Articoli, saggi, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2014-08-30

NON PROFIT, FISCO E BUROCRAZIA: QUANDO FINIRA LA GHETTIZZAZIONE? – Alceste SANTUARI

Nei giorni scorsi, ha destato stupore (per fortuna) la notizia secondo cui anche la beneficenza a favore delle zone terremotate (si trattava nel caso di specie della ricostruzione di una scuola) è assoggettata ad IVA. Si deve riconoscere che subito politici, associazioni e realtà del non profit hanno fatto sentire la loro voce contro una delle tante storture del sistema (fiscale) italiano.

Purtroppo, si deve registrare che si tratta di una ulteriore misura che non favorisce certo lo sviluppo e la crescita di un settore che, invece, andrebbe per le ragioni che spesso anche su questo sito sono state evidenziate, rafforzato e promosso, come peraltro prevede anche l"art. 118, u.c. Cost.

Se è pur vero che la tradizione italiana (ed europea in generale) del non profit non affonda le proprie radici nelle esenzioni/detrazioni fiscali tipiche del sistema USA, è altrettanto evidente che un approccio positivo e rispettoso delle finalità perseguite da associazioni e fondazioni da parte del Fisco sarebbe auspicabile.

Se poi si pone mente al fatto che la rigidità del sistema fiscale si intreccia spesso con le difficoltà burocratiche che le associazioni e le fondazioni non profit incontrano nella gestione quotidiana della loro attività il quadro è completo.

Numerosi infatti sono gli adempimenti cui, in specie, le organizzazioni di volontariato e associazioni in generale sono tenute ad assolvere: si pensi, per esempio, al caso delle manifestazioni locali, per le quali l"associazione deve richiedere l"autorizzazione all"occupazione del suolo pubblico, pagare la SIAE, ottenere le autorizzazioni necessarie per la somministrazione di alimenti e bevande, ecc. A ciò si aggiungano appunto gli oneri di natura fiscale e amministrativa.

Occorre anche in questo caso "cambiare verso": ma come?

Le organizzazioni non profit dimostrano spesso di saper intervenire per rispondere alle mutate e diversificate esigenze che promanano dalla società civile e, soprattutto, dagli strati più deboli e svantaggiati della stessa. Le organizzazioni non profit non si limitano dunque a migliorare le condizioni di vita delle persone, ma devono pensare a migliorare le loro capacità di vita. Ciò implica, tra l"altro, presentare assetti organizzativi, "sensibilità" territoriale e "vocazione" all"altro, elementi che insieme definiscono azioni ed interventi che superano i confini della funzione redistributiva e che integrano la nozione di "servizi di interesse generale", così come definiti a livello comunitario. Una siffatta configurazione produce (inevitabilmente) ricadute sulle forme giuridico-organizzative e sui rapporti con gli enti locali.

In passato si è sostenuto, che la cornice normativa dovesse (e in talune parti dovrebbe) essere rivista e aggiornata allo scopo di permettere uno sviluppo più moderno e in linea con altre esperienze europee. In questa direzione, allora, si è correttamente richiamata l"attenzione sull"azione economico-imprenditoriale delle associazioni e fondazioni, così da permettere alle stesse di recuperare efficienza ed efficacia nell"erogazione dei servizi. Componente essenziale per un futuro e strutturato sviluppo delle organizzazioni non profit, ma che oggi alla luce delle evoluzioni della società civile, dell"azione degli enti pubblici, in specie a seguito della modifica del Titolo V della Costituzione del 2001 e del riconosciuto principio di sussidiarietà orizzontale (art. 118 u.c) non sembra più risultare forse così determinante.

L"evoluzione giurisprudenziale, talune interpretazioni dell"Agenzia delle Entrate, nonché il contesto normativo, sia esso nazionale ovvero regionale sembrano, oggi più che in passato, anche grazie alle "chiavi di lettura" fornite a livello UE, favorevoli ad una evoluzione positiva delle organizzazioni non profit. Le forme giuridico-organizzative a disposizione per la gestione e l"erogazione di servizi di interesse generale non sembrano invero impedire alle organizzazioni non profit di innovare ovvero di sviluppare la loro azione, in specie a livello locale. In molti casi, le stesse organizzazioni (associazioni, fondazioni e cooperative sociali) sono alla ricerca di assetti interni di governance e di collaborazioni con altre realtà non lucrative sul territorio, attraverso i quali, pur non volendo rinunciare alla loro precisa configurazione, condividere risorse e realizzare progetti integrati a beneficio della comunità.

Le organizzazioni non profit non sono (solo) – come talvolta anche il Fisco sembra considerarle – realtà dietro le quali si celano interessi "privati", ma tentativi di fornire risposte alle situazioni di disagio (che non certo non mancano in questo periodo storico) che emergono nella società.

Il principio di sussidiarietà contempla un ente pubblico impegnato a regolare e rafforzare i comportamenti virtuosi dei cittadini, intervenendo per garantire i diritti essenziali delle prestazioni, laddove, in particolare, non vi siano condizioni sufficienti di risposta da parte dei soggetti non profit. In questo contesto, cooperative sociali, associazioni e fondazioni sono impegnati a trovare nuove formule e idee per rispondere ai crescenti bisogni delle persone più deboli e a rischio povertà. Ciò presuppone tuttavia il profondo rispetto delle specifiche modalità gestionali, giuridiche ed organizzative che caratterizzano l"agire non profit. Agli enti senza scopo di lucro non debbono essere applicati modelli che non sono loro propri. In particolare, il mondo non profit non strutturato in forma imprenditoriale (associazionismo di volontariato) chiede di poter essere riconosciuto come tale e sostenuto. In questa logica, inoltre, particolare attenzione va riservata alle diversità esistenti tra associazioni non strutturate basate solo sull"apporto del volontariato e organismi strutturati in cui operano volontari e dipendenti. Le due modalità organizzative possono e devono cooperare tra loro, ma hanno sicuramente necessità di regole di riferimento specifiche.

E", dunque, maturo il tempo per definire, anche innovando quelli già esistenti, strumenti di supporto e di servizio che abbiano come scopo quello di far crescere e aiutare quanti ancora oggi decidono di dedicare le loro energie alla costruzione di legami solidali, contribuendo così a migliorare la coesione sociale.



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