Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-02-08

NO ALLA PROROGA DEI CONTRATTI DI TPL – Corte Cost. 2/14 – Alceste SANTUARI

In un contesto in cui, da un lato, è stata ripristinata proprio anche grazie all"intervento "riparatorio" della Corte costituzionale, la piena facoltà degli enti locali di intervenire nell"ambito dei servizi pubblici locali e, dall"altro, si afferma il principio europeo di libertà di concorrenza, la Corte costituzionale ribadisce che nel comparto dei trasporti pubblici locali (TPL) è necessario che tale principio venga rispettato anche dagli enti locali.

Nel caso di specie, con sentenza 13 gennaio 2014, n. 2, la Consulta ha inteso escludere che la potestà legislativa regionale possa conferire agli Enti locali la facoltà di assumere provvedimenti di proroga del contratto di servizio a durata indeterminata, ancorché in caso di emergenza e al solo fine di garantire la continuità del servizio pubblico sul territorio. A finire nel mirino della censura di illegittimità costituzionale è stata la l.r. Toscana n. 64/2012, che aveva previsto che gli Enti locali, "nelle more dell'espletamento della procedura concorsuale per l'affidamento dei servizi di trasporto pubblico locale su gomma al gestore unico[…]e fino al subentro dello stesso, provvedono, nei limiti degli stanziamenti di bilancio, a garantire la continuità del servizio reiterando, anche oltre il primo biennio, i provvedimenti di emergenza emanati".

Che cosa permetteva questa norma? Essa autorizzava gli enti locali regionali ad adottare provvedimenti di proroga del contratto di servizio senza una durata certa, incorrendo perciò in una fattispecie giuridica non contemplata, né consentita dalle norme del nostro ordinamento, soprattutto lette alla luce delle regole comunitarie in materia di libertà di concorrenza tra gli operatori. Si rammenta al riguardo che il regolamento CE 23 ottobre 2007, n. 1370, recepito dall'articolo 61 della legge 23 luglio 2009, n. 99, disciplina le modalità di affidamento dei servizi di trasporto pubblico passeggeri su strada e su ferrovia, con efficacia vincolante per gli Stati membri dal 3 dicembre 2009. In particolare, preme richiamare l'articolo 5, comma 5, del regolamento in argomento che stabilisce che gli Enti locali – nelle more dell'espletamento della gara per l'affidamento del servizio, e per fare fronte a situazioni di emergenza derivanti da una possibile interruzione del servizio – possono adottare provvedimenti di emergenza che assumono la forma di un'aggiudicazione diretta di un contratto di servizio, o di una proroga consensuale di un contratto di servizio pubblico, oppure di un'imposizione dell'obbligo di fornire determinati servizi pubblici. Si tratta, a ben vedere, di una disposizione che, in linea teorica, lascerebbe agli enti locali ampia facoltà di scelta in ordine alle modalità cui prolungare i contratti di servizi nel comparto del tpl. Tuttavia, occorre evidenziare che il medesimo comma 5 precisa la durata che questi contratti debbono avere: "I contratti di servizio pubblico aggiudicati o prorogati con provvedimento di emergenza o le misure che impongono di stipulare un contratto di questo tipo hanno una durata non superiore a due anni".

Alla luce del contesto normativo sopra richiamato, la Consulta ha ritenuto che la norma regionale impugnata, che ha previsto la possibilità, per gli Enti locali, di reiterare la proroga dei contratti dei gestori dei servizi di trasporto pubblico locale, senza l'indicazione di un termine finale di cessazione, ponesse in essere una disciplina che implica una distorsione nel concetto di libera concorrenza, e che, quindi, si pone in contrasto con i principi generali di diritto.



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