Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2014-03-12

NO AI TETTI (IRRAGIONEVOLI) DI SPESA PER I SERVIZI SOCIOSANITARI – Tar Piemonte 201/14 – Alceste SANTUARI

Il Tar Piemonte, sez. II, con sentenza n. 201 del 31 gennaio 2014 è intervenuto su istanza dell"ANASTE (Associazione Nazionale Strutture Terza Età) sul tema dei corrispettivi riconosciuti dalla Regione per la gestione dei servizi sociosanitari. In quanto associazione di categoria la ricorrente lamenta, in sostanza, che, mediante l"approvazione del nuovo piano tariffario, sono stati previsti "corrispettivi addirittura inferiori a quelli del 2010 a fronte di un contestuale incremento delle prestazioni socio-sanitarie a carico degli operatori", senza peraltro che siano state tenute in considerazione le richieste effettuate dalle parte sociali e dalle maggiori associazioni di categoria (tra le quali, la medesima ANASTE).

Due ai fini del presente contributo sono le motivazioni che richiamiamo delle doglianze della ricorrente:

1. eccesso di potere per contraddittorietà ed irragionevolezza: l"incisiva riduzione del budget, così approvata dalla Regione, e la corrispondente rimodulazione del piano tariffario, non garantirebbe – a giudizio dell"ANASTE - neanche un risparmio della spesa sanitaria, realizzando unicamente un "taglio lineare" non in grado di assicurare un più efficiente utilizzo delle risorse sanitarie;

2. illegittimità della prevista abrogazione "delle norme inerenti le prestazioni di continuità assistenziale erogate nell"ambito delle strutture residenziali socio-sanitarie di cui all"allegato 1, punto 8, della D.G.R. n. 45-4248 del 30.07.2012" con conseguente "indebita riduzione del livello di assistenza garantito ai cittadini ai sensi del D.P.C.M. del 29.11.2001", in violazione dell"art. 32 Cost.

Si è costituita in giudizio la Regione Piemonte, che ha sostenuto quanto segue:

a) sarebbe anzitutto "improprio" il richiamo all"art. 8-sexies del d.lgs. n. 502 del 1992, in quanto norma riferita "esclusivamente alle prestazioni prettamente sanitarie".

b) le tariffe fissate dalla Regione rientrerebbero nella categoria dei "prezzi amministrati" in quanto non sarebbero determinate da meccanismi di mercato bensì "secondo criteri prestabiliti" da inquadrarsi "nel generale sistema "pubblico" in cui è regolata la prestazione del servizio residenziale".

Si segnala l"intervenuto ad adiuvandum del Comune di Torino, che ha sostenuto l"accoglimento del ricorso, "essendo, da una parte, garante dei diritti delle persone che si trovano nel territorio cittadino" e, dall"altra parte, "ente gestore dei servizi socio-assistenziali per il territorio" nella cui veste "è tenuto a fornire gli interventi previsti dalla normativa in materia di LEA". Il Comune di Torino ha inteso evidenziare un altro motivo di contrarietà alla deliberazione regionale, riferito ad un"asserita violazione di legge "per contrasto con le previsioni in materia di compartecipazione previste dal d.P.C.M. 14.2.2001, 29.11.2001 e 23.4.2008; con la L. 289/2002 sui Livelli Essenziali di Assistenza e con gli artt. 32 e 117 Cost.".

Organizzazione privata ed ente locale, dunque, concordano sul fatto che il piano tariffario riguardante le prestazioni assistenziali di residenza attengono direttamente ai livelli essenziali di assistenza, che debbono poter essere considerati nella valutazione delle risorse da mettere a disposizione del sistema di interventi sociali sul territorio.

Alla luce di quanto sopra descritto, i giudici amministrativi hanno ribadito che:

1. l"assistenza agli anziani non autosufficienti rientra nell"area dell"integrazione socio-sanitaria, quale definita dall"art. 3-septies del d.lgs. n. 502 del 1992 (introdotto dalla d.lgs. n. 229 del 1999).

2. Ciò significa, a giudizio del Tar Piemonte, che a "differenza di quanto sostenuto dalla Regione resistente, pertanto, gli aspetti sanitari sono ben presenti e radicati nelle attività da erogarsi". Tale valutazione deve valere anche per il regime giuridico da applicarsi alla definizione del budget annuale per l"assistenza residenziale e semi-residenziale, con conseguente applicabilità delle norme che la legge prescrive in tema di remunerazione delle strutture che erogano l"assistenza a carico del Servizio sanitario. Del resto, come correttamente sostenuto dal Tar, "l"art. 8-bis del d.lgs. n. 502 del 1992, nell"introdurre le disposizioni concernenti l"esercizio di attività sanitarie per conto o a carico del Servizio sanitario, esplicitamente prevede che esse valgono anche per le strutture e le attività socio-sanitarie (comma 3), con ciò confermando che anche lo svolgimento dell"attività socio-sanitaria è retta dai medesimi principi valevoli per quella prettamente sanitaria."

3. rientra nel quadro di riferimento normativo ed organizzativo che caratterizza l"ambito sanitario l"azione che l"amministrazione regionale deve porre in essere nella determinazione delle tariffe massime da riconoscere alle strutture. Invero, in tale situazione, la Regione deve "preliminarmente compiere un"analitica istruttoria sui costi di produzione: si tratta di un principio generale applicabile in tutte le ipotesi nelle quali il Servizio sanitario, per il raggiungimento delle proprie finalità, si avvalga di soggetti erogatori privati previa determinazione di un livello massimo di remunerazione."

4. E nell"assolvere a questo compito, la Regione, "anche nell"attuale quadro economico che richiede il rispetto di precisi vincoli di bilancio (e che impone, in particolare, il rispetto della normativa speciale sul rientro dai disavanzi)", deve adoperarsi per "trovare comunque un giusto equilibrio tra le varie esigenze fondamentali che rifluiscono nella materia: la pretesa degli assistiti a prestazioni sanitarie adeguate con la connessa salvaguardia del diritto di primaria rilevanza alla salute; il mantenimento degli equilibri finanziari che comunque non possono contare su risorse illimitate; ma anche gli interessi degli operatori privati che rispondono a logiche imprenditoriali meritevoli di tutela e l'efficienza delle strutture pubbliche e private operanti in materia (cfr. Cons. Stato, sez. III, n. 740 del 2013)." Si tratta, pertanto, di un punto di equilibrio che deve essere sempre ricercato tra i diversi interessi in gioco, senza che uno di questi prevalga sull"altro (rectius: scarsità di risorse su garanzia dei livelli essenziali di assistenza).

5. Da ciò discende che le Regioni, nell"esercitare la propria potestà programmatoria sui limiti di spesa sanitaria (o socio-sanitaria), godono di un ampio potere discrezionale, purché però vengano bilanciati interessi diversi (cfr. Cons. Stato, ad. plen., n. 4 del 2012). Come sopra ricordato, non deve essere affermato soltanto "l"interesse pubblico al contenimento della spesa" ma anche "il diritto degli assistiti alla fruizione di prestazioni sanitarie adeguate (art. 32 Cost.)" e con esso "anche le legittime aspettative degli operatori privati i quali ispirano le loro condotte ad una logica imprenditoriale, nell"ambito della loro libertà di iniziativa economica (art. 41 Cost.)."

6. L"assunto secondo il quale i diversi interessi debbono trovare un equa composizione implica che "la fissazione di un tetto di spesa che si preoccupi solo di qualcuno degli interessi predetti, obliando gli altri, non potrebbe per ciò solo essere considerato legittimo, in quanto carente ab origine del necessario bilanciamento."

Ed è proprio questa la carenza che i giudici amministrativi piemontesi hanno rilevato nelle deliberazioni regionali impugnate dall"associazione ricorrente. Conseguentemente, il Tar ha concluso per l"accoglimento del ricorso, rinviando alla Regione la responsabilità, "in applicazione della presente sentenza", di "provvedere nuovamente sia all"approvazione del budget regionale per l"anno 2013 per l"acquisto di prestazioni di assistenza residenziale per anziani non autosufficienti sia alla definizione di un nuovo piano tariffario, ovviamente nel rispetto delle indicazioni provenienti dalla presente sede giurisdizionale."



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