Articoli, saggi, Danni non patrimoniali, disciplina -  Ziviz Patrizia - 2013-10-29

MUTILAZIONE DI CADAVERE E RISARCIMENTO DEL DANNO - Trib. Milano 11402/2013 - Patrizia ZIVIZ

Dopo il decesso, avvenuto per cause naturali, la salma di un quarantenne viene trasportata all"obitorio del Comune di Milano, dove – durante il periodo di permanenza presso la struttura – subisce mutilazioni in zona genitale, che verranno scoperte al momento dell"autopsia. Nulla si riesce a stabilire quanto all"autore del vilipendio, dal momento che l"accesso all"area in cui vengono conservate le salme è reso possibile anche a terzi estranei – considerato che le porte sul cortile sono sistematicamente lasciate aperte - e che le telecamere di sorveglianza risultano difettose. A fronte di tale carente sorveglianza dei locali, il Tribunale di Milano – con la sentenza 11402 del 2013 – ravvisa senz"altro sussistere la responsabilità del Comune, condannando lo stesso a risarcire il danno non patrimoniale patito dal padre e dal fratello della vittima delle mutilazioni.

Al fine di identificare quale sia l"interesse colpito dall"illecito, il giudice osserva che "l"interesse sotteso alla tutela delle spoglie umane è individuato dalla dottrina giuridica nella pietà per i defunti. In particolare, l"ordinamento penale prevede diverse fattispecie di reato a tutela della particolare estrinsecazione di tale sentimento di pietas, non solo nel culto ma anche e soprattutto nel rispetto delle spoglie umane. Il bene giuridico violato è rappresentato da un legittimo interesse etico-sociale diffuso, proprio di ciascuno membro della collettività, in quanto radicato nell"umanità in ogni epoca storica e cultura, astraendo dalle qualità rivestite dal soggetto allorché era in vita. Tale interesse si presenta peraltro indipendente da eventuali collegamenti con la professione di una fede religiosa e con esigenze di tipo sanitario, che non influiscono sull"oggettività giuridica. La rilevanza conferita alla particolare res dall"ordinamento è riconducibile alla centralità della persona umana, di cui la salma rappresenta una "proiezione ultraesistenziale". Il cadavere umano conserva quindi una propria connaturata dignità, assolutamente diversa da ogni altra res". Tali considerazioni portano il tribunale a ravvisare l"avvenuta violazione, in capo ai parenti, "del proprio diritto inviolabile alla piena estrinsecazione del proprio sentimento di rispetto e di pietas verso la salma del congiunto, al di là di ogni professione religiosa e convincimento etico o filosofico. Anche in una dimensione laica, infatti, i cadaveri umani generano sentimenti di rispetto e peculiari esigenze di pietosa conservazione".

La ricorrenza della lesione di un diritto inviolabile giustifica, ad opinione del giudice, il risarcimento del danno non patrimoniale: il quale, "tenuto conto delle modalità del fatto e dell"oggetto della mutilazione subita dal cadavere; della risonanza che l"episodio ha avuto sulla stampa locale; della particolare intensità della sofferenza psichica subita dagli attori al momento della scoperta e dell"inevitabile protrarsi della stessa per tutta la vita, ogni volta che verrà ricordato l"episodio delittuoso o, comunque, il prossimo congiunto", viene liquidato in una somma pari a 70.000 euro.

E" interessante rilevare come il tribunale – nell"attenersi alle indicazioni delle SS.UU. del 2008 – sia obbligato a fondare la condanna al risarcimento del danno non patrimoniale sulla lesione di un diritto inviolabile: di qui lo sforzo del giudice teso ad attribuire tale veste alla piena estrinsecazione del sentimento di rispetto e di pietas verso il defunto da parte dei congiunti. Ora, se fuor di dubbio appare la piena condivisibilità del risultato concreto raggiunto dal tribunale meneghino, più problematica appare la scelta rivolta a voler individuare, ad ogni costo, in capo ai soggetti colpiti la violazione di una posizione tale da rivestire un" "inviolabilità" sancita a livello di Carta fondamentale. E" ben noto, in effetti, come – sul punto – assai ampie appaiano, anche da parte dei giudici di legittimità, le oscillazioni quanto alla concreta ampiezza da attribuire all"elenco aperto di cui all"art. 2 Cost.

Più semplice, in tal caso, sarebbe stato seguire un percorso che – una volta acclarata la rilevanza giuridica, riconosciuta anche a livello penale, dell"interesse leso, corrispondente alla pietas verso i defunti -  puntasse a sancire la risarcibilità delle conseguenze non patrimoniali dell"illecito tali da integrare la compromssione del valore-uomo, quale valore costituzionalmente protetto. In particolare, si trattava di riconoscere la rilevanza costituzionale sia della sofferenza patita dai congiunti - a fronte del vilipendio perpetrato nei confronti del cadavere del proprio familiare - sia della compromissione della dignità della persona del defunto, una volta constatato che la stessa si proietta anche sulla salma.



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