Legislazione e Giurisprudenza, Mantenimento, alimenti -  Rossi Valentina - 2013-07-27

NO ALLA LEGITTIMAZIONE A CHIEDERE ALL'EX CONIUGE IL MANTENIMENTO DEL FIGLIO-Cass. Civ. 1875/13- V. ROSSI

Secondo la Cassazione nella sentenza del 25 luglio 2013 n.1875 ,il trasferimento del figlio in un'altra città, ove lo stesso prende in locazione un appartamento a conferma della stabilità del trasferimento, esclude la persistenza in capo al genitore affidatario della legittimazione a richiedere iure proprio all'ex coniuge il contributo per il mantenimento del figlio.

Occorre tener presente che Ermellini , nel 2005 (Cass., sent. n. 11320 del 2005 ) avevano affermato che il genitore, separato o divorziato, al quale il figlio sia stato affidato durante la minore età, pur dopo che questi (non ancora autosufficiente) sia divenuto maggiorenne, continua, in assenza di un'autonoma richiesta da parte di quest'ultimo, ad essere legittimato iure proprio ad ottenere dall'altro genitore il pagamento dell'assegno per il mantenimento del figlio, sempre che tra il genitore già affidatario e il figlio persista il rapporto di coabitazione. Al fine di ritenere integrato il detto requisito della coabitazione - si è osservato in quella occasione - è sufficiente che il figlio maggiorenne, pur in assenza di una quotidiana coabitazione, che può essere impedita dalla necessità di assentarsi con frequenza, anche per non brevi periodi, per motivi, ad esempio, di studio, mantenga tuttavia un collegamento stabile con l'abitazione del genitore, facendovi ritorno ogniqualvolta gli impegni glielo consentano: e questo collegamento, se da un lato costituisce un sufficiente elemento per ritenere non interrotto il rapporto che lo lega alla casa familiare, dall'altro concreta la possibilità per tale genitore di provvedere, sia pure con modalità diverse, alle esigenze del figlio .

Tuttavia in una più recente sentenza (Cass. n. 4555 del 2012 ) si è affermato che con riferimento alla tematica dell'assegnazione della casa familiare, la nozione di convivenza rilevante a tali effetti comporta la stabile dimora del figlio presso l'abitazione di uno dei genitori, con eventuali, sporadici allontanamenti per brevi periodi, e con esclusione, quindi, della ipotesi di saltuario ritorno presso detta abitazione per i fine settimana, ipotesi nella quale si configura invece un rapporto di mera ospitalità. Deve, pertanto, sussistere un collegamento stabile con l'abitazione del genitore, benché la coabitazione possa non essere quotidiana, essendo tale concetto compatibile con l'assenza del figlio anche per periodi non brevi per motivi di studio o di lavoro, purché egli vi faccia ritorno regolarmente appena possibile; quest'ultimo criterio, tuttavia, deve coniugarsi con quello della prevalenza temporale dell'effettiva presenza, in relazione ad una determinata unità di tempo.

I giudici di Piazza Cavour fanno rilevare, poi , che la Corte di merito adita aveva preso in considerazione l'elemento del venir meno del presupposto della coabitazione del figlio con la madre per effetto del suo trasferimento per ragioni di studio a Milano, la cui stabilità il giudice di secondo grado ha ritenuto comprovata dalla circostanza dell'avere il ragazzo preso ivi in locazione un appartamento, correttamente ha escluso la sopravvivenza della legittimazione della ex moglie a richiedere iure proprio all'ex coniuge il contributo per il mantenimento del figlio.



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