Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2014-05-27

MURO DI CONTENIMENTO: AUTONOMIA, CONFINI, ONERI, MANUTENZIONE E RISARCIMENTO - RM

Se la parte di muro che adempie alla funzione di contenimento di un terrapieno naturale non può dirsi costruzione, qualunque sia la sua altezza,

"ai sensi dell'art. 17 l. 6 agosto 1967 n. 765, dell'art. 886 c.c., l'altezza finale di tre metri per i muri di cinta non è estensibile al caso del muro tra fondi a dislivello che deve contenere e sorreggere la scarpata e il declivio la cui configurazione topografica e la cui spinta naturale costituiscono i coefficienti determinatori dell'altezza del muro di sostegno; pertanto, il detto muro può elevarsi oltre il limite massimo previsto dall'art. 886 c.c., quando la sua concreta funzionalità e strumentalità, in aderenza allo stato dei luoghi, lo esiga" T.A.R. Abruzzo 27.11.79, n. 138, RGE 1980, I, 893 (cfr., amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto),

non altrettanto deve affermarsi per l"eventuale restante parte di muro, la quale, per la propria identificazione, seguirà le regole generali:

"il muro di contenimento di una scarpata o di un terrapieno naturale non può considerarsi costruzione, agli effetti delle norme sulle distanze, soltanto per la parte che adempie detta specifica funzione, e cioè dalle fondamenta fino al livello del fondo superiore, qualunque sia l'altezza della parete naturale o della scarpata o del terrapieno cui aderisce, impedendone lo smottamento o lo scivolamento; la parte, invece, di detto muro che s'innalza oltre il piano del fondo sovrastante, in quanto priva di funzione di conservazione dello stato dei luoghi e anzi significativamente modificativa di tale stato, rileva autonomamente ed è soggetta alla disciplina giuridica adeguata alle concrete sue caratteristiche oggettive, con la conseguenza che essa, ove non possa essere considerata muro di cinta in quanto di altezza superiore ai tre metri, configura una costruzione apprezzabile come termine di riferimento per la misurazione delle distanze legali" Cass. 15.10.83, n. 6060, GCM 1983, fasc. 9.

Variegata casistica giurisprudenziale investe l"argomento inerente il c.d. muro di contenimento.

Così, in tema di confine, è stato affermato che

"la realizzazione di comune accordo di un muro destinato al contenimento del dislivello tra due fondi finitimi non implica necessariamente il consenso dei relativi proprietari anche sulla determinazione del confine, sicché, in presenza di contestazione, la sussistenza del manufatto non vale quale prova certa al riguardo, ma, al più, come mero indizio da apprezzarsi nel quadro delle altre risultanze probatorie, ferma restando, in caso di perdurante incertezza, la sussidiaria rilevanza dei dati catastali" Cass. 22.4.05, n. 8496, GCM 2005, 5.

e anche che

"l'art. 887 c.c., nel disciplinare il regime delle spese per la costruzione e conservazione del muro tra fondi posti a dislivello negli abitati, non stabilisce alcuna presunzione di proprietà esclusiva a favore del proprietario del fondo sopraelevato. La prova della costruzione del muro tra fondi posti a dislivello negli abitati per iniziativa e nell'interesse esclusivo del proprietario del fondo a valle può essere data con ogni mezzo, ed il relativo convincimento può essere raggiunto dal giudice anche attraverso presunzioni semplici" Cass. 11.8.80, n. 4924, FI 1981, I, 2535..

In materia di giudizio possessorio, sempre in tema di presunzioni:

"in tema di azione possessoria di reintegrazione non è applicabile la presunzione semplice della proprietà esclusiva del muro di sostegno fra fondi a dislivello, che l'art. 887 c.c. pone, nei riguardi del proprietario del fondo superiore, ai fini dell'attribuzione dell'onere delle spese di costruzione e conservazione del muro stesso" Cass. 18.1.82, n. 306, GCM 1982, fasc. 1;

poiché il possesso del muro divisorio deve presumersi comune, al pari della proprietà, fino a prova contraria, in considerazione dell'utilità che esso fornisce ad entrambi i fondi limitrofi, non commette spoglio o turbativa il confinante che utilizzi il muro sul confine per innestarvi o appoggiarvi un proprio edificio, senza aver provveduto al pagamento dell'indennità eventualmente dovuta, perché la funzione primaria del muro, di separare i due fondi, non viene compromessa, ed il pagamento dell'indennità, quando dovuta, non è imposto in via preventiva, richiedendosi l'accertamento in sede petitoria, della proprietà del muro e del suolo sul quale è stato costruito al fine di stabilire se ed in quale misura l'indennità stessa sia dovuta in relazione agli artt. 878, 884, 888 u.p. c.c." Cass. 7.10.82, n. 5149, GCM 1982, fasc. 9.

In materia di deroga imposta da piano regolatore generale:

"a norma dell'art. 872, comma 2, e 873 c.c., la violazione delle norme dei regolamenti edilizi comunali, integrative del codice civile, in materia di distanze tra le costruzioni abilita la parte interessata a richiedere e ottenere la riduzione e l'arretramento della costruzione (oltre al risarcimento dei danni), anche quando è violata la norma di un piano regolatore comunale che in maniera assoluta e inderogabile prescriva una certa distanza delle costruzioni dal confine, così rendendo inapplicabili sia le disposizioni del codice civile che danno attuazione al principio della prevenzione, sia la disciplina sulle costruzioni a dislivello" Cass. 2.10.00, n. 13007, GCM 2000, 2073.

In materia di immobili di interesse storico, archeologico od artistico:

"un immobile di interesse storico, archeologico od artistico può ritenersi incluso nel demanio cosiddetto accidentale dello Stato, delle province o dei comuni, a norma degli art. 822 comma 2 e 824 comma 1 c.c., alla duplice condizione che appartenga ai suddetti enti, e che l'indicato interesse sia stato dichiarato o riconosciuto, secondo la previsione degli art. 1 e 2 della l. 1 giugno 1939 n. 1089, in esito a specifico giudizio valutativo da parte dell'amministrazione. Pertanto, al fine di ritenere inapplicabile la disciplina privatistica di cui all'art. 887 c.c., con riguardo alla conservazione e riparazione di un muro fra fondi a dislivello, non è sufficiente la mera rilevanza storica del muro medesimo, unitamente alla sua appartenenza al comune (nella specie, mura castellane di Valfabbrica), atteso che, ove manchi la suddetta dichiarazione o riconoscimento, l'immobile deve considerarsi compreso non nel demanio (accidentale), ma nel patrimonio disponibile dell'ente territoriale, e come tale soggetto a quella disciplina privatistica" Cass. 28.6.85, n. 3871, GC 1985, I, 2463.

In materia di responsabilità per danni:

"in tema di fondi a dislivello, il proprietario del fondo superiore è tenuto a costruire a proprie spese il muro di sostegno sul confine, quando tale costruzione si renda necessaria per contenere il franamento del terreno che arrechi pregiudizio al fondo inferiore, con la conseguenza che egli deve rispondere dei danni derivati a tale fondo per non avere provveduto tempestivamente ed efficacemente alla anzidetta costruzione, o per avere trascurato di mantenere in efficienza il muro preesistente. L'onere della costruzione del muro di sostegno ricade invece sul proprietario del fondo inferiore quando lo stesso abbia modificato lo stato del terreno con scavi e sbancamenti i quali abbiano reso indispensabile il muro di sostegno che, senza quelle opere, non sarebbe stato necessario. L'anzidetto principio trova applicazione anche nel caso che il crollo del muro si sia verificato quando i due fondi finiti appartenevano allo stesso proprietario, giacché l'obbligo della costruzione a carico del proprietario del fondo superiore sorge per il solo fatto che ciò si renda necessario per contenere il franamento del terreno, quale sia la condizione dei luoghi precedente all'acquisto" Cass. 27.8.91, n. 9156, GCM 1991, fasc. 8,

"nell'ipotesi in cui non sia stata superata la presunzione di comunione del muro di confine tra fondi a dislivello, i proprietari dei fondi superiore ed inferiore sono solidalmente responsabili nei confronti dei terzi danneggiati dalla rovina del muro comune" Cass. 29.10.01, n. 13406, FI 2002.

In materia di opere da effettuarsi presso le sedi stradali:

"la fattispecie prevista dall'art. 19 del r.d. 8 dicembre 1933 n. 1740 - a norma del quale la costruzione e riparazione delle opere di sostegno lungo le strade qualora esse servano unicamente a difendere e sostenere i fondi adiacenti, sta a carico dei possessori dei fondi stessi - concerne le opere da effettuare lungo le strade già esistenti ed in esercizio e non anche quelle che si rendano necessarie in dipendenza della stessa creazione della sede stradale che comporti l'alterazione della naturale simmetria dei luoghi, la formazione di dislivelli artificiali, la costituzione di una situazione di instabilità e di pericolo di franamento in danno del terreno altrui, in quanto la richiamata norma non comporta alcuna eccezione al principio generale per il quale il proprietario che esegue sul suo fondo opere od escavazioni risponde direttamente del danno che a causa di esse sia derivato al fondo confinante" Cass. 1.9.82, n. 4778, GCM 1982, fasc. 8.

In materia di onere di costruire e mantenere il muro:

"a norma dell'art. 887 c.c. nel caso di fondi a dislivello, che questo sia stato determinato da opere eseguite dal proprietario del fondo superiore, contro la volontà del confinante proprietario del fondo inferiore, l'obbligo di costruire e mantenere il muro di sostegno fa carico al primo quale forma di risarcimento del danno, salva l'incidenza - in via di rivalsa - delle relative spese sul terzo che, con il consenso del proprietario obbligato, abbia eseguito quelle opere assumendone nei confronti di quest'ultimo le correlative responsabilità" Cass. 18.12.81, n. 6721, GCM 1981, fasc. 12.

l'art. 887 c.c. nel limitarsi a porre a carico del proprietario del fondo superiore l'intero onere delle spese di costruzione e conservazione del muro di cinta con fondamenta all'altezza del proprio suolo, non esclude, nel caso di inerzia del suddetto proprietario, il suo obbligo di procedere all'esecuzione di tale opera, dopo il previo interpello del medesimo da parte del proprietario del fondo inferiore" Cass. 28.3.80, n. 2060, GCM 1980, fasc. 3.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati