Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2013-08-17

OGGI, 16 GIUGNO, 2013 COMPIO 50 ANNI – Maria Rosa PANTÉ

È domenica, per mia scelta sono a casa da sola. Ma ho 50 anni, inevitabilmente.

Mi guardo allo specchio, però distolgo gli occhi prima di dire: oh!

Ho 50 anni sono nata nel 1963. Distrattamente, ma come guidata da una mano sovrumana, digito 1963 in Wikipedia.

Wiki, compagno dei giorni più tristi, muto amico, miniera di ogni tipo di informazione, socio vincente in tante scommesse, Wiki, a te posso dirlo: NON VOGLIO COMPIERE 50 ANNI, NE' ORA NE' MAI!

La pagina di Wikipedia ha almeno 50mila link; mi stanco solo a cercare di abbracciarli tutti con lo sguardo: già a 50 anni la vista fa brutti scherzi!

Per la prima volta, tragica fatalità, ironica coincidenza proprio nel giorno del mio compleanno, insomma per la prima volta mi accorgo che fatico a mettere a fuoco il monitor.

Oddio! Corro a prendere uno, due, tre libri: caratteri piccoli, medi, grandi. Figure! Ma, con disperazione vedo, credo di vedere, che tutto è appannato. Accendo la luce. Spengo la luce. Vado alla finestra. Tiro le tende e oscuro la finestra.

Allungo le braccia all'inverosimile, nemmeno sapevo di avere braccia così lunghe. Sarò presbite come i vecchi, come i vecchi non vedo più da vicino. Ma no, cavolo! Nemmeno così, lontano lontano, vedo le parole. Quasi quasi provo sollievo, forse non sono ancora presbite: i bifocali minacciosi si allontanano a lenti basse! Avvolta in questa strana nebbia, mi sento depressa, tolgo gli occhiali per piangere senza macchiarli, e miracolosamente la nebbia si dissolve. Continuo a non vedere nulla. sono miopissima, come molti bambini del resto, ma non vedo le cose lontane, le altre sono nitide. Mi sorge un dubbio: non sono presbite ma rimbambita sì, sono gli occhiali di mia sorella. Uguali ai miei. Nonostante sia più vecchia di me e quindi ultracinquantenne, mia sorella mi copia in tutto, persino nella montatura degli occhiali. Per un momento dimentico l'abisso dei 50 anni e rido pensando a come farà lei ora coi miei occhiali. Lei è presbite davvero! E se mi chiama? io non voglio parlare con nessuno. Stacco il telefono e cerco gli occhiali di scorta. Che sono, ora ricordo, nella valigia pronta per la partenza verso la meta che mi hanno regalato per il mio compleanno i miei figli: un soggiorno di tre giorni alle TERME!

"In un ospizio?" avevo chiesto il giorno prima quando avevo visto il loro biglietto, con gli auguri, il regalo e tutto. Ma loro, i gemelli, non avevano colto l'ironia. A 20 anni non si è quasi mai ironici, quello è un privilegio dell'età. Però se compi 50 anni e ti regalano un soggiorno alle terme, l'ironia presto presto s'ammoscia. Così della mia battuta non avevo riso nemmeno io!

Inforcati gli occhiali di riserva, torno a Wikipedia: 1963!

Sono nata a Giugno mia mamma dice sempre che ero così brutta così brutta: rugosa, rossa e scalpitante, mai ferma. Ecco dopo 50 anni sto tornando così: rossa, ormai il sole non mi abbronza più mi scotta; rugosa, ovviamente, e scalpitante per via degli ormoni. Ah gli ormoni che argomento senza fine. Nessun argomento coinvolge le mie amiche come gli ormoni. Nemmeno più i figli, nemmeno i mariti, propri. Di quelli delle altre si discute: eccome! Ma gli ormoni... calanti, ascendenti, integratori agli ormoni, troppi ormoni, pochi ormoni. Gli ormoni proteggono dall'infarto, dal cancro, dalla vecchiaia: gli ormoni panacea universale. Io sono stanca di sentir parlare di ormoni, scalpito al solo udire la parola orma!!! Figuriamoci tutto il resto.

Sono nata a giugno, alle soglie dell'estate, del rigoglio della vita e ora invece sono in autunno, 50 anni sono l'autunno. Lo penso mentre distrattamente mi tiro i capelli, distrattamente guardo la mano e con orrore scopro ciocche di capelli morti, come le foglie d'autunno appunto.

Toh ecco una mail. Pur avendo deciso di non comunicare con nessuno, non posso resistere alla curiosità di vedere chi mi scrive. Cartoline di compleanno da Gastroweb. Che cosa? Ora ricordo a 30 anni in un momento di debolezza mi ero iscritta a questo sito che ogni anno mi manda gli auguri. Non me n'ero quasi accorta fino ai mitici 50 anni. Gastroweb ti augura splendidi 50 anni, Elisabetta. Che poi è il mio nome anche se tutti mi chiamano Betta, Bettina, Beth, le amiche nostalgiche quelle amanti del libro "Piccole donne".

Abbandono il computer per un momento, ho bisogno di zuccheri, ho bisogno di coccole, ho bisogno di cioccolato. Di solito ingurgito quello amaro amaro 90% cacao, perché dicono che ingrassi meno, ma il giorno del mio compleanno mi concedo quello aromatizzato all'arancia, il mio preferito che di solito compro per i gemelli. Per mangiarlo io, di nascosto. Oggi lo mangio a viso aperto, a 50 anni è inevitabile anche l'ingrassamento, la cellulite mi sta già assediando i fianchi, le cosce, il girovita.

L'unica cosa che si striminzisce è il seno. Ah quante discussioni con le colleghe e le amiche. Indossare o meno il reggiseno? Proprio quell'oggetto che le nostre madri avevano orgogliosamente bruciato nella lotta di liberazione femminista? Se si decide di indossarlo è conveniente rinforzato? Imbottito? Stretto? Largo? Nature?

Nei discorsi tra amiche si passa con indecorosa disinvoltura dal caro vita al "cara mia da quando uso il push up!".

Tutte a pensare chissà che...

"Da quando uso il push up, i vestiti mi cadono che è una meraviglia!".

Ah, tutto qui...

Io mi sono sempre rifiutata di modificare il mio aspetto, non mi tingo nemmeno i capelli... Sdegnosa ridevo dei consigli reggisenici e non, ma oggi indossando un abito comprato qualche anno fa e vedendolo vuoto sul petto e troppo pieno sui fianchi, quasi mi metto a piangere. Non è che voglia essere bella, voglio essere un po' più giovane. Gioventù uguale bellezza.

Ma quando ero giovane pensavo di essere brutta!

Che tragedia: non c'è un'età per la bellezza. Per la verità io davvero non voglio essere bella. Voglio essere contenta, stare bene... Le terme servono a questo, avrò stomaco e polmoni bellissimi tra un po'. Poveri figli miei come li ho guardati male ieri all'apertura del biglietto! Mi pare di non averli nemmeno ringraziati. Ho detto, velenosa, "Scommetto che il regalo ve l'ha suggerito papà", il mio ex marito, e loro senza cogliere la perfidia: "No, è stata una nostra idea. Anzi papà era perplesso. Aveva detto che non saresti stata contenta. Ma ha sbagliato, tu sei contenta, vero?"

Avevo risposto con un laconico "Vero" frutto dell'amore materno, di un grande amore materno. Così grande che oggi, solo oggi, per la prima volta ho tenuto spento anche il cellulare dedicato ai gemelli.

Sono piacevolmente sorpresa: non ci sono per nessuno nemmeno per i miei figli. In me si scatena una guerra civile tra una madre snaturata e una madre liberata. La madre snaturata sa di avere abbandonato la sua prole alle insidie del mondo senza di lei, immagina orrendi incidenti, ma tiene il cellulare spento. La madre liberata si sente leggera, per la prima volta da 20 anni è davvero sola, non è soltanto una madre, ma è anche una persona per giunta donna!

Beh mica male! Questi 50 anni hanno qualcosa di piacevole.

E anche mia madre! Sì mi sono liberata per un giorno anche di mia madre, che mi tiranneggia soprattutto nel giorno del mio compleanno. Sono la figlia piccola e il mio compleanno è la sua festa, sopratutto da quando papà non c'è più. Ma questa volta ho avuto la forza di dire di no anche alle sue torte, alle sue amiche, ai suoi regali dai colori sgargianti. Mi regala vestiti improbabili, a me che piacciono i colori base scuri, così poi se li mette lei. Sono tanto soddisfatta di me stessa che decido di uscire.

Spengo il computer, a wiki tornerò dopo. Mi pettino senza guardarmi allo specchio per non tornare alla tristezza e, scesa in strada, decido un piano di battaglia contro il compleanno. Prima di tutto dolce, al tavolino del bar più in della città. Mi sforzo di stare seduta almeno un quarto d'ora, mi sforzo non leggere nulla, nemmeno l'etichetta del succo di frutta, guardo le persone, guardo la bella chiesa, mi viene voglia di arte, di cultura. Andrò a teatro. Mi chiedo chi potrei invitare: la Giovanna? No, è via per lavoro. La Silvana? No, lei ama solo l'operetta. Possibile che non mi venga in mente nessuno? Forse Rodolfo, no è la settimana in cui tiene i figli. Decido di chiamare Gianni, un grande amante del teatro, mi risponde che è a una mostra canina col suo compagno, noto addestratore di border collier. Che poi che ci vuole ad addestrare cani così intelligenti? Non trovo nessuno. Eppure "Casa di bambola" mi attira molto. E con quell'attrice brava, bravissima, la Giagnoni! Resisto all'orrenda tentazione di chiedere a mia madre. Ho quasi finito la fetta di torta più lunga della mia vita. Che faccio? Quasi senza rendermene conto mi trovo nel foyer del teatro. Sempre come in una piacevole trance, pari a quella che avevo provato dopo l'anestesia per la gastroscopia, mi trovo seduta in sesta fila, poltrona centrale ad aspettare che il sipario si apra. Quando rientro in pieno possesso delle mie facoltà, è ormai tardi per andarmene: l'attrice già si sta rammaricando del suo destino. Io mi chiedo, ma quanti anni avrà avuto Nora, la donna che si sacrifica per un marito così ottuso che la condanna, che la tratta come una mezza scema? Di certo Nora aveva meno di 50 anni. E in questo momento a sipario aperto avere meno di 50 anni, essere così fragili, insicure, deboli, mi pare un difetto, una mancanza, non un privilegio.

Anche essere lì, da sola, a teatro è bello, è una bella novità! Da quanti anni non andavo da sola a un qualsiasi evento? Da giovane, all'università, ero andata talvolta al cinema, di pomeriggio, ma da quando ero moglie, madre, donna di casa, lavoratrice indefessa non mi era più accaduto. Ed ecco che il giorno del mio compleanno mi aveva portato questo regalo. Era stato uno spettacolo superbo, all'uscita il crepuscolo invadeva la città, ne addolciva le asprezze: era il momento della nostalgia. Eccola, arriva la tristezza. Eccola ora mi punge: tac, fatto, la sicurezza come un fulmine mi abbandona.

Ho 50 anni vado a casa, ho deciso, vado da sola nella mia casa solitaria: lì avrò tutto l'agio di autocommiserarmi e piangermi addosso. Passo da un bar per un caffè, se devo commiserarmi voglio farlo con impeto da caffeina.

Il giovane barista mi dice "Ciao!". Ciao a una vecchia di 50 anni? Il giovane mi sorride pure, io sono perplessa. Evito di pensare che certi giovani danno del tu proprio a tutti. Lo sento parlare, questo usa anche i congiuntivi. No, mi ha dato del tu a ragion veduta. Allora, allora... e se mi comprassi un vestito prima di rintanarmi sola nel mio solitario appartamento?

Entro in una boutique, di quelle non proprio al centro, ho dei principi, non mi piace il lusso eccessivo. La commessa, molto graziosa, potrebbe essere mia figlia, mi da del lei, ma in compenso mi propone un vestitino giallo, scollato e corto, vertiginosamente corto. "Il giallo è il colore dell'estate" mi dice convinta. Io sono tentata, tentata, tentata, soppeso l'abito, guardo il prezzo, me lo provo. Non mi sta male, oggettivamente non mi sta male, solo contrasta un po' col fatto che ho 50 anni. Resisto con saggezza alla tentazione. Cercare di essere giovane a tutti i costi mi pare ridicolo: l'abito non fa il monaco e nemmeno la gioventù. Ma il delirio comico sì!

Così acquisto un altro vestito, giallo oro, ma un po' più lungo, un po' meno scollato: più elegante, mi modella così bene che fianchi e petto sono tornati al loro posto. Esco contenta per il vestito e per me stessa. Mi sono conservata mica tanto male, dai.

Arrivo a casa, riaccendo tutti i cellulari in mio possesso. Una marea di messaggi di auguri mi sommerge. Quanti inviti per la serata, ma io decido di stare sola perché sto bene. Certo leggere tutti i messaggi mi commuove. Nessuna chiamata, tutti hanno rispettato la consegna di non telefonare, persino mia madre. Mi pare incredibile, deve essere l'autorevolezza dei 50 anni.

Proprio grazie a questa autorevolezza decido di deludere i gemelli, col cuore spezzato, ma deciso, telefono all'agenzia. Non farò il viaggio alle terme, no! Mi sono iscritta a un corso di tre giorni, che si chiama: "Haiku e cosmesi bioenergetica", andrò in Toscana.

Ritorno al computer a leggere mail di auguri. Mentre chiudo la pagina di Wiki mi cade l'occhio sul fatto importante accaduto il 16 giugno 1963. Valentina Terescova è la prima donna cosmonauta!

Che data! Ecco perché oggi, proprio a 50 anni sono pronta a volare: stelle sto arrivando!



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