Articoli, saggi, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2014-04-14

MURO DI CINTA E RISPETTO DELLE VEDUTE DELLA COSTRUZIONE DEL VICINO - Riccardo MAZZON

Recentemente, la Suprema Corte ha precisato, in applicazione del principio che segue, con ciò confermando la sentenza di merito, come sia da ritenere irrilevante, ai fini dell'esonero dal rispetto della distanza minima prescritta dall'articolo 907 del codice civile, la circostanza che l'erezione di un muro di cinta – nella fattispecie, peraltro, da intendersi quale costruzione in senso proprio -, non avesse impedito l'esercizio del diritto di veduta al proprietario del fondo vicino:

"l'obbligo di costruire a non meno di tre metri dalle vedute dirette aperte nella costruzione esistente sul fondo vicino, di cui all'art. 907 c.c., ha natura assoluta e va osservato anche quando l'erigenda costruzione non sia tale da impedire di fatto l'esercizio della veduta, mentre una valutazione circa l'idoneità dell'opera ad ostacolare il diritto di veduta può venire in rilievo soltanto quando si intenda erigere un manufatto diverso da una costruzione in senso tecnico" Cassazione civile, sez. II, 31/05/2011, n. 12033 Cenerazzo c. Cenerazzo e altro Giust. civ. Mass. 2011, 5, 834

In effetti, la circostanza che la costruzione del muro di cinta risulti esente dal rispetto delle norme sulle distanze tra fabbricati (cfr., amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto ),

"il divieto di costruire a distanza inferiore a tre metri da una preesistente veduta, stabilito dall'art. 907 c.c., a salvaguardia di tale diritto e non al fine di evitare intercapedini nocive, riguarda anche i muri di cinta, i quali - secondo la espressa previsione di cui all'art. 878 comma 1 c.c. - sono esentati soltanto dal computo della distanza indicata nell'art. 873 c.c. e non anche dall'osservanza delle distanze stabilite a tutela delle vedute, siano quest'ultime esercitate iure proprietatis o iure servitutis" Cass. 25.1.83, n. 699, GCM 1983, fasc. 1,

"il divieto di costruire a distanza inferiore a tre metri da una preesistente veduta, stabilito dall'art. 907 c.c. a salvaguardia di tale diritto riguarda anche i muri di cinta, i quali - secondo la previsione di cui all'art. 878 comm 1 c.c. - sono soltanto esentati dal computo della distanza tra costruzioni sui fondi finitimi, di cui all'art. 873 c.c. e non anche dalla osservanza delle distanze stabilite a tutela delle vedute" Cass. 30.11.88, n. 6497, GCM 1988, fasc. 11,

non implica, con ciò, la possibilità, per chi lo costruisce, di non rispettare la distanza imposta dal codice civile a favore delle vedute.

Ci si riferisce, in particolare, all"articolo 907 del codice civile, disposizione immediatamente applicabile ed inderogabile (se non in senso migliorativo per l"avente diritto alle distanze):

"gli art. 886, secondo periodo e 907 comma 1 c.c. dettano una disciplina integrativa delle prescrizioni urbanistiche che trova immediata applicazione anche nei rapporti pubblicistici ove non diversamente regolato (più restrittivamente) dal pianificatore locale" T.A.R. Puglia Bari, sez. II, 10.12.04, n. 5775, FA 2004, 12 3828.

Infatti,

"l'obbligo di osservare la distanza di tre metri dalle vedute dirette aperte nella costruzione eretta sul fondo finitimo di cui all'art. 907 c.c., integrando gli estremi di un divieto assoluto (e, come tale, indipendente dalla esistenza e dalla misura di un concreto nocumento all'esercizio della veduta medesima), va osservato anche quando la erigenda costruzione sia costituita da un muro di cinta, essendo l'esonero dal rispetto delle distanza legali previsto per questo manufatto (art. 878 c.c.) espressamente limitato a quelle di cui all'art. 873 c.c., onde il dovere del proprietario, che intenda proteggere il fondo dalle indebite intrusioni altrui con un muro, di erigerlo a distanza legale dalle vedute del vicino, aperte tanto iure proprietatis quanto iure servitutis" Cass. 4.12.97, n. 12299,GCM 1997, 2327.

Ulteriormente, in argomento,

"il proprietario del fondo confinante con il muro in cui il vicino ha aperto luci, regolari o irregolari che siano - salva in quest'ultimo caso la facoltà di chiederne la regolarizzazione, ai sensi dell'art. 902, comma 2, c.c. - ha diritto di chiuderle soltanto se erige una vera e propria costruzione in appoggio o in aderenza al predetto muro, dopo averlo reso comune, essendo questa la condizione richiesta dall'art. 904, comma 2, c.c., per sacrificare il diritto del vicino di tenere le luci nel muro" Cass. 4.12.00, n. 15442, GCM 2000, 2545.



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