Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2014-06-18

NEI GUAI IL CUSTODE GIUDIZIARIO DI... DUE CAIMANI - Cass. pen. 20968/2014 - Annalisa GASPARRE

Il custode giudiziario di due animali (caimani crocodilus) detenuti presso il centro Carapax di Massa Marittima a seguito di sequestro, aveva spostato i due caimani dalla gabbia in una serra chiusa. Gli veniva addebitato il reato di violazione dei sigilli apposti per assicurare la conservazione e l'identità degli animali oggetto di sequestro. Tuttavia, ben due giudici di merito (il Tribunale di Grosseto e la CdA di Firenze) pronunciavano l'assoluzione dell'imputato, evidenziando che, al più, vi sarebbe stata colpa da parte dell'imputato, in quanto non sussisteva volontà di frustrare le esigenze del sequestro.

Il Procuratore Generale però adiva la Cassazione che annullava la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione che dovrà applicare i principi espressi dalla Suprema Corte.

Il reato di violazione dei sigilli si caratterizza per l'elemento soggettivo del dolo generico, vanificabile solo in presenza di una causa di giustificazione che, però, dagli atti non risultava nel caso in oggetto. Tale non era l'asserito intento di offrire agli animali una sistemazione migliorativa, atteso che un teste aveva riferito che la nuova collocazione era peggiorativa e procurava maggiori difficoltà di cattura dei caimani.

In diritto, la Corte ricorda che il reato di cui all'art. 349 c.p. si realizza non solo tramite atto di materiale infrazione, ma anche nella condotta che violi la misura cautelare, con la conseguenza che il reato si realizza, dal punto di vista oggettivo, con qualunque atto diretto al mancato rispetto del sequestro. Oggetto della tutela penale non è infatti l'integrità dei sigilli, ma la conservazione e identità della cosa sottoposta a sequestro.

Il custode, ricorda la Corte, è obbligato ad esercitare sulla cosa sottoposta a sequestro e sulla integrità dei relativi sigilli una custodia continua ed attenta, non potendosi sottrarre a tale obbligo se non adducendo oggettive ragioni di impedimento e, quindi, chiedendo ed ottenendo di essere sostituito, ovvero, qualora non abbia avuto il tempo e la possibilità di farlo, fornendo la prova del caso fortuito o della forza maggiore che gli abbiano impedito di esercitare la dovuta vigilanza.

E' il custode che deve dimostrare di non essere stato in grado di avere conoscenza del fatto per caso fortuito o forza maggiore: si tratta di un onere della prova che incombe sul custode.

Cassazione penale  sez. III, 30/04/2014 ( ud. 30/04/2014 , dep.23/05/2014) n. 20968

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNINO   Saverio F.     -  Presidente   -

Dott. AMORESANO Silvio    -  rel. Consigliere  -

Dott. ORILIA    Lorenzo        -  Consigliere  -

Dott. ACETO     Aldo           -  Consigliere  -

Dott. SCARCELLA Alessio        -  Consigliere  -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

P.G. presso Corte di Appello di Firenze;

avverso la sentenza del 28.6.2012 della Corte di Appello di Firenze;

nei confronti di:

1)             B.D. nato il (OMISSIS);

sentita la relazione svolta dal Consigliere Silvio Amoresano;

sentite  le conclusioni del P.G., dr. D'AMBROSIO Vito, che ha chiesto l'annullamento con rinvio della sentenza impugnata.

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte di Appello di Firenze, con sentenza del 28.6.2012, confermava la sentenza emessa in data 23.10.2009 dal Tribunale di Grosseto, appellata dal P.M. e dall'imputato, anche nella parte in cui B.D. era stato mandato assolto dal reato di cui all'art. 349 c.p., ascritto al capo 5 ("perchè in qualità di custode giudiziario degli animali sequestrati il 29.6.2007 presso il centro Carapax di Massa Marittima, senza autorizzazione spostava i due caimani (caimani crocodilus) dalla gabbia che li conteneva ad una serra chiusa, violando così i sigilli apposti al fine di assicurare la conservazione e l'identità degli animali").

Assumeva la Corte territoriale che, pur integrando la condotta, posta in essere dall'imputato, la materiale violazione dei sigilli, le osservazioni del P.M. sotto il profilo dell'elemento soggettivo non erano pienamente condivisibili. L'imputato, infatti, aveva proceduto allo spostamento degli animali non per frustrare le finalità del sequestro, essendo verosimile che avesse agito nell'intento di meglio conservarli.

Poteva quindi addebitarsi al prevenuto di aver colposamente omesso di osservare il dettato normativo.

Il dubbio sull'esistenza del dolo prospettato dal Tribunale non risultava scalfito dai rilievi del P.M., per cui, secondo la Corte territoriale, la pronuncia assolutoria di primo grado andava confermata.

2. Ricorre per cassazione il P.G., denunciando il difetto di motivazione e l'erronea interpretazione ed applicazione della legge penale.

Il dolo richiesto dalla norma è generico e può ritenersi escluso solo se vi sia stata violazione dei sigilli in presenza di una (provata) causa di giustificazione.

Nel caso di specie non vi era alcun motivo per dubitare dell'esistenza dell'elemento soggettivo non risultando dagli atti processuali che l'imputato abbia agito in presenza di una scriminante. Lo spostamento degli animali poteva avvenire solo previa autorizzazione. Peraltro non risulta neppure che l'imputato abbia inteso dare una migliore sistemazione agli animali, avendo piuttosto il teste G. riferito che la nuova allocazione era peggiorativa e rendeva più difficoltosa la cattura degli stessi.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso è fondato e va, pertanto, accolto.

2. La violazione di sigilli non consiste nell'atto materiale dell'infrazione, ma nella condotta integrante la violazione della misura cautelare, sicchè il reato può concretarsi in qualunque atto comunque diretto al mancato rispetto dell'effettuato sequestro.

Oggetto della tutela penale non è infatti l'integrità dei sigilli, ma la conservazione e identità della cosa sottoposta a sequestro.

Come costantemente affermato da questa Corte, in tema di violazioni di sigilli, il custode è obbligato ad esercitare sulla cosa sottoposta a sequestro e sulla integrità dei relativi sigilli una custodia continua ed attenta. Egli non può sottrarsi a tale obbligo se non adducendo oggettive ragioni di impedimento e, quindi, chiedendo ed ottenendo di essere sostituito, ovvero, qualora non abbia avuto il tempo e la possibilità di farlo, fornendo la prova del caso fortuito o della forza maggiore che gli abbiano impedito di esercitare la dovuta vigilanza. Ne consegue che, qualora venga accertata la violazione dei sigilli, senza che il custode abbia provveduto ad avvertire dell'accaduto l'autorità, è lecito ritenere che detta violazione sia opera dello stesso custode, da solo o in concorso con altri, tranne che lo stesso non dimostri di non essere stato in grado di avere conoscenza del fatto per caso fortuito o forza maggiore: Ciò non configura alcuna ipotesi di responsabilità oggettiva, estranea alla fattispecie, ma un onere della prova che incombe sul custode (cfr. ex multis Cass. pen. sez. 6, 11 maggio 1993 n. 4815; conf. Cass. pen. sez. 3 n. 2989 del 28.1.2000).

Risponde, pertanto del reato di cui all'art. 349 c.p. il custode che non dimostri l'esistenza del caso fortuito o della forza maggiore, dal momento che su di lui grava l'obbligo di impedire la violazione dei sigilli. (cfr. Cass. pen. sez. 3 24.5.2006 n. 19424; conf. Cass. pen. sez. 3 n. 35956 del 22.9.2010).

3. La motivazione con cui la Corte di Appello ha confermato la pronuncia assolutoria di primo grado in ordine al reato di cui al capo 5), oltre a non fare corretta applicazione di tali principi, è, per un verso, contraddittoria e, per altro, verso, apodittica.

La stessa Corte territoriale da atto che, pacificamente, dalle risultanze processuali emergeva che i due caimani erano stati spostati dal luogo in cui si trovavano, senza alcuna autorizzazione, e che il dolo del reato di cui all'art. 349 c.p. è generico e consiste quindi nella consapevolezza della violazione.

Introduce, però, surrettiziamente un elemento estraneo alla fattispecie, finendo per ipotizzare la necessità del dolo specifico, quando assume che rimaneva il dubbio, così come sostenuto dal Tribunale, che la volontà che animava l'imputato fosse quella "di frustrare le esigenze cui il sequestro è finalizzato" (pag. 12 sent.).

Ed ancor più contraddittoriamente ritiene verosimile che l'imputato colpevolmente e non dolosamente abbia omesso di tener conto "dello stretto dettato normativo del cui significato tecnico forse non ha preso piena e specifica consapevolezza". Senza tener conto, peraltro, che il B., nell'accettare la nomina a custode, prendeva atto degli obblighi su di lui gravanti. Infine la Corte territoriale, apoditticamente, ipotizza l'esistenza di una sorta di causa di giustificazione (lo spostamento sarebbe stato determinato dalla necessità di una migliore conservazione degli animali), senza neppure specificare da quali risultanze processuali emergesse siffatta circostanza.

4. La sentenza impugnata va pertanto annullata limitatamente al reato di cui al capo 5) con rinvio per nuovo esame ad altra sezione della Corte di Appello di Firenze.

PQM

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente al reato di violazione di sigilli e rinvia ad altra sezione della Corte di Appello di Firenze.

Così deciso in Roma, il 30 aprile 2014.

Depositato in Cancelleria il 23 maggio 2014



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