Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2013-08-28

NONNA USUFRUTTUARIA E RESTITUZIONE DELLA CASA FAMIGLIARE – App. Bologna 11/5/2013 - Cristina MUZZIOLI

La Corte d"Appello di Bologna con la sentenza n 698 dell"11 maggio 2013 ha riformato la sentenza n 16/11 del Tribunale di Modena che aveva disposto la restituzione di un immobile adibito a casa famigliare all"usufruttuaria nonostante l"assegnazione della stessa alla comodataria-madre di una coppia di genitori non coniugati da parte del Tribunale dei Minori.

La Corte d"appello ha invece riconosciuto il carattere di casa famigliare dell"immobile oggetto della controversia e applicando la giurisprudenza conforme alla sentenza della Cassazione a Sezioni Unite n. 13603 del 21 luglio 2004 ha sancito che, in assenza di un urgente e impreveduto bisogno del comodante, esso è vincolato alla destinazione impressa al bene e tenuto a consentire la continuazione del godimento per l'uso previsto nel contratto e che, pertanto, non possa richiedere la restituzione ad nutum del bene stesso.

La particolarità del caso concreto è data dal fatto che l"attrice del giudizio era l"usfruttuaria del bene e non la proprietaria.

Questi i fatti alla base della controversia.

Nell"autunno 2009 cessa la convivenza di una coppia di fatto con due figli e il padre, unico proprietario della casa in cui la famiglia risiede, si trasferisce in un" altra abitazione.

A febbraio 2011 nelle more del giudizio di fronte al tribunale di minori relativo all"affidamento dei figli minori e della casa coniugale il padre cede l"usufrutto dell"immobile alla propria madre, che aveva sempre vissuto con la coppia all"interno di un mini appartamento ricavato nella casa famigliare.

La madre ottiene dal Tribunale dei minori l"assegnazione della casa coniugale e nel frattempo la nonna- usufruttuaria agisce per la restituzione del bene in base al proprio diritto di usufruttuaria asserendo che il comodato non aveva termine di durata.

In primo grado il giudice non riteneva provata la destinazione dell"immobile a casa famigliare e richiamando la sentenza della Cassazione civile terza sezione n. 15986 del 07 luglio 2010   affermava che "Il comodato precario é caratterizzato dalla circostanza che la determinazione del termine di efficacia del "vinculum iuris" costituito tra le parti é rimessa in via potestativa alla sola volontà del comodante, che ha facoltà di manifestarla "ad nutum" con la semplice richiesta di restituzione del bene senza che assuma rilievo la circostanza che l'immobile sia stato adibito a casa familiare e sia stato assegnato, in sede di separazione tra i coniugi, all'affidatario dei figli." e che quindi anche qualora fosse stata provata la destinazione dell"immobile a casa famigliare questo non avrebbe impedito all"attrice di chiedere la restituzione del bene.

In primo grado pertanto i rapporti tra le parti, i tempi della concessione dell"usufrutto fortemente strumentali alla controversia insorta ll"interno della coppia di fatto e il fatto che anche il Tribunale dei minori avesse considerato l"immobile casa famigliare non venivano minimamente presi in considerazione.

La Corte d"Appello invece, probabilmente forte del fatto che la citata sentenza del 2010, è rimasta di fatto isolata e delle circostanze allegate, ha ritenuto pacifica e addirittura non contestata da controparte la circostanza che l"immobile fosse adibito a residenza famigliare e quindi la mancanza del diritto alla restituzione in assenza di un" eccezionale e imprevisto bisogno da parte del comodante, visto il termine implicito di lunga durata e la stretta connessione con le necessità famigliari che la destinazione a casa famigliare implica anche per il terzo.

Vista la non trascrivibilità della domanda di assegnazione della casa famigliare l"orientamento applicato nel caso concreto, pur costituendo una forte limitazione ai diritti dei terzi coinvolti, può costituire nella pratica un disincentivo al coinvolgimento strumentale di terzi per aggirare le statuizioni del giudice sull"assegnazione della casa famigliare in sede di separazione o di provvedimenti relativi a figli di coppie non sposate.



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