Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2014-11-20

MURO PRESUNTO COMUNE: QUAL'E' LA LINEA DI CONFINE TRA LE PROPRIETA'? - Riccardo MAZZON

- la linea di confine tra le due diverse proprietà quando il muro divisorio presunto comune

- ci sono conseguenze pratiche?

- sì, soprattutto in relazione ad eventuali manomissioni che uno dei due comproprietari ritenga di effettuare sul muro comune

In relazione alla presunzione di comunione del c.d. muro divisorio, necessita precisare come debba intendersi, nel caso di specie, il confine tra le due proprietà limitrofe; in particolare, ci si è chiesti, infatti, se esso, come potrebbe sembrare ictu oculi, si identifichi con la linea mediana del muro medesimo:

"nel caso di proprietà delimitate da un muro comune, la linea di confine non si identifica con la linea mediana del muro medesimo, poiché su di esso - come pure sull'area di relativa incidenza, anche in altezza - i proprietari confinanti esercitano la contitolarità del rispettivo diritto per l'intera estensione ed ampiezza: conseguentemente, la linea di confine si identifica con il muro comune, in tutta la sua estensione ed ampiezza" Cass. 14.1.80, n. 340, GCM, 1980, fasc. 1 - cfr., amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto -.

La risposta della giurisprudenza di legittimità è pressoché univoca, nel senso che la linea di confine non si identifica con la linea mediana del muro medesimo poiché su di esso i proprietari confinanti esercitano la contitolarità del rispettivo diritto per l'intera estensione ed ampiezza (e, conseguentemente, la linea di confine si identifica con il muro comune in tutta la sua estensione e ampiezza):

"la comunione del muro divisorio non va intesa nel senso che ciascuno dei comproprietari abbia la proprietà assoluta della metà del muro (e del suolo) secondo una linea mediana ideale, da considerarsi come linea di confine delle proprietà esclusive da esso delimitate bensì nel senso che ciascuno di essi è proprietario, sia pure pro quota, dell'intero muro, e del suolo ad esso sottostante, in ogni sua parte (identificandosi la linea di confine delle proprietà esclusive con il muro ed il suolo comune); nè la demolizione di uno dei due edifici confinanti fa venire meno (in assenza di titolo o di giustificazione) la comunione, che può essere utilmente invocata ad ogni effetto da ciascuno dei partecipanti, con la conseguenza che il comproprietario del muro comune abbattuto arbitrariamente dall'altro comproprietario ha diritto alla costruzione del manufatto secondo le primitive sue caratteristiche, nonché al risarcimento del danno ed alla restituzione della parte di suolo comune indebitamente attratta nella sfera della signoria esclusiva dell'altro condomino, restando esclusa l'applicabilità dell'art. 938 c.c., in tema di accessione invertita, che è configurabile in relazione ad una porzione di fondo di proprietà esclusiva" Cass. 7.5.88, n. 3393, GCM, 1988, fasc. 5,

così come la giurisprudenza di merito:

"in mancanza di titoli o prove contrarie, ex art. 880 c.c., il muro divisorio tra due proprietà si presume comune. Peraltro, la linea di confine non si identifica con la linea mediana del muro medesimo poiché su di esso i proprietari confinanti esercitano la contitolarità del rispettivo diritto per l'intera estensione ed ampiezza. Conseguentemente, la linea di confine si identifica con il muro comune in tutta la sua estensione e ampiezza. Ciò in quanto la comunione del muro divisorio va intesa nel senso che ciascuno di essi è proprietario, sia pure pro quota, dell'intero muro e del suolo ad esso sottostante in ogni sua parte" Trib. Lodi 13.5.06, GMi, 2006, 6 43.

Le conseguenze pratiche del principio testé espresso (cfr. paragrafo precedente, 6.) si notano soprattutto in relazione ad eventuali manomissioni che uno dei due comproprietari ritenga di effettuare sul muro comune:

"comunione del muro divisorio non significa proprietà della metà del muro secondo una linea mediana ideale, bensì nel senso che ciascuno di essi è proprietario, sia pure "pro quota", dell'intero muro, in ogni sua parte: conseguentemente, qualsiasi sporgenza che venga realizzata nella colonna d'aria sovrastante al muro comune costituisce servitù di sporto ove venga fatta a favore di una cosa di pertinenza esclusiva di uno dei proprietari. (Nella specie, il ricorrente sosteneva la legittimità della grondaia appoggiata al muro perimetrale comune in base alla considerazione che la sporgenza della grondaia oltre al muro stesso rimaneva in asse con la metà del muro al di qua della linea mediana, e cioè in una parte della quale l'altro comproprietario non avrebbe mai potuto fruire senza prima acquistare la proprietà esclusiva del muro)" Cass. 15.6.79, n. 3376, GCM, 1979, fasc. 6.



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