Articoli, saggi, Danno all'ambiente -  Redazione P&D - 2015-06-11

MUORE UN BOSCO E UN PO ANCHE NOI CON LUI - Dario PREDONZAN

C"era una volta un bosco, di proprietà pubblica, in Comune di Duino-Aurisina.

Il piano regolatore comunale aveva deciso di costruire al suo posto una zona artigianale (capannoni, recinzioni, parcheggi, strada di accesso, ecc.), giudicata "indispensabile" per riunirvi gli artigiani locali dispersi nelle frazioni di quel Comune.

Un architetto che aveva collaborato al piano, "pentito" chiese al WWF di fare qualcosa.

Scrivemmo delle osservazioni sul piano, proponendo di salvare il bosco e di realizzare la zona artigianale altrove (c"erano molte aree già urbanizzate e semi vuote o del tutto abbandonate nei Comuni vicini).

Il Consiglio comunale, a grande maggioranza, respinse le osservazioni, cui fece seguito tempo dopo l"iter per la vendita del bosco ai privati, e poi quello dell"appalto per la realizzazione della strada di accesso.

Nel frattempo avevamo avviato una lunga battaglia, appellandoci alla Regione, alla Soprintendenza, poi alla magistratura (erano state commesse varie irregolarità e probabilmente dei reati nel percorso amministrativo), per cercare di far modificare il piano e salvare il bosco.

Coinvolgemmo altre associazioni, singoli cittadini, esperti e naturalisti.

Organizzammo manifestazioni in loco, dibattiti pubblici e sollevammo più possibile i media.

Fu tutto inutile.

Oggi il bosco non esiste più.

Al suo posto una zona "artigianale", che si può ammirare bene dal treno, sul tratto in rilevato della linea Monfalcone - Trieste (lato opposto a quello della "Cava Romana" di Aurisina).

I lotti in cui è suddivisa sono tuttora vuoti per metà. La parte del leone nelle aree occupate la fanno i capannoni ed il parcheggio di una grossa ditta di spedizioni nazionale.

Eppure…

Eppure ritenevamo di avere molti argomenti ragionevoli dalla nostra parte:

  1. un bosco è un elemento prezioso di un territorio (produce ossigeno, immagazzina CO2, ospita innumerevoli specie vegetali e animali, è di per sé un luogo piacevole in cui ricreare il corpo e lo spirito) e come tale andrebbe salvaguardato
  2. quel bosco in particolare era di proprietà pubblica: non erano però ancora di moda allora i beni comuni…
  3. esisteva già da alcuni anni su tutta l"area il vincolo paesaggistico (esteso dal 1985 su tutte le zone boscate), che avrebbe dovuto in teoria impedire la distruzione del bosco
  4. esistevano, come detto, molte aree già urbanizzate e di nessun pregio naturalistico né paesaggistico, semi vuote e/o abbandonate, in cui tutte le attività degli artigiani di quel Comune avrebbero potuto trovare posto, mentre per accedere all"area contestata è stato necessario anche costruire una nuova viabilità

Però ci rendemmo conto che…

  1. la consapevolezza sul valore ambientale e socio-culturale dei boschi era merce rarissima, allora, tra gli amministratori pubblici di quel Comune (oggi è diverso, a Duino-Aurisina e altrove?)
  2. le proprietà pubbliche venivano viste allora come fonti di possibili cespiti da parte dei Comuni (da vendere appena possibile, per poi incamerare anche oneri di urbanizzazione, ICI, ecc.), senza dimenticare l"intreccio evidente di favori ed interessi tra alcuni "imprenditori" e alcuni amministratori della cosa pubblica (eravamo negli anni subito prima di Tangentopoli, oggi è diverso?)
  3. il vincolo esteso nel 1985 dalla legge "Galasso" su tutti i boschi era stato digerito malissimo dalle Regioni, FVG compreso, per un problema di (presunta) "lesa competenza"; si trattava del resto non di un vincolo di immodificabilità, ma solo di un passaggio burocratico (con la debita autorizzazione il bene vincolato si può modificare, anche radicalmente); la nostra Regione aveva poi pensato bene di delegare quasi subito ai Comuni (!) la gestione di gran parte delle autorizzazioni, come del resto le scelte urbanistiche … in nome della "sussidiarietà" naturalmente!
  4. nulla importava a quel Comune – ma anche alla Regione - delle aree, nei Comuni vicini, già urbanizzate con spazi capaci di ospitare le attività artigianali di Duino-Aurisina; importava che gli artigiani restassero nel Comune, perché così avrebbero potuto (e dovuto) manifestare la loro riconoscenza al sindaco ed ai partiti che avevano soddisfatto le loro richieste…

Perciò, a dispetto delle leggi e del buon senso (all"epoca erano quasi soltanto gli ambientalisti a battersi contro il "consumo di suolo", concetto del tutto estraneo alla cultura urbanistica ed amministrativa prevalente, oggi invece…), fummo sconfitti e alla fine il bosco sparì, la nuova viabilità di accesso fu costruita con grande esborso di denaro pubblico ed il Comune ebbe la sua nuova zona artigianale. Che rimase vuota per molti anni e, come detto, solo di recente è stata effettivamente occupata per circa la metà della superficie.

Riuscimmo soltanto a ritardare di qualche anno l"attuazione delle previsioni del piano regolatore.

Cosa abbiamo ricavato da questa vicenda?

Una grande e amara delusione, con anche parecchia rabbia.

Per aver toccato con mano che non bastano la ragionevolezza, le leggi di tutela, l"evidenza di alternative migliori, per aver ragione di ottusità burocratiche, totale insensibilità alla bellezza e – soprattutto – tenaci incrostazioni di interessi tra economia e politica. O meglio: tra la concezione predatoria degli affari (a scapito dell"ambiente e dei beni della collettività) e l"andazzo collusivo e "mercantile" prevalente allora (oggi invece…) nella gestione della politica e dell"amministrazione pubblica.

Ovviamente, come è frequentissimo nelle questioni ambientali, il tutto a discapito degli interessi – a breve e a lungo termine - della maggioranza dei cittadini (anche di quelli che devono ancora nascere…) per favorire gli interessi – a breve termine – di pochi.

Motivo ulteriore di amarezza e disincanto, il fatto che strati consistenti, se non maggioritari, di cittadinanza si rivelino spesso (è anche il caso della vicenda su riportata) non solo succubi, ma attivamente partecipi di "narrazioni" fuorvianti o truffaldine e di sentimenti di appartenenza etnico-politico-ideologica, utilizzati dai detentori del potere per mascherare la vera natura delle operazioni speculative ai danni dell"ambiente e del territorio.

E" quest"ultimo, a ben vedere, l"ostacolo principale al buon esito finale di vicende come quella sopra descritta. I (pochi) episodi di successo nella difesa di beni ambientali si devono infatti alla fortunata circostanza di aver potuto contare su un insieme coeso di soggetti (associazioni ambientaliste per una volta non in competizione tra loro, esponenti del mondo scientifico disponibili ad esporsi, un ampio numero di cittadini attivi, media corretti nel riportare le notizie e non asserviti, ecc.), costanti e tenaci nel tempo fino al raggiungimento dell"obiettivo.



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