anteriore alle modifiche apportatate dalla L. 4 novembre 2010 n. 201, trattandosi di fatti commessi in data 12.7.2009).

La personalità espressa dall'imputata, normo inserita nel tessuto sociale ed immune da pregiudizi penali e/o di Polizia, consente da ultimo la formulazione della prognosi favorevole di cui all'art. 164 comma primo cod. pen. e, quindi, la concessione dell'invocato beneficio della sospensione condizionale della pena inflitta.

Le spese seguono la condanna.

P.Q.M.

Letti gli art. 533-535 cod. proc. pen.

DICHIARA

G.R. responsabile del reato a lei ascritto e, concesse le circostanze attenuanti generiche ritenute equivalenti alla contestata aggravante la

CONDANNA

alla pena di Euro 8.000,00 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali e di legge.

Pena sospesa nei termini ed alle condizioni di legge.

Così deciso in Genova, il 2 maggio 2014.

Depositata in Cancelleria il 13 maggio 2014.



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