Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2016-05-18

No al revisore del comune che è anche della partecipata – Tar Marche 246/16 – Alceste Santuari

I giudici amministrativi hanno stabilito che l"incarico di revisore del comune non è compatibile con quello di revisore della società partecipata dal comune medesimo

Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche, Sezione Prima, con la sentenza 15 aprile 2016, n. 242, ha affrontato il tema riguardante l"incompatibilità tra incarico di revisore dei conti nel comune e nella società partecipata dell"ente locale.

Il ricorrente ha impugnato gli atti con i quali è stata dichiarata la decadenza della sua nomina a revisore del comune, a causa dell"incarico di Presidente del Collegio Sindacale di una società partecipata dal comune medesimo.

Per quanto attiene ai motivi del ricorso, i giudici amministrativi marchigiani hanno ritenuto che:

-) non vi è stata violazione dell"articolo 7 della legge 241/1990, in quanto la comunicazione "riporta chiaramente la ragione di incompatibilità del ricorrente, individuandola nella carica di presidente del collegio sindacale della società[omissis] partecipata dal comune, ai sensi dell"articolo 236 del d. lgs 267/2000";

-) il regolamento di contabilità del comune, ritenuto illegittimo dal ricorrente in quanto avrebbe previsto una causa di incompatibilità non prevista nell"articolo 236 TUEL, il quale prevedrebbe delle cause tassative di incompatibilità per i revisori degli enti locali, deve al contrario considerarsi legittimo, atteso che "l'articolo 236, comma 1, del decreto legislativo 267/2000, concernente le cause di ineleggibilità e di decadenza dei revisori, prevede che per gli stessi valgono le ipotesi di incompatibilità di cui al primo comma dell'articolo 2399 del codice civile, intendendosi per amministratori i componenti dell'organo esecutivo dell'ente locale";

-) considerando che il comune in parola risulta titolare della partecipazione di maggioranza relativa di una società a forte maggioranza di capitale pubblico (78,59%), "anche volendo condividere la tesi di parte ricorrente sul "numero chiuso" delle cause di incompatibilità per i revisori contabili, non appare di per sé illegittima la scelta del regolamento di contabilità comunale di specificare ulteriormente le cause di incompatibilità e ineleggibilità, rimandando a quelle previste per i consiglieri comunali e alla relativa percentuale di partecipazione societaria.";

-) lo statuto sociale stabilisce che per quanto riguarda l"assemblea straordinaria e per alcune decisioni dell"assemblea ordinaria è necessaria una maggioranza del 75%, quorum non raggiungibile senza la partecipazione del comune, che inoltre nomina direttamente un consigliere di amministrazione della società. In questo modo, al comune è conferito un "sostanziale potere di veto in alcune delle più importanti decisioni societarie";

-) per evitare la presenza di conflitti di interesse nell"organo di revisione, "deve essere adottata una definizione sostanziale dei concetti di vigilanza e controllo espressi dall"articolo 236, comma 3, del d. lgs n. 267 del 2000";

-) da ciò consegue che il bene primario dell"indipendenza del revisore deve essere salvaguardato, evitando il doppio ruolo di controllante e di controllato, dato che si concretizza, nel caso in esame, un'influenza dominante del Comune sul complesso dell"attività gestionale stante la possibilità di esercitare il diritto di veto su una serie di atti fondamentali per l'indirizzo ed il governo della società partecipata;

-) l'incarico nella società partecipata deve considerarsi integrante una causa di decadenza e non di incompatibilità (come ritenuto da parte ricorrente), tesi secondo la quale deve ritenersi corretto il richiamo operato dall'art. 236 del d.lgs n. 267 del 2000 all"articolo 2399 c.c., che riguarda, infatti, le cause di ineleggibilità e di decadenza.



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