Articoli, saggi, Obbligazioni, contratti -  Mazzon Riccardo - 2017-01-26

Non comportarsi secondo buona fede durante le trattative: genera responsabilità extracontrattuale - Riccardo Mazzon

Qualora le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, non si comportino secondo buona fede, rispondono per responsabilità precontrattuale, in violazione della regola di condotta, stabilita dall'art. 1337 c.c., a tutela del corretto svolgimento dell'iter formativo del contratto; trattasi, senza dubbio, di una forma di responsabilità extracontrattuale.

Qualora le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto, non si comportino secondo buona fede, rispondono per responsabilità precontrattuale, in violazione della regola di condotta, stabilita dall'art. 1337 c.c., a tutela del corretto svolgimento dell'iter formativo del contratto (cfr., amplius, il capitolo quarto del volume "RISARCIMENTO DEL DANNO PER INADEMPIMENTO CONTRATTUALE", Riccardo Mazzon, Rimini 2014); trattasi, senza dubbio, di una forma di responsabilità extracontrattuale, con la conseguenza che la prova dell'esistenza e dell'ammontare del danno resta integralmente a carico del danneggiato (artt. 2043 e 2059 c.c.: T.A.R. Reggio Calabria sez. I, 28 agosto 2013, 515 DeG, 2013, 30 settembre).

Infatti la buona fede, intesa in senso etico come requisito della condotta, costituisce un cardine della disciplina legale delle obbligazioni e forma oggetto di un vero e proprio dovere giuridico, violato - non soltanto quando una delle parti agisce con dolo, in pregiudizio dell'altra, ma - anche quando il comportamento non sia improntato alla diligente correttezza e al senso di solidarietà sociale.

In particolare, nella fase che precede la formazione del vincolo contrattuale, sorgono in capo ai futuri contraenti specifici obblighi di lealtà e correttezza nello svolgimento delle trattative, i quali sono particolarmente valorizzati dalla giurisprudenza nella costruzione dogmatica della responsabilità precontrattuale: così, se una parte recede da trattative, instaurate fino al punto di suscitare - in capo alla controparte - il legittimo affidamento nella conclusione del contratto, detta condotta contrasta con le regole di probità e diligenza di cui all'art. 1337 c.c. e può generare un'obbligazione risarcitoria:

"al contempo, anche l'interpretazione del contratto è governata dal principio di buona fede (art. 1366 c.c.), come obbligo di lealtà che impone di non suscitare e non speculare su falsi affidamenti e non contestare ragionevoli aspettative generate nella controparte" (T.A.R. Brescia sez. II, 18 aprile 2013 n. 363 FATAR, 2013, 4, 1115).

Con buona approssimazione, perché possa ritenersi integrata la responsabilità precontrattuale, è necessario:

che tra le parti siano in corso trattative;

che le trattative siano giunte a uno stadio idoneo a far sorgere, nella parte che invoca l'altrui responsabilità, il ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto;

che la controparte, cui si addebita la responsabilità, interrompa le trattative senza un giustificato motivo;

che, infine, pur nell'ordinaria diligenza della parte che invoca la responsabilità, non sussistano fatti idonei a escludere il suo ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto.

Ad esempio, proprio in applicazione del riferito principio, la Suprema Corte ha ritenuto che correttamente i giudici del merito avessero escluso che l'iter formativo del contratto fosse pervenuto, al momento della sua interruzione, a uno stadio tale da legittimare l'affidamento della relativa conclusione, rimarcando, a tali effetti, la distanza economica tra l'offerta di una parte e la controproposta dell'altra e, in generale,

"l"insussistenza di un accordo, sia pure di massima tra le parti" (Cass. civ. sez. III, 26 febbraio 2013 n. 4802, GDir, 2013, 16, 50.

La responsabilità precontrattuale ex art. 1337 è compatibile con il concorso di colpa di cui all'art. 1227 comma 1 c.c., in quanto solo l'art. 1338 c.c. prevede l'assenza di colpa del danneggiato come requisito della risarcibilità del danno – cfr., amplius, paragrafo 4.2. del presente capitolo), mentre nessun riferimento all'assenza di colpa è contenuto nell'art. 1337 c.c. (cfr. anche Trib. Reggio Calabria sez. lav. 30 ottobre 2009, www.dejure.it).



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