Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Mazzotta Valeria - 2013-09-05

NELL'ASSEGNO PU0' RIENTRARE ANCHE LA RATA DEL MUTUO - Cass. 20139/2013 - Valeria MAZZOTTA

Nel procedimento di separazione coniugale, il giudice può determinare d"ufficio l"entità dell"assegno di mantenimento, a prescindere dalle domande dei coniugi sul punto.

Con la sentenza n. 20139 del 3 settembre 2013, la Cassazione ha rigettato il ricorso del marito condannato d"ufficio dal giudice di merito al pagamento della metà del mutuo contratto per l"acquisto della casa familiare, assegnata alla moglie collocataria dei figli, nonostante avesse già corrisposto il 50% del prezzo d"acquisto dell"immobile.

E" la legge, all"art. 155, secondo comma c.c., a sancire che il Giudice stabilisce la misura e il modo con cui il coniuge non affidatario deve contribuire al mantenimento dei figli, senza essere vincolato alle domande o agli accordi intervenuti tra le parti.

Richiamando poi la propria giurisprudenza precedente, gli Ermellini specificano che l"assegno di mantenimento per la prole può essere determinato in una somma unica o individuando specifiche voci di spesa, che risultano idonee a soddisfare le esigenze di vita in vista delle quali l"assegno è stato disposto. Pertanto, l"obbligo di pagamento della rata del mutuo può costituire una modalità di adempimento  dell"obbligo contributivo a carico dei figli.

Stante poi l"inadempimento paterno, altrettanto lecito è il prelievo diretto sullo stipendio dell"uomo disposto dalla Corte d"Appello.



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