Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Mazzotta Valeria - 2015-10-14

NO ABBANDONO DEL TETTO CONIUGALE PER CHI VIVE IN UNA PARTE AUTONOMA DELLA CASA- Cass.ord. 20469/2015 - V. MAZZOTTA

Separazione

Violazione dei doveri coniugali: non c'è abbandono del tetto coniugale se il coniuge va a vivere in una parte autonoma dell'immobile destinato a residenza famigliare

Integra abbandono del tetto coniugale il comportamento del coniuge che esprima la volontà di terminare la convivenza e di abbandonare la residenza familiare per non farvi più ritorno. Non c"è abbandono, quindi, se il consorte risiede in una parte autonoma dell"immobile interamente adibito a casa famigliare.

Lo ribadisce la Corte di Cassazione in conformità al proprio orientamento consolidato con l"ordinanza n. 20469/2015.

Nel caso in esame, gli Ermellini hanno escluso l"abbandono del tetto coniugale da parte della moglie che, dopo aver soggiornato all"estero, era rientrata presso la residenza familiare, ma occupando una parte diversa dell"immobile rispetto al marito.
L"immobile è, secondo la Suprema Corte, «catastalmente un unicum, anche se si assume che esso risulterebbe costituito da due immobili autonomi, indipendenti e separati, in tal modo confermando però la volontà, tacita, dei coniugi di mantenere una doppia allocazione dello stesso, abilitando ciascuno di essi (e quindi anche l"odierna intimata) a vivere in altro settore (sia pure separato) dell"unico immobile, anche grazie alla relativa autonomia domestica, senza così porre in essere il comportamento censurato».
La Cassazione  conferma inoltre il mantenimento in favore del coniuge "debole", la donna in questo caso, precisando che esso è volto a garantire allo stesso il medesimo tenore di vita goduto in regime di matrimonio; ai fini di tale valutazione, rileva, senza dubbio, la disparità tra le posizioni economiche delle parti. Disparità sussistente nel caso di specie in favore del marito, sebbene vi fosse sostanziale equivalenza dei redditi immobiliari.
Infine, la Corte precisa che l"esercizio di un diritto di rango costituzionale non possa costituire un danno ingiusto; pertanto, la decisione della moglie di non addivenire a separazione consensuale, prediligendo una separazione giudiziale, è un corollario dell"esercizio di azione di cui all"art. 24 Cost. , diritto costituzionalmente garantito a tutti ed insuscettibile di cagionare un danno ai sensi dell"art. 2043 c.c. .



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