Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2016-04-12

No alla genericità dei piani di razionalizzazione delle società partecipate (delle università) – Corte Conti Piemonte 25/16 – Alceste SANTUARI

I giudici contabili hanno ritenuto il piano di razionalizzazione riguardante le società partecipate dell"Università di Torino eccessivamente generico.

L"art. 1, comma 612 della legge 190/2014 (legge di stabilità 2015) ha stabilito che entro il 31 marzo scorso le P.A. dovessero approvare ed inviare alla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti la relazione sui risultati conseguiti nel 2015 dal processo di razionalizzazione delle partecipate.

Come è noto, il comma 611, lett. a) prevede l"eliminazione delle società e delle partecipazioni societarie non indispensabili al perseguimento delle proprie finalità istituzionali, anche mediante messa in liquidazione o cessione.

Con la deliberazione n. 25/2016/VSG del 23 marzo 2016, la Sezione di controllo del Piemonte ha rinviato, per la seconda volta, il piano all'Università degli studi di Torino, rilevando, in termini sintetici, quanto segue:

-) il documento non può limitarsi a descrivere genericamente le future azioni da intraprendere o il modo con cui si intenderà analizzare le partecipazioni societarie;

-) l"ente pubblico deve svolgere l'analisi puntando a ridurre le partecipazioni e contenere i costi di funzionamento dei soggetti societari, entro tempi certi e con risparmi effettivi da conseguire.

Avuto riguardo poi proprio alle università degli studi, i giudici contabili piemontesi hanno osservato che esse sono chiamate, in particolare, a condurre un'analisi di massimo rigore nel valutare il requisito della indispensabilità della partecipazione dato che per il comparto universitario una normativa speciale di settore limita sensibilmente la capacità giuridica dell'ente pubblico in materia. Preme ricordare che, infatti, ai sensi dell'articolo 91, Dpr 382/1980 le università possono partecipare a consorzi o a società di capitale per la progettazione e l'esecuzione di programmi di ricerca finalizzati allo sviluppo scientifico e tecnologico, a condizione che:

a) la loro partecipazione sia rappresentata da esclusivo apporto di prestazione di opera scientifica;

b) l'atto costitutivo preveda l'esclusione per esse da eventuali obblighi dei soci di versare contributi in denaro e che gli utili non vengano ripartiti ma reinvestiti per finalità di carattere scientifico;

c) sia assicurata la partecipazione paritaria della università, nell'impostazione dei programmi di ricerca;

d) le relative iniziative fruiscano di finanziamenti non inferiori alla metà da parte di organismi pubblici nazionali, internazionali o esteri;

e) ogni eventuale emolumento corrisposto ai professori universitari o ai ricercatori che facciano parte degli organi sociali sia versato alle università di appartenenza.

Ed è alla luce dei su richiamati "paletti", che la sezione regionale di controllo ha richiamato l"attenzione dell"Università: l"ateneo avrebbe dovuto esporre in modo analitico la valutazione sul mantenimento o meno di ciascuna partecipata, dando atto anche del rispetto dei criteri dettati dalla normativa speciale.

Tale valutazione si deve collocare in un contesto normativo in cui, come già evidenziato, il comma 611 dell"art. 1, l. stabilità 2015 prevede la dismissione delle partecipazioni non indispensabili e, al contempo, fa salva la disciplina della legge 244. I giudici contabili, a riguardo del rapporto tra le due discipline normative, hanno voluto evidenziare che, pur restando vigente il divieto di mantenere società non coerenti con le proprie finalità istituzionali (principio della funzionalizzazione), la legge di Stabilità 2015 è andata "oltre imponendo la dismissione di quelle società che, pur coerenti con i fini istituzionali dell"Ente, non sono indispensabili al loro perseguimento." Si tratta, secondo il giudizio della sezione di controllo, di una "indispensabilità" che deve essere legata "alle partecipazioni coerenti con i fini istituzionali dell"ente", che deve essere individuata "sotto il profilo della indispensabilità dello strumento societario rispetto ad altre differenti forme organizzative (o alla scelta di fondo tra internalizzazione ed esternalizzazione) o, ancora, all"indispensabilità dell"attività svolta dalla partecipata rispetto al conseguimento dei fini istituzionali." Nel caso specifico di "partecipazioni c.d. polvere", esse non "non consentendo un controllo sulla partecipata da parte del socio pubblico, non sembrerebbero coerenti con una valutazione di strategicità della partecipazione, riducendosi al rango di mero investimento in capitale di rischio."

Dunque, nel caso delle università, concludono i giudici contabili piemontesi, "risulta ancora più imprescindibile un'analisi approfondita dei costi di funzionamento dei soggetti societari, per la messa a punto degli interventi diretti alla riduzione dei costi."



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