Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2013-10-03

NO AL BLOCCO DEI SOGGETTI ACCREDITATI IN SANITA – Cons. St. 4574/13 – Alceste SANTUARI

Il Consiglio di Stato, sez. III, con la sentenza 16 settembre 2013, n. 4574, ha statuito in ordine ad un tema che non solo è delicato per le implicazioni che ne derivano sul piano della garanzia della qualità dei servizi erogati ai cittadini, ma anche per quelle che attengono ai profili di concorrenza e confronto nell"erogazione dei servizi medesimi da parte dei soggetti privati.

Di seguito, la sintesi della decisione dei giudici di Palazzo Spada:

  1. nel sistema sanitario nazionale, la procedura concessoria attraverso la quale le strutture sanitarie private vengono accreditate è subordinata all'esito di un"attività di ricognizione del fabbisogno assistenziale e alla programmazione sanitaria regionale. In altri termini, l"accreditamento non è "libero", ma condizionato.
  2. la competenza regionale in materia di autorizzazione ed accreditamento di organizzazioni sanitarie private deve essere riferita alla più generale potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute, che vincola le Regioni al rispetto dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato (su questi punti si veda Corte Cost., 7 giugno 2013, n. 132 e Cons. St., sez. III, 15 aprile 2013, n. 2117);
  3. la quantità delle prestazioni erogabili e la loro remunerazione è oggetto dell"apposito contratto che le strutture private sottoscrivono con le Aziende sanitarie, ai sensi dell"art. 8-quinquies, d. lgs. n. 502 del 1992;
  4. l"accreditamento non costituisce un vincolo per le Aziende sanitarie a corrispondere al soggetto accreditato una remunerazione per le prestazioni erogate, potendo tali prestazioni essere remunerate solo nei limiti dei tetti di spesa stabiliti contrattualmente;
  5. alla luce di quanto sopra espresso, il mercato delle prestazioni sanitarie, per le sue peculiarità, non può operare con un numero illimitato di erogatori privati;
  6. le singole Regioni sono autonome nell"indicare i criteri ritenuti migliori per l"individuazione dei soggetti che, tenendo conto delle diverse branche di attività e nei limiti delle risorse disponibili, possono erogare prestazioni in favore del servizio sanitario pubblico;
  7. ciononostante, i giudici hanno ritenuto che debbano comunque ritenersi illegittime quelle disposizioni che precludono la sottoscrizione di contratti con nuovi soggetti accreditati facendo esclusivo riferimento alla saturazione dell"offerta;
  8. l"ingresso di nuovi operatori privati, in possesso dei requisiti per l"accreditamento, non può essere bloccato a tempo indeterminato, non potendo essere giustificato dall"esigenza di contenere la spesa sanitaria;
  9. si tratta di un legittimo e necessario obiettivo che, tuttavia, non può essere conseguito a costo della violazione del principio di uguaglianza (cfr. in argomento Corte Cost., 7 novembre 2008, n. 361);
  10. ai servizi sanitari non si applica il codice dei contratti;
  11. tuttavia – ha ribadito il Consiglio di Stato - non possono ritenersi legittime disposizioni che si pongono del tutto in contrasto con quei principi (pur contenuti) di concorrenza che l"ordinamento riconosce anche alle aziende private che operano in un settore particolare come quello delle prestazioni sanitarie.

Come è noto, la finalità a cui l"istituto dell"accreditamento tende è quella di permettere l"esistenza di un gruppo tendenzialmente aperto di concessionari e, quindi, un insieme tendenzialmente aperto di unità di offerta di servizi sociali, evitando così di operare una selezione a monte e immettendo nella rete una pluralità di soggetti accreditati, tutti professionalmente e strutturalmente idonei, tutti potenziali fornitori di servizi sociali corrispondenti agli standard qualitativi definiti dall"Amministrazione, tutti egualmente inseriti nella rete.

Il rapporto intercorrente tra strutture private ed enti pubblici preposti all"attività sanitaria deve considerarsi di natura concessoria, "con la particolarità, rispetto al regime giuridico preesistente, consistente nel fatto che nel nuovo sistema si è in presenza di concessioni ex lege di attività di servizio pubblico, di tal che la disciplina di queste convenzioni è dettata in via generale dalla legge, pur con rinvii a norme di secondo grado o regionali. In questo contesto, il Consiglio di Stato, richiamando il modello di accreditamento ex d. lgs. n. 502/1992, che ha introdotto il pagamento a prestazione, sottolinea come detto modello è "ispirato al principio della libera scelta" (Cons. Stato V sez., 5/5/2008, n. 1988).

"Quasi mercati" ed esigenza di controllo della spesa sanitaria attraverso una adeguata programmazione regionale sembrano essere i termini del binomio che la sentenza ha affrontato. In altri termini, è possibile inferire che i giudici abbiamo inteso segnalare che l"esigenza di contingentamento del "mercato" dei servizi sanitari, garantito proprio dall"accreditamento, non può tuttavia impedire l"ingresso su quel "mercato" di soggetti nuovi, ai quali non può, dunque, essere impedito di risultare potenziali soggetti "contrattualizzati".



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