Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2015-04-23

MR - Elisabetta SCOCCIA

La signora seduta davanti a me, piange.

Dapprima lacrime isolate, poi un fiume in piena che sgorga dagli occhi ed inonda il viso, inutile sbarramento del fazzoletto affannosamente estratto dalla borsetta.

Maria Rita piange, singhiozzando.

Io appoggio il mento alle mani ed aspetto.

La guardo, ed i miei occhi scivolano sui capelli bianchi a spazzola, l"abbronzatura lieve di chi vive vicino al mare, le spalle curve vestite di seta beige, le mani dalle unghie scurite dalla chemioterapia.

Lascio che il pianto abbia sfogo, che giunga al suo termine.

Io so perché Maria Rita sta piangendo le lacrime che le pesano dietro le palpebre dall"anno scorso, quando, entrata per una visita di routine nell"ambulatorio, ne è uscita come mia paziente.

Un anno scandito dall"intervento chirurgico, dai cicli di chemioterapia, dalle sedute di radioterapia.

Oggi è un controllo: sul foglio ho scritto NED, "non evidenza di malattia", acronimo sibillino che si traduce con "va tutto bene".

E allora Maria Rita ha pianto. Non di sollievo, non di felicità, ma del dolore sordo di chi ha perso per sempre la strada del ritorno a casa.

Così, quando solleva lo sguardo verso di me, inizio il mio racconto. Non per consolarla, ma per permetterle di trovare una nuova, inesplorata via per la sua vita.

Chi nel cammino quotidiano si imbatte in un essere mostruoso come il cancro, e suo malgrado si trova costretto a combatterlo, vive la sua battaglia come in apnea, ora nuotando, ora dibattendosi con la testa sott" acqua, respirando a tratti con gli occhi chiusi come il nuotatore carpito da un"onda che lo trascina. Nulla ha più importanza, in questa lotta, e nemmeno la mano tesa di chi ci sta a fianco ci dà sicurezza. E non si ha altro pensiero.

E quando si riemerge, e si guadagna la riva, si pensa soltanto a tossire e respirare.

Chi supera, come Maria Rita, il primo traguardo, e può cominciare a respirare, guardandosi nello specchio della mente e del cuore si trova cambiata. Diversa. La "vecchia" Maria Rita è scomparsa, dispersa non si sa bene in quale curva del percorso. Ciò che aveva importanza prima ora sembra inutile, la vita precedente non ci appartiene più completamente, è la vita inconsapevole del "prima".

Ma tutti, anche chi ci vuole bene, non capisce, si preoccupa, ha paura: vorrebbe tutto tornasse indietro, per dimenticare. E allora Maria Rita, e tutte le altre, si sentono sbagliate, in colpa. E soffrono per il proprio mutamento, perché non sanno, non possono, non vogliono dimenticare. E" una nuova vita quella che le attende, di consapevolezza, di scelte dettate non più dalla quotidianità, ma dallo stupore di chi si sente di nuovo vivo. Di questo devono rendersi conto, ed accettarlo, ed esserne fiere, in modo che anche gli altri possano di nuovo scegliere di amarle, uguali ma diverse. Vive.

Ci vediamo fra un anno, Maria Rita.



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