Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2016-11-11

No allaffidamento diretto del servizio di canile comunale alle coop. sociali – Cons. St. 4129/16 – Alceste Santuari

Un servizio pubblico (canile comunale) non può essere affidato in "riserva" alle cooperative sociali in quanto non è un servizio strumentale alla P.A.

Un"associazione di protezione degli animali che, in forza di apposita convenzione prevista dalla legge nazionale, aveva gestito il canile comunale ha presentato ricorso avverso la determinazione dell"amministrazione comunale, dopo che una gara senza previa pubblicazione del bando di gara era andata deserta, di riservare la selezione del potenziale gestore alle sole cooperative sociali di tipo b.

Al riguardo, il comune aveva ritenuto legittima questo modus operandi in quanto muoveva dalla convinzione che esso non era tenuto ad esperire una procedura ad evidenza pubblica e che pertanto la clausola di riserva per l"affidamento di un servizio che avrebbe potuto essere gestito in economia, non avrebbe pregiudicato la concorrenza.

Il Tar Piemonte, Sez. I, con sentenza n. 306 del 3 marzo 2016 ha accolto il gravame, statuendo che la riserva di partecipazione alla procedura di gara prevista dall"art. 5, l. 381/1991 in favore delle cooperative sociali è applicabile soltanto alla fornitura di beni e servizi strumentali alla P.A. e non anche quando oggetto dell"affidamento sia un servizio pubblico locale.

Il comune ha presentato appello al Consiglio di Stato. Con sentenza 6 ottobre 2016, n. 4129, i giudici di Palazzo Spada hanno ritenuto di aderire alle valutazioni del giudice di prime cure. In particolare, il Consiglio di Stato ha ribadito quanto segue:

-) non è apprezzabile l"assunto del comune che aveva dichiarato che il Tar Piemonte non aveva considerato che il servizio di canile, ai sensi dell"Allegato IIB dell"allora vigente Codice dei contratti pubblici (ex d. lgs. 163/2006), deve essere escluso dalla disciplina degli appalti pubblici;

-) ancorché privo di rilevanza economica, il servizio in oggetto non è preordinato a soddisfare esigenze della P.A. procedente, ma trattasi di un servizio rivolto alla comunità locale;

-) il comune ha comunque deciso di autovincolarsi, decidendo di esperire una procedura ad evidenza pubblica;

-) conseguentemente, non può trovare applicazione l"art. 5 della l. 381/1991, che permette agli enti pubblici, per quanto riguarda la fornitura di beni e servizi c.d. "strumentali" di derogare alla disciplina ordinaria in materia di contratti della P.A. e, pertanto, di stipulare in via diretta convenzioni con le cooperative sociali di tipo b);

-) la P.A. deve rispettare i principi di imparzialità, parità di trattamento e concorrenzialità, di cui la procedura di gara prescelta è l"espressione di diritto positivo, senza la possibilità di prevedere deroghe che si possano risolvere in una ingiustificata restrizione della concorrenza.

La sentenza de qua evidenzia come il d. lgs. n. 50/2016 e talune leggi regionali possano invero contribuire, almeno in parte, a superare le obiezioni mosse sia dal Tar sia dal Consiglio di Stato.



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