Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2015-12-07

NO AL VALORE SELF-EXECUTING DELLE DIRETTIVE UE – Cons. St. 5359/15- Alceste SANTUARI

Sull"efficacia delle direttive UE nell"ordinamento italiano

Quale valore giuridico prima del recepimento nazionale?

Il Consiglio di Stato esclude l"efficacia self-executing delle direttive non ancora recepite

Il Consiglio di Stato, sez. III, con sentenza 25 novembre 2015, n. 5359, è intervenuto ancora una volta sul tema riguardante l"efficacia delle direttive UE non ancora recepite nell"ordinamento italiano.

Nel caso di specie, i giudici di Palazzo Spada hanno preso in esame l'art. 63 della direttiva 2014/24/UE sugli appalti pubblici là dove impone la sostituzione del soggetto sulla cui capacità ha fatto affidamento l'operatore economico (nelle ipotesi in cui sussistano, per il primo, motivi obbligatori di esclusione) e, quindi, impedisce, in tale situazione, l'automatica estromissione dalla procedura dell'impresa concorrente (che si è avvalsa dei requisiti di un'impresa ausiliaria, che, tuttavia, non li possiede). A giudizio della Sezione, tale previsione normativa non è immediatamente applicabile nell'ordinamento nazionale prima della sua trasposizione nell'ordinamento interno e in pendenza del termine per il suo recepimento.

I giudici amministrativi hanno inteso ribadire che prima della scadenza del termine per il recepimento delle direttive resta inconfigurabile qualsiasi efficacia diretta nell'ordinamento interno e, in particolare, nei c.d. rapporti verticali delle direttive europee (che, quindi, non possono essere qualificate, in tale situazione, come self-executing), per quanto dettagliate e complete, e che, nondimeno, le stesse conservano un'efficacia giuridica, ancorchè limitata, che vincola sia i legislatori sia i giudici nazionali ad assicurare, nell'esercizio delle rispettive funzioni, il conseguimento del risultato voluto dalla direttiva (cfr. (Cons. St., sez. V, 11 settembre 2015, n.4253; sez. VI, 26 maggio 2015, n.2660).

Avuto riguardo ai contenuti di tale ridotta efficacia, il Consiglio di Stato ha chiarito che, "in pendenza del termine per il recepimento, il rispetto del principio di leale collaborazione sancito all'art. 4, par. 3, del Trattato UE impedisce, per un verso, al legislatore nazionale l'approvazione di qualsiasi disposizione che ostacoli il raggiungimento dell'obiettivo al quale risulta preordinata la direttiva e impone, per un altro, ai giudici nazionali di preferire l'opzione ermeneutica del diritto interno maggiormente conforme alle norme eurounitarie da recepire, di guisa che non venga pregiudicato il conseguimento del risultato voluto dall'atto normativo europeo."

La Sezione quindi esclude "che possa riconoscersi qualsivoglia efficacia alle direttive non ancora recepite, che introducono nell'ordinamento un istituto nuovo, che, come tale, esige una compiuta disciplina normativa interna, necessariamente riservata in tutti i suoi aspetti al legislatore nazionale."

Nel caso di specie, poi, i giudici fanno notare che, affinché possa utilmente invocarsi il limitato effetto della c.d. interpretazione giuridica conforme, nei termini sopra precisati, risulta necessario che la direttiva che viene invocata come vincolante criterio ermeneutico sia stata pubblicata sulla G.U.U.E. prima dell'adozione dell'atto impugnato, posto che, in ogni caso, il giudizio della legittimità di quest'ultimo dev'essere comunque formulato alla stregua della normativa vigente al momento della sua assunzione.

In sintesi, il Consiglio di Stato ha ribadito che la regola dell'interpretazione giuridica conforme risulta "del tutto inconfigurabile nei riguardi di previsioni della direttiva finalizzate ad introdurre negli ordinamenti nazionali istituti del tutto innovativi, che, come tali, esigono la coerente declinazione dei loro elementi costituivi e dei pertinenti presupposti di applicabilità. Anche a fronte di una disciplina europea sufficientemente dettagliata ed esauriente, risultano, infatti, necessarie la previsione di disposizioni (nazionali) di coordinamento con la normativa vigente e, soprattutto, l'adozione di un regime intertemporale, che chiarisca i tempi di operatività della nuova disciplina, rispetto (ad esempio) alle gare già bandite al momento del recepimento della direttiva."

La previsione di un nuovo istituto, che nel caso in esame era da intendersi quello della sostituzione del terzo ausiliario (finora sconosciuto sia alla normativa nazionale che a quella europea), non può produrre la propria efficacia, "non solo diretta, […] ma anche nella ridotta valenza come paradigma ermeneutico."

Occorre, in ultima analisi, l"atto di recepimento formale nell"ordinamento giuridico italiano, affinché le previsioni contenute nelle direttive UE possano dirsi applicabili nel diritto nazionale.



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