Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Mazzotta Valeria - 2014-04-14

NASCE L'AFFIDO SUPER ESCLUSIVO DEL MINORE - Trib, Milano, decr. 20/3/2014 - V. MAZZOTTA

Una decisione innovativa del Tribunale di Milano, che apre le porte all"affido (super) esclusivo del minore.

Non sempre l"affidamento condiviso realizza il miglior interesse del minore: ciò non accade, ad esempio, allorchè uno dei genitori manifesti disinteresse totale per il figlio e la famiglia.

In linea generale, il Giudice, nell"adottare i provvedimenti relativi alla prole nel procedimento di separazione, deve far riferimento a due principi: la tutela esclusiva dell"interesse morale e materiale dei figli ed il principio di bigenitorialità.

La tutela esclusiva dell"interesse del minore resta il principio cardine, anche dopo la recente riforma del diritto di famiglia: è ad esso che il Giudice deve ispirarsi anche quando sceglie tra affidamento condiviso ed esclusivo.

La bi genitorialità, ossia la regola fondamentale per cui il minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei  genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale, è l"altro principio generale: tutte le volte in cui sia possibile, essa va attuata disponendo l"affidamento condiviso, mediante il quale, appunto entrambi i genitori mantengono gli stessi diritti e doveri sui figli, con gli stessi poteri e conseguenti responsabilità.

Ma allorquando il condiviso rischi di diventare pregiudizievole per il minore, non essendo i genitori in grado di portare avanti un comune progetto di crescita per il figlio, il Giudice può disporre l"affido esclusivo. Lo prevede l"art. 337 quater c.c., che ricalca, ampliandolo, il disposto dell"art. 155 bis c.c.,: in questo caso il genitore cui sono affidati i figli, salva diversa disposizione del giudice, detiene l"esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale su di essi.

Le decisioni di maggiore interesse per i figli sono invece assunte da entrambi i genitori, e quello cui i minori non sono affidati ha il diritto e dovere di vigilare sull"istruzione ed educazione dei figli, potendo ricorre al Giudice allorquando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli per il loro interesse.

Ma l"art. 337 quater, al 3° comma, reca un inciso: salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggior interesse restano comuni.

Orbene, il Tribunale di Milano ha escluso tale concertazione in ordine alle scelte più importanti (salute, educazione, istruzione, residenza abituale), rimettendo al genitore affidatario anche l"esercizio in via esclusiva della responsabilità genitoriale con riguardo alle questioni fondamentali. Ferma restando, ovviamente, la comune titolarità della responsabilità genitoriale.

Nel caso di specie, il padre, non comparso neppure innanzi al Presidente del Tribunale nell"ambito del procedimento di separazione coniugale, aveva dimostrato totale disinteresse per il figlio, da ogni punto di vista: mantenimento ed incontri.

Un genitore inadeguato, quindi, a rivestire il proprio ruolo, e un figlio i cui interessi potrebbero essere gravemente pregiudicati dalla concertazione comune delle questioni di maggior interesse da parte dei propri genitori. L"affidamento viene quindi disposto in via esclusiva in favore della madre, così come alla stessa vengono rimesse anche le decisioni di maggiore interesse per la prole relative all'istruzione, all"educazione, alla salute e alla scelta della residenza abituale del minore tenendo conto delle capacità, dell"inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.

Il decreto, a parere di chi scrive, non è penalizzante per il genitore escluso, né sottende un intento "punitivo": semplicemente realizza il pieno interesse del minore a crescere in un contesto sereno, scevro dagli impedimenti che deriverebbero dall"intralcio della concertazione con un genitore assente, ed educato dal genitore che lo ama davvero



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