Changing Society, Opinioni, ricerche -  Mottola Maria Rita - 2014-02-08

OGGI AL PARLAMENTO:NON HANNO IL PANE … CHE MANGINO BRIOCHES! - Maria Rita MOTTOLA

Tanti anni fa in televisione raccontavano in una trasmissione titolata "oggi al Parlamento" quello che accadeva nelle sedute. Lo ricordo bene, perché mio padre la seguiva quasi giornalmente.

L'altro giorno ero in auto e ascoltavo la radio: inavvertitamente mi sono sintonizzata su un programma che trasmette le sedute in diretta. Ho ascoltato alcuni deputati che si lamentavano della verbalizzazione che, redatta in forma stringata e sintetica, non sempre dava conto dell'accaduto. Chiunque ha fatto parte di una assemblea elettiva sa che la prima parte della seduta consiste nell'esame e nella votazione di conferma del verbale della seduta precedente. E' altrettanto notorio che gli argomenti e le discussioni sul regolamento dell'assemblea prevalgono su qualsiasi altra discussione. Era iscritto a parlare un parlamentare che dichiarava di intervenire sul regolamento. La presidente della Camera lo tacitava nonostante le sue rimostranze: posso parlare perché le questioni sul regolamento sono prevalenti e prevengono qualsiasi altra. E' ovvio ed evidente a tutti i giuristi. Le questioni sulla procedura debbono essere risolte perché in caso contrario tutto il merito ne resta inficiato. Ecco tutti i giuristi ma a quanto pare non i deputati della maggioranza e neppure il Presidente della Camera. Si susseguono altri interventi e finalmente torna a parlare il deputato che lamenta l'inosservanza del regolamento (si trattava per altro del prof. Buttiglione ordinario di filosofia della politica e membro del senato accademico) spiegando con fare pacato come il Presidente avesse violato il regolamento della Camera dei Deputati impedendo il susseguirsi degli interventi nella seduta precedente. Chiedeva tra l'altro al Presidente a quale norma si fosse adeguata o quale norma avesse utilizzato e soprattutto se riteneva che dovesse essere così per il futuro e in forza di quale principio. Non ha ricevuta alcuna risposta. E' intervenuto anche un deputato di altro partito dell'opposizione, purtroppo non ricordo il suo nome, ma ricordo perfettamente il suo lucido intervento e come le sue parole fluissero in un ragionamento comprensibile e giuridicamente corretto. Anch'egli sosteneva che il Presidente della Camere aveva violato il regolamento ma non ricevette alcuna risposta.

Passata la buriana, calmati gli animi, si può ora trarre le somme delle concitate giornate parlamentari.

Non approvo e non si possono approvare i modi scurrili e volgari utilizzati da alcuni deputati, il decoro delle istituzioni e il rispetto delle persone deve prevalere.

Ma se non vi fosse stata bagarre, se non vi fosse stato clamore gli italiani non avrebbero mai saputo ciò che stava accadendo: con la scusa di votare un decreto che impediva il pagamento della seconda rata IMU in realtà si privatizzava definitivamente, dopo l'intervento improvvido degli anni 90 di Giuliano Amato, la Banca d'Italia.

Le dichiarazioni successive sono a dir poco surreali. Il Presidente della Camera sostiene che ha troncato la discussione, violando il regolamento e le prerogative della Camera dei Deputati e quindi la nostra Costituzione e quindi ha offeso i diritti del popolo italiano, perché altrimenti avremmo dovuto tutti pagare la seconda rata IMU. Omette però di dire che ella stessa non aveva accolto la richiesta, questa supportata da norme regolamentari, di scindere la discussione in due parti mettendo al voto immediatamente la quesitone IMU e facendo proseguire la discussione sulla questione Bankitalia. E' evidente che la sua violazione del regolamento era diretta a portare in votazione la legge che avrebbe approvato il decreto e che il suo fine era privatizzare la banca d'Italia e non risolvere la questione IMU. Nei giorni successivi ella ha confermato che la sua iniziativa di troncare la discussione doveva considerarsi una eccezione. In democrazia una tale condotta non è in alcun modo accettabile. In democrazia le regole debbono essere rispettate perché le regole nascono per accertare che i principi democratici continuano ad esistere, sono condivisi e reggono tutte le azioni pubbliche. Nessuna eccezione è ammissibile.

In tutto questo non possiamo non stigmatizzare la condotta delle donne parlamentari. Da quando le donne hanno invaso tutti i settori pubblici la cosa pubblica è arrivata a un totale e sconcertante decadimento. Sarà solo una coincidenza?

E' donna il Presidente della Camera che viola il regolamento per assecondare un'operazione a danno dei cittadini e a favore delle banche che, per altro, è solo l'ultima di una lunga serie.

Sono donne esattamente il 32% alla Camera e il 30% al Senato, mai così tante. Quali battaglie stanno intraprendendo? Quelle di genere?

Pochi sanno, ma è sufficiente leggere i giornali esteri per rendersene conto, che il nostro paese ha conferito al fondo Salva Stati una somma che si avvicina ai 125 miliardi di €. Tale fondo non salva nessuno stato ovviamente ma è utilizzato per salvare le banche (non siamo noi a sostenerlo ma il prof. Claudio Borghi Aquilini) la ricchezza nazionale sta diminuendo, la capacità imprenditoriale sta morendo, le famiglie e i singoli perdono dignità e libertà.

E le nostre parlamentari? Ci diano un motivo, uno solo per difendere il loro agire e non solo il loro di diritto a non essere ingiuriate e offese.

Ma a sentire i discorsi, i proclami delle donne in politica o nei posti strategici ci pare di ascoltare voci che provengono da un altro pianeta. Una sera della settimana scorsa in una trasmissione radio un ministro della Repubblica donna interpellata sui finanziamenti alle università (le Università migliori hanno ottenuto minori finanziamenti delle università peggiori, sono privilegiate le università che ricevono a titolo di tasse maggiori somme dagli studenti) affermava tra le altre amenità: "dobbiamo far capire che gli studenti poveri hanno pari dignità degli studenti ricchi". Dio del Cielo ma come si fa a parlare in questo modo? Far capire a chi? E perché? Non è scritto? E se non è così sarà per caso colpa degli studenti? O delle università? Ma non si deve privilegiare il merito, la creatività, la ricerca?

Allora tra una deputata che provoca una gazzarra e si riceve uno sberlone, una presidente che viola i regolamenti e la costituzione per far votare un provvedimento contrario agli interessi degli italiani e un ministro donna che rasenta nella sua incoerenza con la realtà la regina Maria Antonietta, chi dobbiamo salvare?

Sinceramente e provocatoriamente io salvo Maria Antonietta. Lei aveva il beneficio della nascita, era stata educata e allevata per essere regina, era stata tenuta lontano dalla realtà e dal popolo, non la conosceva quella terribile realtà, lei non era pagata per conoscere le leggi e per costruirle al fine di migliorare la vita di tutti, lei non era nata per rappresentare il popolo, lei era Regina.

Le donne hanno tutte un dono prezioso e un dovere sublime: danno la vita e la vita debbono difendere.



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