Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2014-12-09

NO AL TRASFERIMENTO DELLA FARMACIA: LIMITATA LIBERTA DI IMPRESA – Cons. St. 5840/14 – Alceste SANTUARI

Deboli svantaggiati – Servizi sociosanitari

Il Tar annullava la delibera con la quale un comune aveva disposto lo spostamento della farmacia nella stessa pianta organica

Il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza di primo grado

Contro la deliberazione di un comune che aveva disposto lo spostamento di una farmacia all"interno dello stesso comune (in presenza di un"altra farmacia) aveva presentato ricorso un gruppo di residenti, sostenendo che lo spostamento avrebbe provocato un danno alla cittadinanza. Essi hanno lamentato il fatto che la nuova ubicazione, pur essendo compresa nel perimetro della zona assegnata alla prima farmacia, si sarebbe posta a ridosso del confine con la zona assegnata alla seconda farmacia. Conseguentemente, per effetto del trasferimento, il centro abitato del capoluogo comunale sarebbe risultato sprovvisto di farmacia, mentre la località secondaria, maggiormente popolata sarebbe stata provvista di due farmacie.

Il T.A.R. LAZIO - SEZ. STACCATA DI LATINA, SEZIONE I, con la sentenza n. 00828/2013, ha accolto il ricorso dei cittadini, rigettando preliminarmente l"eccezione di inammissibilità per difetto di legittimazione.

La sentenza è stata impugnata dal titolare della farmacia del cui trasferimento si discute. L"appello è stato respinto dai giudici di Palazzo Spada. Il Consiglio di Stato ha richiamato in premessa le sentenze che già hanno statuito sul tema del trasferimento di un esercizio farmaceutico da una ubicazione ad un"altra, restando all"interno della zona assegnata dalla pianta organica, segnatamente le sent. n. 4588/2012, n. 1858/2013, n. 2019/2013, e n. 6810/2011.

Per quanto riguarda le fonti normative, i giudici hanno richiamato che la "materia è regolata dagli artt. 104 eseguenti del t.u. delle leggi sanitarie, approvato con r.d. n. 1265/1934, nonché dalla legge n. 475/1968 e dalla legge n. 362/1991; e, ancora, dal regolamento approvato con d.P.R. n. 1275/1971 (in particolare l'art. 13)." In particolare, il Consiglio di Stato ha evidenziato che l'art. 1, comma settimo (originariamente comma quarto) della legge n. 475/1968 dispone quanto segue: "Ogni nuovo esercizio di farmacia deve essere situato (...) in modo da soddisfare le esigenze degli abitanti della zona". A giudizio del Collegio, detta disposizione deve applicarsi "non solo per il primo impianto ma anche per gli eventuali trasferimenti", che devono comunque "soddisfare le esigenze degli abitanti della zona".

L"ubicazione della nuova sede, ancorché all"interno della stessa pianta organica, deve quindi sempre realizzare finalità di interesse pubblico e di tutela della salute dei cittadini.

In quest"ottica, il Consiglio di Stato ha statuito che i titolari di farmacia possono sì scegliere "l'ubicazione dell'esercizio all'interno della zona, ma questa libertà non è illimitata, potendo l'autorità sanitaria contrapporle valutazioni riferite allo scopo di ottimizzare la funzionalità del servizio in rapporto alle «esigenze degli abitanti della zona». E perché l"ordinamento giuridico stabilisce queste "restrizioni" alla libertà imprenditoriale dei singoli farmacisti? I giudici di Palazzo Spada ritengono che il farmacista inteso come libero imprenditore, che gestisce un servizio di natura sanitaria, "si giova, in realtà, di un sistema di quasi-monopolio, in quanto è protetto dalla concorrenza da una triplice barriera: primo, il "numero chiuso" degli esercizi farmaceutici; secondo, l'assegnazione di una porzione di territorio (zona) all'interno della quale gode di un pieno diritto di esclusiva, nel senso che nessun altro farmacista vi si può insediare; terzo, il divieto imposto ai concorrenti di avvicinarsi al di sotto di una distanza minima, ancorché si trovino all'interno della zona di loro spettanza. Non può invocare la pienezza dei diritti del libero mercato chi, gestendo un servizio di pubblica utilità, usufruisce di tali e tante deroghe ai princìpi del libero mercato."

Nel caso di specie, rispetto ad altri già affrontati dal Consiglio di Stato, i giudici hanno riconosciuto che si tratta dello spostamento di una farmacia, in presenza di un"altra farmacia, e non dello spostamento di un"unica farmacia. Da ciò consegue – secondo i giudici - che "lo spostamento della prima farmacia dal capoluogo alla frazione dove è già ubicata la seconda produce l"effetto che vi sarà un centro abitato[…] servito da due farmacie mentre il capoluogo ne sarà sprovvisto."

Riconosciuto il "danno da spostamento di farmacia" che deriverebbe ai cittadini residenti in quella zona, i giudici hanno altresì vagliato la modalità con cui è stata aperta la seconda sede farmaceutica nel comune in oggetto. Infatti, hanno rilevato i giudici che la popolazione del comune (4.520 abitanti) "consentirebbe, secondo il criterio demografico, l"apertura di una sola farmacia (anche dopo la riduzione del quorum stabilita dal decreto legge n. 1/2012); e l"istituzione di una seconda farmacia è stata ed è tuttora possibile solo utilizzando il criterio "topografico" di cui all"art. 104 t.u.l.s.." Quest"ultimo criterio comporta, "innanzi tutto il vincolo di una distanza fra i due esercizi non inferiore a 3000 metri (invece degli ordinari 200)". in questo caso, però, non è stato dedotto un motivo di ricorso riferito alla sua violazione. A parte il vincolo della distanza, comunque, il Consiglio di Stato ha inteso riconoscere nelle "particolari esigenze dell'assistenza farmaceutica in rapporto alle condizioni topografiche e di viabilità" la ragione per la quale lo spostamento della sede, così come formulata, non può essere legittimata. E tale scelta è giustificata dalla circostanza che nel territorio del Comune esistono due centri abitati relativamente lontani e mal collegati fra loro, "tanto da rendere necessario che ciascuno dei due sia dotato di una farmacia propria, in deroga al criterio demografico che giustificherebbe un"unica farmacia al servizio di entrambi."

In conclusione, afferma il Consiglio di Stato che se "dopo l"istituzione della seconda farmacia si attua un trasferimento per effetto del quale uno dei due centri abitati rimane privo dell"esercizio farmaceutico mentre l"altro viene ad averne due, si contraddice platealmente la stessa ragion d"essere di due farmacie invece di una sola."



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