Articoli, saggi, Morenti, suicidio -  Fedeli Giuseppe - 2014-09-17

OH CAPITANO, MIO CAPITANO...-G.FEDELI

"Stop all the clocks, oggi è morta l"infanzia" (12 agosto 2014, una fan)

Si è spento all'età di sessantatré anni il Capitano Robin Williams. Con lui si spengono anche le luci della ribalta,lo sfavillio del sogno americano incarnato da Hollywood e dalle sue stars.

Talentuoso protagonista della serie televisiva "Mork e Mindy", sbarca nel mondo della celluloide, e si distingue subito per le sue doti e la duttilità nel calarsi in personaggi i più diversi, che rimarranno scolpiti per sempre nell'immaginario dei cinefili, e non solo: Hook-Capian Uncino, il carismatico mentore "folle" innamorato della Musa Calliope ne "L'attimo fuggente", Mrs Doubtfire, un padre separato dai figli che, pur di stare con loro, veste i panni di una colf. E poi il single che non ha famiglia e spia le altrui vicende del focolare domestico con l'occhio impietoso della sua macchina fotografica, e ne smaschera riti e miti, arrivando a una forma di "gelosia" e di protezionismo verso i più deboli che lo porterà alla follia. O il dottore-pagliaccio Patch Adams nell"omonima pellicola e in centinaia d"altri film e personaggi che hanno avvicinato ciascuno dei suoi spettatori a un momento di incanto e di sospensione mitica del tempo e delle cure quotidiane. Ma anche i geniacci seguono le leggi di natura, della natura matrigna, che non risparmia i buoni: sul volto esangue di Pierrot scende una lacrima, perché sotto le sembianze dell'humour e dell'ironia si nasconde quasi sempre il mal du vivre. Al fondo di ogni personaggio traluceva sempre una nota di malinconia, gli occhi sorridenti tradivano il demone della tristezza, anticamera alla disfatta che lo avrebbe portato al gesto estremo. Estrema affermazione della libertà dell'uomo incatenato dai meccanismi dello spettacolo, o resa a un peso che schiaccia le spalle, fino a fiaccarne ogni conato di resistenza? Oh Capitano, mio Capitano, così recitano i versi di Paul Withman che lo hanno immortalato nel ruolo di "psicopompo" di uno stuolo di discepoli adoranti ne "L'attimo fuggente", film di rara suggestione, capace di toccare le corde più profonde.

Cadono allora le maschere nietzschiane: e ci accorgiamo come, dietro quello "schermo" tutto sorrisi e cotillons, dietro una vita che s'immagina principesca, dentro dimore dal lusso faraonico, tra vip e coste smeralde, champagne e party mondani, Martini e Clooney, si acquatta, pronto a scattare come una belva inferocita, il male nero della depressione, quello che gli antichi chiamavano atrabile, melancholia, Quel mostro orrendo che scava piano piano, con studiata lentezza, la fossa, per poi spalancare le fauci e divorarti.

Questo perché tra le paillettes e i falsi feticci scivolano personalità talmente sensibili, che, rifratte dallo specchio impietoso, capiscono a un certo punto che barare con sé e con la propria vita non è più possibile, pena l'alienazione, il franare nella follia. Ma il cancro si era innervato nella tua mente e nell'anima da tempo, ed era troppo tardi per un giro di boa.

Il mondo dello spettacolo è fiction, finzione pura. Tu, genio ribelle, ti sei forse calato troppo nella realtà drammatica, quando non tragica, dei personaggi cui hai dato vita, fino a restarne vittima. Perché tu, saltimbanco triste, non hai mai indossato maschere. I protagonisti delle storie avevano scritta impressa la tua biografia. La tua diletta figlia, citando un pensiero di Saint Exupery, a te particolarmente caro. ha ricordato commossa che il tuo sorriso brillerà in ogni stella del firmamento, e non si spegnerà mai: mentre tu, che ci guardi di Lassù col tuo eterno sorriso fanciullo innamorato forse troppo della vita, continui ad adunare schiere di angeli in cerca di autore.



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