Legislazione e Giurisprudenza, Matrimonio, famiglia di fatto -  Rossi Stefano - 2015-07-14

NO ALLA TERAPIA OBBLIGATORIA PER I GENITORI LITIGIOSI - Cass. 1.7.2015, n. 13506 - Stefano ROSSI

Il caso oggetto della pronuncia della Cassazione (Cass. civ., sez. I, sentenza 1 luglio 2015, n. 13506) scaturiva dal contrasto tra i genitori di un minore che, dopo la rottura della loro unione more uxorio, avevano intrapreso una serie di azioni giudiziali per ottenere l"affidamento del piccolo Francesco (nome di fantasia). Nel 2008 i genitori avevano sottoscritto un accordo stragiudiziale che prevedeva l"affidamento condiviso del figlio, l"impegno di partecipare a un percorso di mediazione familiare e la possibilità per la madre di vivere con il minore presso l"abitazione di proprietà dell"ex compagno. Tale accordo non aveva avuto una piena esecuzione, risultando peraltro impossibile una sua modifica consensuale.

Nel contesto del procedimento, instaurato avanti il Tribunale per i minorenni di Firenze per decidere sull"affidamento, veniva disposta consulenza tecnica affidata ai servizi sociali, all"esito della quale il Tribunale decideva per l"affidamento condiviso del minore con collocamento presso il padre, dando facoltà alla madre di tenere con sé il figlio, prescrivendo peraltro ai genitori di rivolgersi al servizio sociale per ricevere informazioni e farsi indirizzare verso un percorso di mediazione familiare.

Contro tale provvedimento venivano proposti separati ricorsi da parte di entrambe i genitori. La Corte di appello, disposta una nuova consulenza tecnica, ha affidato al consulente il compito di depositare una relazione sull"esito del monitoraggio del rispetto delle statuizioni pregresse e sulla valutazione dei rapporti genitori/figlio. La nuova relazione del CTU ha dato atto dell"esito negativo del percorso di mediazione a causa della immaturità della coppia genitoriale, ancora troppo coinvolta nel conflitto personale che rende impossibile un confronto autonomo tra i due genitori e necessario un percorso di sostegno e cura per entrambi, al fine di giungere a un reciproco rispetto dei ruoli, essenziale per garantire la loro collaborazione necessaria per la cura e l'educazione del figlio. Per altro verso la relazione del consulente ha dato atto del rispetto degli accordi assunti dalle parti e della mancanza di disagi da parte del minore ascrivibili alla collocazione prevalente presso il padre.

La Corte di appello ha confermato le statuizioni del Tribunale dei Minorenni relative all"affidamento condiviso e alla collocazione e domiciliazione prevalente presso il padre, confermato anche il mandato ai servizi sociali di monitorare il rispetto delle statuizioni e la condizione del minore.

Contro tali statuizioni il padre è ricorso alla Suprema Corte.  Tralasciando i motivi irrilevanti, ci si può concentrare sulla contestazione della legittimità della statuizione che obbliga i genitori a sottoporsi a un percorso psicoterapeutico individuale.

La Corte di cassazione sottolinea come la prescrizione ai genitori di sottoporsi ad un percorso psicoterapeutico individuale e a un percorso di sostegno alla genitorialità da seguire insieme sia lesiva del diritto alla libertà personale costituzionalmente garantito e alla disposizione che vieta l"imposizione, se non nei casi previsti dalla legge, di trattamenti sanitari. Tale prescrizione, pur volendo ritenere che non imponga un vero obbligo a carico delle parti, comunque le condiziona ad effettuare un percorso psicoterapeutico individuale e di coppia confliggendo così con l"art. 32 della Costituzione. Inoltre non tiene conto del penetrante intervento, affidato dallo stesso giudice di merito, al Servizio sociale che si giustifica in quanto strettamente collegato all"osservazione del minore e al sostegno dei genitori nel concreto esercizio della responsabilità genitoriale. Laddove la prescrizione di un percorso psicoterapeutico individuale e di sostegno alla genitorialità da seguire in coppia esula dai poteri del giudice investito della controversia sull"affidamento dei minori anche se viene disposta con la finalità del superamento di una condizione di immaturità della coppia genitoriale che impedisce un reciproco rispetto dei rispettivi ruoli. Mentre infatti la previsione del mandato conferito al Servizio sociale resta collegata alla possibilità di adottare e modificare i provvedimenti che concernono il minore, la prescrizione di un percorso terapeutico ai genitori è connotata da una finalità estranea al giudizio quale quella di realizzare una maturazione personale dei genitori che non può che rimanere affidata al loro diritto di auto-determinazione.

Conseguentemente si è disposta la cassazione del decreto impugnato, con relativa decisione nel merito di revoca della prescrizione ai genitori di sottoporsi ad un percorso psico-terapeutico individuale oltre a un percorso di sostegno alla genitorialità da seguire insieme.



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