Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Caruso Simona - 2014-10-27

NEL CONCORDATO PREVENTIVO NON È FALCIDIABILE IL CREDITO ERARIALE PER IVA - Corte Cost. 225/14 - Simona CARUSO

La Corte Costituzionale, con la sentenza in commento si è pronunciata sul delicato problema della falcidiabilità in sede di concordato preventivo del credito erariale per IVA e ritenute, questione sollevata dal Tribunale ordinario di Verona, sezione fallimentare.

Il Giudice remittente aveva rilevato la questione di legittimità costituzionale nel contrasto degli articoli 160 e 182 ter legge fallimentare in riferimento agli articoli 3 e 97 costituzione, con particolare riguardo alla proposta di concordato contenente una transazione fiscale, nella parte in cui per l'imposta sul valore aggiunto, prevedeva solo la dilazione del pagamento.

La Corte Costituzionale, però, non ha ritenuto fondata la questione di legittimità costituzionale, per i seguenti motivi:

in relazione all'articolo 97 della Costituzione, la Suprema Corte ritiene che è la natura dell'IVA, quale "risorsa propria" dell'Unione europea, a spiegare i vincoli per gli Stati membri nella gestione e riscossione dell'imposta, come pure l'inderogabilità della disciplina interna del tributo.

In particolare, nella fattispecie è la formulazione del censurato art. 182 - ter, che, in ossequio al principio dell'indisponibilità della pretesa tributaria, ha escluso la falcidiabilità del credito IVA in sede di transazione fiscale, consentendone solo la dilazione di pagamento.

La previsione legislativa della sola modalità dilatoria non lede il principio di buon andamento della pubblica amministrazione, dovendo essere intesa come il limite massimo di espansione della procedura transattiva compatibile con il principio di indisponibilità del tributo.

Né sussiste alcun vulnus per i criteri di "economicità" e di "massimizzazione delle risorse" in considerazione del fatto che persiste in capo all'amministrazione finanziaria la possibilità di riscuotere il tributo in futuro, con la contestuale approvazione di un piano di concordato idoneo a garantire il graduale superamento dello stato di crisi dell'impresa.

Con riguardo, poi, all'articolo 3 della Costituzione, la Corte ritiene che sia, altresì, infondata la censura di violazione del principio di eguaglianza riguardante la mancata possibilità per l'amministrazione finanziaria di valutare in concreto la convenienza del piano che proponga un importo superiore a quello ricavabile dalla liquidazione del patrimonio del debitore, diversamente da quanto previsto in relazione ad altre categorie di debitori.

Un siffatto ragionamento, infatti, accosta trattamenti differenziati che la disciplina del concordato fallimentare prevede per diverse categorie di creditori, non tenendo in debita considerazione le peculiarità della regolamentazione della transazione fiscale del credito IVA.

Quest'ultimo non è riconducibile a nessuna delle tradizionali categorie di crediti privilegiati e chirografari, essendo assoggettato ad una disciplina eccezionale attributiva di un trattamento peculiare ed inderogabile, che, consentendo esclusivamente la transazione dilatoria, è tesa ad assicurare il pagamento integrale di un'imposta assistita da un privilegio di grado postergato, in deroga al principio dell'ordine legale delle cause di prelazione.

Infine, la normativa censurata è, di per sé, disciplina eccezionale rispetto al principio generale dell'indisponibilità della pretesa erariale.



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