Articoli, saggi, Sport -  Musumarra Lina - 2014-09-15

NUOVE STRATEGIE DI CONTRASTO AL DOPING - Lina MUSUMARRA

"NUOVE STRATEGIE DI CONTRASTO AL DOPING" - Lina MUSUMARRA

Grande esperta di diritto sportivo, Lina Musumarra invia a P&D un nuovo, gradito contributo con il quale intende fare il punto in ordine al contrasto al doping, devastante piaga del mondo dello sport.

Digitando sulla fotina dell'Autrice avrete una panoramica degli ultimi argomenti trattati da questa Rivista nella specifica materia.

Buona lettura! (Paolo M. Storani)

In occasione della Conferenza Mondiale Antidoping per la revisione del Codice Wada, svoltosi a Johannesburg nel novembre del 2013, è stato ribadito che "l"obiettivo ultimo della lotta contro il doping nello sport è la protezione di tutti gli atleti puliti e che le parti interessate dovrebbero impegnare tutte le risorse necessarie per conseguire tale obiettivo, intensificando la lotta".

La versione novellata del Codice, prevede, infatti, dal 1 gennaio 2015, un forte inasprimento della pena, in quanto fissa il periodo delle squalifiche a quattro anni per la 'prima positività', a meno che l'atleta caduto nella rete del doping non riesca a dimostrare la 'non intenzionalità' ad assumere sostanze proibite.

L'obiettivo è quello di dissuadere quanto più possibile gli atleti a fare uso di sostanze vietate dal regolamento, anche in vista dei Giochi olimpici del 2016, in programma in Brasile. Il nuovo dispositivo regolamentare, inoltre, permetterà alla Wada di condurre le indagini in proprio e anche di esaminare dettagliatamente l'entourage dell'atleta, come ad esempio medici e allenatori che si occupano delle sue condizioni fisiche.

Peraltro, proprio su questo ultimo profilo non si possono non richiamare le conclusioni a cui è pervenuta recentemente la Procura di Bolzano nell"ambito dell"inchiesta che ha coinvolto il marciatore olimpionico Alex Schwazer. Dalla lunga indagine è emerso "un intreccio di interessi e connivenze sportive ed economiche". Secondo la Procura, il nucleo antidoping del Coni, il cd. Nado, "non solo ha per anni gestito l"antidoping secondo una perversa logica della riduzione del danno", ma avrebbe "deliberatamente allestito un sistema "colabrodo", fatto solo di apparenza e che quindi lascia agli atleti malintenzionati enormi varchi per sfuggire ai controlli e per evitare le positività".[1]

Nella recente Relazione pubblicata dalla Commissione ministeriale per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive, relativa all"anno 2013,[2] emerge l"impegno finalizzato alla lotta ed alla prevenzione della diffusione del fenomeno doping nella popolazione giovanile e nei settori sportivi amatoriali, attraverso la promozione di "iniziative in tema di ricerca e formazione superiore, al fine di incrementare le conoscenze sul fenomeno, quale base per lo sviluppo di nuove e mirate strategie di intervento a tutela della salute dei praticanti l"attività sportiva".[3]

L"attività di controllo della Commissione ha interessato le manifestazioni organizzate dalle Federazioni Sportive Nazionali, dalle Discipline Sportive Associate e dagli Enti di Promozione Sportiva. Nel corso di questi eventi "sono stati sottoposti a controllo antidoping 1390 atleti, di cui 916 maschi (65,9%) e 474 femmine (34,1%). Nel 53,5% dei casi l"attività di controllo si è svolta in manifestazioni sportive che hanno avuto luogo nel Nord Italia, nel 26,3% dei casi in eventi sportivi che si sono svolti nel Centro Italia, mentre nell"20,2% dei casi in manifestazioni che hanno avuto luogo nell"Italia meridionale ed insulare".

Le discipline sportive maggiormente testate sono state il ciclismo, il calcio, la pallamano, l"atletica leggera e il nuoto nelle categorie amatoriali e giovanili. "Su un totale di 1.390 atleti controllati è risultato positivo ad una o più sostanze il 3,8% degli atleti uomini e l"0,8% delle atlete donne, con una percentuale aggregata del 2,8% del campione totale. Rispetto al 2012, è stata quindi registrata una diminuzione della percentuale dei casi di positività". Tra gli sport maggiormente controllati, "le percentuali di positività più elevate sono state riscontrate in atleti praticanti il ciclismo (6,5% di atleti positivi su un totale di 323 soggetti esaminati) e la pallamano (3% di atleti positivi su 100 soggetti esaminati). Il 74,4% degli atleti risultati positivi aveva assunto una sola sostanza, mentre il restante 25,6% risultava aver assunto due o più principi attivi vietati per doping".

Nella Relazione si evidenzia, altresì, il "supporto del Comando Carabinieri per la tutela della salute – NAS che, a seguito delle modifiche apportate dal DM Salute 14 febbraio 2012, ha assunto innovativi compiti in materia di contrasto al doping nelle manifestazioni sportive agonistiche amatoriali, dilettantistiche e giovanili. I NAS, infatti, partecipano a tali verifiche con l"individuazione preliminare di gare e atleti "con elevati profili di rischio", selezionati da attività informative e operative svolte e raccolte sul territorio, proposti alla Commissione di Vigilanza Antidoping per l"inserimento nel calendario dei controlli antidoping. La menzionata attività di intelligence e i relativi controlli eseguiti "in gara" e "fuori gara" su 16 manifestazioni sportive hanno consentito di riscontrare la positività di 12 atleti, pari al 14,1% (85 atleti, di cui 75 maschi e 10 femmine)".

Con riguardo alle criticità ed alle proposte di modifica della legge n. 376/2000 ("Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping") la Commissione di vigilanza sottolinea "la mancata previsione dell"equiparazione della fattispecie sanzionatoria penale prevista dall"attuale disposizione dell"art. 9, anche per il rifiuto dell"atleta a sottoporsi ai controlli antidoping, analogamente a quanto previsto dall"art. 186 del codice della strada per il rifiuto a sottoporsi al test alcoolimetrico". Attualmente, infatti, quest"ultima fattispecie viene perseguita soltanto in termini sanzionatori sportivi, come previsto dall"art. 6, comma 1, della legge in esame. Questione che diventa ancora più urgente, considerato il rilevante aumento del numero dei casi di rifiuto registrati negli ultimi anni di controllo.

"Sotto il profilo soggettivo, la fattispecie sanzionatoria contemplata all"art. 9, dovrebbe essere rimodulata" – secondo la Commissione ministeriale – "in termini di dolo generico e non più specifico. La finalità di "alterare le prestazioni agonistiche degli atleti", che nell"attuale previsione rappresenta elemento costitutivo della fattispecie, potrebbe invece nella novella legislativa costituire una rilevante circostanza aggravante specifica e ad effetto speciale".

Più in generale, si ritiene opportuno procedere ad una revisione dell"Atto d"intesa sottoscritto il 4 settembre 2007 dal Presidente del Coni, dal Ministro della Salute e dal Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive, avente ad oggetto "la necessità di coordinare gli interventi in materia di lotta al doping, da parte del Coni e della Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive, nell"ambito delle rispettive competenze".

Elementi centrali dell"Accordo risultano i primi due punti, ovvero: a) "considerare le attività sportive non agonistiche e le attività sportive agonistiche non aventi rilievo nazionale oggetto prevalente dell"attività antidoping della Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive"; b) "-considerare le attività sportive agonistiche di livello nazionale e internazionale (delegate dagli organismi sportivi internazionali) oggetto prevalente dell"attività antidoping del CONI".

Tale suddivisione delle competenze ha determinato – secondo quanto rilevato nella Relazione in esame – "da un lato la presa in carico diretta da parte del Coni dell"attività antidoping nelle attività sportive agonistiche di livello nazionale e internazionale ed ha progressivamente comportato la concentrazione dell"azione di controlli antidoping sostanzialmente nelle categorie sportive "di vertice". Contestualmente la Commissione ha orientato i propri controlli sulle attività sportive agonistiche non aventi rilievo nazionale (in particolare, categorie agonistiche del settore amatoriale), con la prevalente finalità di tutela della salute dei praticanti, facendo emergere un fenomeno assai preoccupante di diffusione del doping nel settore".

Ciò determina l"urgenza di rimodulare l"Atto di intesa, al fine di "recepire pienamente le indicazioni fornite dalla WADA in merito alle strategie di contrasto al doping", nonché "per razionalizzare le risorse attualmente disponibili, rendendo più efficiente ed efficace la spesa pubblica nella lotta al doping e a favore della tutela della salute dei praticanti l"attività sportiva".

"Monitorare correttamente ed efficacemente l"esteso settore dell"attività sportiva agonistica delle categorie giovanili risulta essenziale in quanto è proprio in questo settore che si annidano gli elementi stimolanti per maturare scelte e comportamenti contrastanti con le normative antidoping, avendo come motivazione di maggior peso la prospettiva di pervenire al livello di élite. Come ben attesta una consolidata serie di indicatori, è proprio nell"ambito dell"attività giovanile che gli atleti attivano tali scelte e comportamenti ed è pertanto in tale contesto (oltre a quello dell"attività amatoriale) che è necessario sviluppare un più efficace modello di contrasto al doping".

Tale obiettivo potrà trovare una piena realizzazione soltanto attraverso una "reale integrazione tra l"attività del CONI e quella della Commissione, promuovendo le necessarie azioni concordate e correlate che sono irrinunciabili per un credibile ed efficace programma di attività antidoping esteso all"intero panorama nazionale".

In questo quadro un"ulteriore innovazione potrebbe riguardare l"introduzione di una fattispecie di reato "proprio", che "consenta di sanzionare specificamente e più severamente la condotta del medico che pratichi il doping, mediante un compasso edittale autonomamente definito rispetto a quello attualmente previsto dai commi 1 e 2 dell"art. 9 della legge, laddove l"attuale sistema sanzionatorio confina nell"ambito delle sole circostanze aggravanti la condotta del medico. Anche la fattispecie del commercio illegale di cui all"art. 9, comma 7, andrebbe opportunamente integrata, elidendo il riferimento alla necessità che esso avvenga al di fuori dei canali ufficiali, atteso che l"attuale formulazione lascia scoperta l"ipotesi del farmacista che, nello svolgimento della sua attività professionale, venda sottobanco sostanze e farmaci destinati a finalità non coincidenti, e anzi alternative, rispetto a quelle codificate".

Per tale condotta, infatti, è attualmente configurabile la "fattispecie del "procacciamento" delle sostanze dopanti, di cui al comma 1 dell"art. 9, con il paradosso inaccettabile, in relazione ad una congruente scala di valori, per cui il farmacista – trafficante verrebbe a fruire di un trattamento sanzionatorio più blando rispetto a quello di qualsiasi altro soggetto attivo – trafficante".



[1] Cfr. www.ilsole24ore.com, 9 settembre 2014.

[2] Consultabile integralmente sul sito www.salute.gov.it.

[3] Sul punto, per un maggiore approfondimento a livello europeo, si rinvia al contributo di S. Rigazio, Doping e sport dilettantistico: l"Unione europea prende posizione, in questa sezione, 4 giugno 2012, nel quale si richiama il documento adottato il 10 maggio 2012 dal Consiglio dell"Unione europea, con particolare attenzione alle cd. "recreational activities".



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