Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2015-11-11

NO ALLE RICETTE NELLE PARAFARMACIE – Tar Veneto 1141/15 – Alceste SANTUARI

Quello della possibilità della dispensazione di farmaci dietro prescrizione medica nelle parafarmacie è una questione molto dibattuta

Si tratta di questione già affrontata anche a livello europeo dalla Corte di Giustizia

Il Tar Veneto conferma il diniego

Un farmacista abilitato ha impugnato il diniego all"autorizzazione alla vendita anche dei farmaci soggetti a prescrizione medica nell"ambito della conduzione della parafarmacia avviata dal medesimo ricorrente. Il ricorrente ha dedotto l"illegittimità del diniego sulla base dei seguenti motivi:

-) la norma considerata ostativa si porrebbe in insanabile contrasto con le recenti modifiche in tema di abrogazione delle restrizioni all"accesso all"esercizio delle professioni e delle attività economiche di cui alla legge numero 148/ 2011 e 27/ 2012;

-) la liberalizzazione sarebbe poi confermata dal regolamento di riforma degli ordinamenti professionali cui al d.p.r. 7 agosto 2012 numero 137, laddove prevede che l"accesso alle professioni regolamentate è libero e che sono vietate le limitazioni alle iscrizioni agli Albi professionali, garantendo che l"esercizio dell"attività risponde ai principi di libera concorrenza e la limitazione del numero di persone titolate a esercitare una certa professione è consentito unicamente là dove essa risponde a ragioni di interesse pubblico, tra cui particolare rilievo assume quello di evitare possibili danni alla salute umana, che è esattamente il fine e l"esigenza cui vuole rispondere l"estensione della vendita di farmaci anche in esercizio di parafarmacia, ove gestito da professionista in possesso dei requisiti professionali necessari;

-) il farmacista abilitato e iscritto all"albo professionale, titolare di esercizio di vicinato del tipo parafarmacia e nell"ambito di esso, è legittimato alla vendita di tutti i farmaci in commercio anche di quelli soggetti a prescrizione medica, e ciò indipendentemente dalla partecipazione, in regime di convenzione, al rimborso da parte del servizio sanitario nazionale per la vendita di quei farmaci per i quali esso è previsto e che potrà tutt"al più aggiungersi quale ulteriore elemento, ma non essere condizionante o prodromico alla legittimazione alla vendita piena.

Il ricorrente ha altresì sollevato questione di legittimità costituzionale dell"articolo 11 del decreto-legge numero 1/2012 convertito nella legge numero 27/2012, ove la stessa si ponesse in contrasto con i principi di liberalizzazione surricordati.

Il Tar Veneto, sez. III, con sentenza 6 novembre 2015, n. 1141, ha respinto il ricorso presentato dal farmacista, fondando il proprio argomentare sulle seguenti ragioni:

-) alla luce della pronuncia della corte costituzionale n. 216/2014, è legittimo il diniego all'autorizzazione alla vendita anche dei farmaci soggetti a prescrizione medica nell'ambito della conduzione di una parafarmacia comprese quelle soggette a prescrizione medica ex art. 87, c. 1, del d.lgs n. 219/2006, richiesta dal suo titolare, nonostante l'abilitazione all'esercizio della professione di farmacista ed iscritto all'albo professionale relativo;

-) il regime delle farmacie è conforme all'ordinamento comunitario e al principio di tutela della concorrenza in quanto l'incondizionata liberalizzazione di quella categoria di farmaci inciderebbe con effetti non privi di conseguenze sulla distribuzione territoriale delle para farmacie le quali, non essendo inserite nel sistema di pianificazione di cui al d.l. n. 201 del 2011, potrebbero alterare il sistema stesso, posto prima di tutto a garanzia della salute dei cittadini;

-) la Corte di Giustizia ha osservato come l'art 49 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea debba essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale che impedisce a un farmacista non titolare di farmacia compresa in pianta organica di distribuire al dettaglio, in una parafarmacia, anche quei farmaci soggetti a prescrizione medica che non sono a carico del servizio sanitario nazionale, bensì vengono pagati interamente dall'acquirente;

-) la medesima Corte ha richiamato la decisione 5 dicembre 2013 in cause riunite C -159, 160 e 161/ 2012, osservando che la tutela della salute può giustificare restrizioni alla libertà di stabilimento, che l"apertura delle farmacie sul territorio italiano è oggetto di un regime di pianificazione, e che la situazione auspicata equivarrebbe a poter commercializzare tali medicinali senza osservare il requisito della pianificazione territoriale con ripercussioni negative sull"effettività dell"intero sistema di pianificazione delle farmacie e quindi sulla sua stabilità.

-) la salute e la vita delle persone occupano una posizione preminente tra gli interessi protetti dal trattato e spetta agli Stati membri stabilire il livello al quale essi intendono garantire la tutela della salute pubblica e il modo in cui tale livello debba essere raggiunto.

Quanto sopra riportato ha fatto dunque rigettare il ricorso presentato "posto che il dedotto vizio di istruttoria relativo al mancato esame della sufficienza dell"assistenza farmaceutica esistente nel contesto territoriale risulta del tutto improponibile alla luce della vigenza di norma ostativa di cui è stata acclarata la legittimità costituzionale, non potendosi pertanto neppure considerare non manifestamente infondata la dedotta questione di costituzionalità afferente la legittimità dei presupposti per il rilascio delle autorizzazioni all"apertura di nuove farmacie."



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