Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-12-30

OIV: E ILLEGITTIMA LA REVOCA SENZA PARERE DELLANAC – Tar Puglia-Lecce 3121/14 – Alceste SANTUARI

Il Sindaco di un comune ha disposto la revoca dell"OIV (organismo di valutazione) in composizione monocratica

Il componente ha presentato ricorso contestando l"illegittimità della revoca disposta e chiedendo il danno da immagine

Il TAR Puglia ha accolto parzialmente il ricorso del componente

Il sindaco di un comune ha revocato il componente (monocratico) dell"Organismo di valutazione ex art. 14 d.lgs. n. 150/2009, figura riconducibile alla figura del funzionario onorario (cfr. Cons. St., V, ord. n. 3897/2014).

Contro la revoca, il componente ha presentato ricorso al Tar Puglia – Lecce, sez. II, che con sentenza 18 dicembre 2014, n. 3121 lo ha accolto parzialmente.

I giudici amministrativi, in via preliminare, hanno richiamato – contestando la difesa del comune che aveva contestato il difetto di giurisdizione – che la posizione giuridica fatta valere dall"interessato che aspira alla nomina o, come nel caso di specie, si oppone alla revoca ha la consistenza di interesse legittimo (arg. in base a Cons. St., V, sentenza n. 6692/2012).

Il Tar ha ritenuto l"illegittimità dell"atto di revoca impugnato "in quanto non preceduto né dall"acquisizione del preventivo parere dell"ANAC (prescritto dall"art. 10 della Delibera Anac n. 12/2013: "L"eventuale revoca dell"incarico prima della scadenza deve essere adeguatamente motivata e preceduta dal parere della Commissione") né dalla comunicazione di avvio del procedimento richiesta dall"art. 7 L. n. 241/1990."

Ma i giudici amministrativi hanno riconosciuto l"illegittimità della revoca in quanto essa "presenta anche profili di contraddittorietà estrinseca rispetto al provvedimento sindacale del 18 febbraio 2013 con cui il Sindaco[…]aveva manifestato il proprio vivo apprezzamento per l"attività svolta" dall"Organismo. Essi hanno sostenuto che il provvedimento di revoca avrebbe almeno dovuto "illustrare con maggior impegno esplicativo le ragioni che hanno indotto l"amministrazione comunale a sovvertire la valutazione" espressa nel 2013. Infatti, a giudizio del Tar pugliese, "in difetto di una puntuale e accurata motivazione, un giudizio così lusinghiero come quello espresso[in precedenza] mal si concilia con le considerazioni conclusive espresse nel provvedimento di revoca ("il rapporto di collaborazione con il componente dell'OIV risulta ad oggi poco o per niente proficuo, non avendo portato ad alcun risultato sostanziale e persino pregiudizievole") e conferisce all"agire amministrativo elementi di illogicità e contraddittorietà."

Alla luce di quanto esposto, il Tar dunque statuito che "l"impugnato provvedimento di revoca deve essere annullato poiché illegittimo."

Il Tar non ha invece riconosciuto la doglianza del ricorrente che aveva richiesto il risarcimento del cd. danno alla professionalità, "poichè la relativa domanda è priva di precise allegazioni e di adeguati supporti probatori (secondo Cass. S.U. n. 6572 del 24 marzo 2006 tale voce di danno non è mai in re ipsa e deve essere provata con specifici fatti e allegazioni, nella specie insussistenti)."

I giudici hanno ritenuto che il "preteso danno all"immagine - anch"esso solo genericamente allegato nel ricorso introduttivo - non è risarcibile sia perché la revoca è stata pubblicata sul sito del comune in adempimento di un obbligo di trasparenza imposto dalla L. n. 33/2013 sia perché il ricorrente non ha provato le conseguenze dannose derivategli da tale pubblicazione."

In quest"ottica, il Tar Puglia ha voluto ricordare che la giurisprudenza sul punto "ha da tempo ripudiato la teoria del cd. danno-evento (che identificava il danno con l'evento dannoso, ovvero con la mera lesione dell"interesse protetto), affermando che il danno non patrimoniale, e dunque anche il danno all"immagine, ha natura di danno-conseguenza, lasciando in tal modo intendere che esso deve, pur sempre, concretarsi in una "perdita" ( cfr. Sez. Un. 26972/08).



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