Articoli, saggi, Opinioni, ricerche -  Redazione P&D - 2015-04-21

OGGI, SICURAMENTE DOMANI - Giuseppe FEDELI

"Poi, all'avvicinarsi dell'ultima ora, per sette giorni appariranno grandi segni nel cielo e saranno scosse le potenze celesti" (Apocalisse, 1, I).

Ormai è allerta dovunque. Si ammazzano giudici e avvocati come fossero carne di porco, e offendiamo i maiali. Si scatena la furia belluina sul primo che arriva, perché la cartella Equitalia parla chiaro: s'ha da pagare. Pagare o "pagato", non fa differenza. O perché non si hanno le giuste maniglie per l'agognato posto, rifugio di un'esistenza che non ti vuole bene. Situazioni un tempo floride ridotte al limite, banconote fruscianti diventate ormai un miraggio, perché il dissesto ha colpito il sistema e la persona, quale portatrice di una dignità irrinunciabile. E allora si spara all'impazzata, talvolta su obiettivi premeditati, talaltra a casaccio. Purché il fio della colpa si sconti "per procura". Tutto è rotto, non importa a quale prezzo. Anche la vita oggi ha un costo, e sulla bilancia dei valori la si pone a cospetto di una bancarotta. E si rompe pure la vita, cancellandola, freddandola. Tutto ha un prezzo, e molto alto, perché qui non si tratta di sgangherati e pur dilettevoli voli low cost. Qui si tratta di una, due, molteplici esistenze stroncate con un colpo d'arma sparato a bruciapelo. Il sistema non regge più, la gente è stufa. L'entropia "scoppia". Non c'è più neanche l'ombra di una tutela, la salvaguardia dei valori è una Caporetto. E allora si torna ai sistemi primitivi, alla giustizia fai-da-te. Perché questo Stato non ci tutela, hai voglia a parlare di istituzioni e sistemi di allarme, nella migliore delle ipotesi non funzionanti e non funzionali alle occorrenze. E allora si vibra il colpo fatale, così rovesciando sull'altro una violenza inaudita, la ferocia, quello sdegno che ribollono dentro, e hanno bisogno di un salvacondotto umano per legittimarsi, e, esplodendo, implodere. Personalmente, non condanno più di tanto il massacro che può essere quello di ieri come quello che, con tutta probabilità, accadrà domani. E, comunque sia, non più di tanto. Con questo, ovviamente, non voglio assolvere gli spietati esecutori di un piano folle, ma razionale nella sua lucida follia. Perché la gente è stanca. Perché siamo stanchi, tutti, giuristi e non, credenti e atei, santi, poeti e navigatori. Perché le nostre grida sono vox clamantis in deserto. A leggere il Libro dei Libri, anche Giobbe urlò le sue "geremiadi", però credeva ciecamente in una Giustizia suprema. Ma si dà il caso che qualche volta, anzi di sovente, l'ottundimento della mente resetti i cieli vasti di Dio.



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