Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2015-02-11

NELLE ASSOCIAZIONI NON RICONOSCIUTE RISPONDE CHI AGISCE – Ctp Vicenza 788/14 – Alceste SANTUARI

Le associazioni non riconosciute si distinguono da quelle riconosciute per l"assenza di autonomia patrimoniale perfetta

Tuttavia, nelle associazioni non riconosciute non risponde sempre il rappresentante legale, ma chi agisce in nome e per conto

La Commissione tributaria provinciale di Vicenza ha riaffermato questo principio

E" noto che le associazioni non riconosciute (rispetto a quelle riconosciute) non dispongono dell"autonomia patrimoniale perfetta, ossia non conoscono la segregazione totale tra il patrimonio degli associati e quello dell"associazione, che solo (nei sodalizi riconosciuti) risponde delle obbligazioni sociali dell"organizzazione.

Il codice civile (art. 38) per le associazioni non riconosciute dispone che risponde delle obbligazioni sociali colui che agisce in nome e per conto dell"associazione, escludendo quindi che possa essere sempre e a prescindere per così dire chi riveste la qualifica di rappresentante legale.

La Commissione tributaria provinciale di Vicenza, sez. 9, con sentenza n. 788 depositata in segreteria il 20 novembre 2014 ha affrontato il tema delle ASD (associazioni sportive dilettantistiche), riconoscendo che le stesse vanno configurate tra le associazioni non riconosciute. Queste ultime hanno "piena capacità di intrattenere rapporti giuridici con soggetti terzi e, per mezzo delle persone che la rappresentano, di assumere di fronte ad essi obbligazioni di cui sarà responsabile e in relazione alle quali i terzi potranno far valere i loro diritti sul fondo comune (art. 38 c.c.). Continua la Commissione evidenziando che "i rappresentanti operano sulla base di un rapporto di immedesimazione organica che li lega all"associazione in modo tale che ogni atto da loro compiuto in nome e per conto dell"associazione viene ad essa immediatamente imputato". Si ricorda, al riguardo, che proprio l"art. 38 citato stabilisce che delle obbligazioni assunte rispondono solidalmente ed illimitatamente con l"associazione anche le persone che hanno agito in nome e per conto della stessa.

Richiamando la sentenza n. 19486 del 10 settembre 2009 della Corte di Cassazione, la Commissione tributaria provinciale di Vicenza ribadisce che la responsabilità personale stabilita dall"art. 38 c.c. non è quindi "collegata alla titolarità della rappresentanza, bensì all"attività effettivamente svolta per l"associazione".

Quale è la conclusione di questo principio civilistico ribadito anche dalla Suprema Corte? Che chi intende avvalersi della responsabilità solidale di chi ha agito in nome e per conto del sodalizio deve provare l"attività svolta, non risultando sufficiente il semplice titolo di rappresentante legale.

Dal contenuto dell"art. 38 c.c. la Commissione fa derivare due conseguenze nette:

  1. nelle associazioni non riconosciute manca l"autonomia patrimoniale perfetta e non sussiste il beneficio della preventiva escussione del fondo comune;
  2. coloro che assumono obbligazioni per conto dell"associazione sono da considerarsi illimitatamente responsabili (oltre che solidalmente).

E" – come abbiamo avuto modo di ribadire in passato su questo sito – a tutela degli amministratori o comunque di chi svolge un ruolo "apicale" all"interno dell"associazione, fondamentale attraverso deleghe, determinazioni del consiglio direttivo et similia prevedere con chiarezza i poteri di quanti possono impegnare l"associazione nei confronti dei terzi, fosse anche il Presidente.

La Commissione poi afferma un altro importante principio per le associazioni, in cui spesso dopo qualche anno di attività gli organi direttivi si succedono per effetto di nuove elezioni ovvero dimissioni degli incumbent. Al riguardo, la Commissione tributaria ha affermato che la responsabilità di cui sopra non grava su tutti coloro che successivamente assumono la rappresentanza dell"associazione, ma riguarda esclusivamente le persone (dirigenti) che hanno concretamente negoziato e ciò a tutela dei terzi che fanno affidamento sulla loro solvibilità e sul loro patrimonio personale. In altri termini, come ribadito dalla Cassazione (Cass. 7 aprile 1992, n. 4266 e Cass. 12 gennaio 2005, n. 455) il semplice avvicendarsi nelle cariche sociali dell"associazione non comporta alcun fenomeno di successione nel debito.

Rimane dunque essenziale nelle associazioni non riconosciute stabilire con chiarezza il sistema di responsabilità e governance interna, supportati in questo dall"adozione del modello 231 che invero può contribuire ad individuare responsabilità e deleghe dell"agire associativo, in specie quando sono coinvolti rapporti con la P.A. ed altri soggetti del territorio, compresi i cittadini-donatori.



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