Legislazione e Giurisprudenza, Conciliazione -  Cuzzola Paolo Fortunato - 2016-08-29

Negoziazione Assistita e Codice delle Assicurazioni: La Corte Costituzionale afferma la compatibilità tra i due istituti di Paolo F. Cuzzola

Con sentenza n. 162 del 2016 la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla delicata questione dei rapporti intercorrenti tra la messa in mora preventiva imposta dal c.d. codice delle assicurazioni (ex art.22 legge n. 990/1969) e il successivo espletamento della condizione di procedibilità costituito dall"esperimento del procedimento di "negoziazione assistita" ex art. 3 primo comma, del D.L. 12 settembre 2014, n. 132, nell"ambito delle controversie risarcitorie riconducibili a R.C.A.

Dalla statuizione ne è derivata la diversità di disciplina e di ratio giustificatrice, da cui l"affermazione della compatibilità tra i due istituti.

Il caso prende le mosse dall"introduzione di un"azione civile avente ad oggetto il risarcimento danni causati da circolazione stradale, richiesti dal danneggiato nei confronti della propria impresa assicuratrice: il Giudice di pace di Vietri - accertato che l'azione era stata introdotta senza che l'attore avesse esperito il procedimento di "negoziazione assistita", prescritto quale "condizione di procedibilità della domanda giudiziale", sollevava questione di legittimità costituzionale, ritenendo la suddetta questione rilevante, e non manifestamente infondata, in riferimento agli artt. 2, 3 e 24 della Costituzione.

A sostegno della tesi del Giudicante, infatti, la disposizione che introduce una "condizione di procedibilità", si sovrapporrebbe alla "condizione di proponibilità" già prevista dagli artt. 145, 148 e 149 del D.Lgs. n. 209 del 2005, in tema di azioni risarcitorie del danno da circolazione di autoveicoli e sarebbe per ciò "del tutto irragionevole oltre che inutile" poiché avrebbe "il solo fine di rinviare sine die l'inizio del contenzioso; si assisterebbe dunque ad una violazione degli artt. 3 e 24 della Costituzione.

Tuttavia la Corte Costituzionale, pur ravvisando la rilevanza della sollevata questione, la dichiara infondata nel merito: il giudice a quo "erra nel ritenere che la negoziazione assistita sia un "inutile doppione" della cosiddetta "messa in mora" di cui agli artt. 145, 148 e 149 del D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 e che, di conseguenza, essa irragionevolmente arrechi un vulnus al diritto di difesa, con il "rinviare sine die" la tutela risarcitoria di soggetti danneggiati da circolazione di veicoli e natanti". I giudici della Corte concludono dunque che le due procedure de quibus, lungi dal sovrapporsi inutilmente, hanno invece contenuto e assolvono funzioni diverse oltre che possono considerarsi complementari.

In particolare, la messa in mora della compagnia assicuratrice di cui  agli artt. 145, 148 e 149 del CdA prevede la presentazione di una circostanziata richiesta risarcitoria la cui ratio è quella, da un lato, di rafforzare le possibilità di difesa offerte al danneggiato e, dall"altro, l"obbligo di cooperazione imposto all'assicuratore "il quale, proprio in ragione della prescritta specificità di contenuto della istanza risarcitoria, non potrà agevolmente o pretestuosamente disattenderla, essendo tenuto alla formulazione di una proposta adeguata nel quantum".

Differente è la ratio della "negoziazione assistita" introdotta dall'art. 2 del D.L. n. 132 del 2014, che il successivo suo art. 3 ha reso obbligatoria: una tale "negoziazione" presuppone che l'offerta risarcitoria azionata con la procedura di messa in mora non sia stata ritenuta satisfattiva dal danneggiato, ovvero che non sia stata neppure formulata dall'assicuratore.

La tutela garantita dall'art. 24 Cost. - la quale non comporta l'assoluta immediatezza dell'esperibilità del diritto di azione - non è, dunque, compromessa dal meccanismo della negoziazione assistita, attesa la sua complementarità rispetto al previo procedimento di messa in mora dell'assicuratore. Peraltro, aggiunge la Corte, "non è sostenibile che la compresenza dei due istituti sia idonea a protrarre "sine die" l'esercizio del diritto di azione, attesa la brevità del termine ("non superiore a tre mesi", prorogabile solo "su accordo delle parti" per non più di trenta giorni) entro il quale deve essere comunque conclusa la negoziazione".



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