Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Redazione P&D - 2014-01-17

NON E' REATO LA MANCATA ESECUZIONE DEL PROVV.TO DI NOMINA DI ADS – Cass. pen. 39217/13 – R. BUCIOL

Non si riscontra alcuna inosservanza penalmente apprezzabile del provvedimento di nomina di un amministratore di sostegno nella condotta del figlio della beneficiaria, il quale, nella certezza di esaudire la volontà di quest"ultima, la riporta con sé nella sua terra di origine.

L"imputato veniva rinviato a giudizio per rispondere del reato previsto dall"art. 388 comma 2 c.p. Il fatto che gli veniva contestato era l"elusione del provvedimento adottato dal giudice tutelare che, ai sensi degli artt. 404 ss. c.p.c., aveva nominato la sorella dell'imputato amministratore di sostegno della convivente madre. L"imputato aveva preso con sé la beneficiaria conducendola in un luogo diverso e coincidente con la residenza dell"amministranda. Un tanto avveniva con il consenso della beneficiaria.
La sentenza emessa dal Tribunale, qualificando diversamente il fatto, riconosceva l'imputato colpevole del reato di cui all"art. 650 c.p. Il prevenuto, conoscendo il provvedimento di nomina dell"amministratore da parte del giudice tutelare, non avrebbe dovuto provvedere al trasporto in altro luogo della beneficiaria prima della revoca di detto atto.
La sentenza veniva impugnata per cassazione.

Con il ricorso si deduceva la mancanza assoluta di motivazione e di erronea applicazione degli artt. 388 e 650 c.p. Il Tribunale ha ritenuto di attribuire al fatto di reato contestato una diversa definizione giuridica ex art. 650 c.p. Secondo i ricorrenti tale riqualificazione risulterebbe erronea in quanto nessun ordine sarebbe stato contenuto nell'ordinanza del giudice tutelare ex art. 404 c.c. Quest"ultima evenienza escluderebbe nel contempo la configurabilità del reato di cui all"art. 388 comma 2 c.p. non venendo in luce alcuna deliberazione impositiva che l"imputato abbia violato.

La Suprema Corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata senza rinvio per insussistenza del fatto reato.

Innanzitutto si riconosce non sussistente il reato di cui all"art. 650 c.p. Quest"ultimo, concernente l"inosservanza di provvedimenti dell"autorità "dati per ragioni di giustizia", può avere come presupposto solo provvedimenti amministrativi che hanno come contenuto un esercizio della potestà amministrativa. Tra questi ultimi non rientrano quelli tipici della funzione giurisdizionale (sentenza, ordinanza, decreto). Infatti, per provvedimento dell"autorità, ai fini dell'art. 650 c.p., deve intendersi ogni atto con cui l"autorità impone ad una o più persone determinate una particolare condotta dettata a tutela di interessi collettivi afferenti a scopi di giustizia, sicurezza, ordine pubblico, igiene. In tale quadro normativo non possono venire in rilievo i provvedimenti giurisdizionali che non riguardano in via immediata un interesse di carattere generale ovvero che non attengono all"oggetto della tutela apprestata dall"art. 650 c.p. ossia l"ordine pubblico.
Gli Ermellini specificano inoltre che la condotta in esame non costituisce reato neppure alla stregua della contestazione mossa ai sensi dell'art. 388 comma 2 c.p. Il comportamento dell"imputato che, nella certezza di esaudire la volontà della beneficiaria, l"ha riportata con sé in Sicilia, non si traduce in alcuna inosservanza penalmente apprezzabile del provvedimento di nomina di un amministratore di sostegno. Infatti, l"ordinanza del giudice tutelare indica espressamente gli atti esperibili dall"amministratore di sostegno. Questo provvedimento nulla precisa sul luogo di residenza dell"amministranda ovvero sulla sua eventuale incapacità di determinarlo in piena autonomia e consapevolezza. Invero, l"art. 409 c.c. statuisce che la persona beneficiaria dell"amministrazione di sostegno "conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l"assistenza necessaria dell"amministratore di sostegno". La persona beneficiaria non è considerata dal legislatore incapace di intendere e di volere essendo estraneo all"istituto dell"amministrazione le situazioni di infermità mentale contemplate dagli artt. 414 e 415 c.c. Rispetto a tali istituti l"ambito applicativo dell"amministrazione di sostegno va identificato con riguardo alla maggiore idoneità di tale strumento ad adeguarsi alle esigenze del soggetto medesimo. In tale contesto, la Suprema Corte valuta che la condotta attuata dal ricorrente non è stata in alcun modo idonea ad integrare l"originaria prefigurata elusione dolosa dell"ordinanza del giudice tutelare ex art. 404 c.c. nei termini previsti dalla norma incriminatrice di cui all"art. 388 comma 2 c.p.

Innanzitutto va affermato come per "provvedimento legalmente dato dall"autorità" ex art. 650 debba intendersi l"estrinsecazione di una potestà amministrativa su situazioni soggettive con forza innovativa (Cass. pen., sez. I, 29 febbraio 1996, n. 2195, in Cass. pen., 1997, p. 999). In tale contesto, si ritiene come il provvedimento emesso per ragioni di giustizia e di sicurezza, di ordine pubblico o di igiene, sia adottato nell"interesse della collettività e non di privati individui, quindi, i provvedimenti del giudice non possono rientrare in tale previsione (Cass. pen., sez. I, 2 aprile 2011, n. 12924, in Cass. pen., 2001, p. 3413; in senso conforme Cass. pen., sez. I, 13 giugno 2001, n. 29436, in Cass. pen., 2002, p. 2370; Cass. pen., sez. I, 4 dicembre 1996, n. 724, in Cass. pen., 1998, p. 111). In senso difforme, si è affermato che una sentenza civile provvisoriamente esecutiva ex artt. 282 e 283 c.c. integra il reato di cui all"art. 650 c.c. nel caso in cui il coniuge non osservi i provvedimenti dati dal giudice in tema di affidamento dei figli minori (Cass. pen., sez. V, 16 marzo 2000, n. 4730, in CED 215989)

Per quanto concerne l"art. 388 c.p. non sussistono specifici precedenti sul punto. Ad ogni modo, si è sempre ritenuto che la tutela penale debba essere rigorosamente circoscritta a quanto espressamente previsto dall"art. 388 comma 2 c.p. In forza di un tanto, si è affermato non possa essere estesa ai provvedimenti patrimoniali il provvedimento di affidamento che non concerne l"affidamento in sé e le sue modalità stabilite dal giudice (Cass. pen., sez. VI, 20 ottobre 1995, n. 1627, in Cass. pen., 1997, p. 415). Così l"inosservanza dell"obbligo di corrispondere l"assegno di mantenimento ai figli minori non integra il reato di cui all"art. 388 comma 2 c.p. in quanto detta previsione concernendo i provvedimenti del giudice in materia di affidamento di minori o di altre persone incapaci, attiene ai rapporti personali e non a quelli economici del provvedimento emesso in sede di separazione (Cass., sez. VI, 2 maggio 2000, n. 9414, in Cass. pen., 2001, p. 2363). Occorre quindi individuare l"ambito di applicazione dell"amministrazione di sostegno. A tal fine bisogna richiamare la giurisprudenza civile che impone di tenere conto del tipo di attività che deve essere compiuta per conto del beneficiario, nel senso che ad un"attività minima ed estremamente semplice corrisponderà l"amministrazione di sostegno; mentre si potrà ricorrere all"interdizione quando si tratta di gestire un"attività di una certa complessità ovvero nei casi in cui appaia necessario impedire al soggetto da tutelare di compiere atti pregiudizievoli per sé (Cass. civ., sez. I, 26 ottobre 2011, n. 22332, in DeJure).



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