Legislazione e Giurisprudenza, Risarcimento, reintegrazione -  Covotta Giulia - 2016-09-14

Onere della prova ex art. 2051 c.c.: quando il pedone cade tra buche e brecciolino – Cass. Civ. 17625/2016 – Giulia Covotta

La Corte di Cassazione si esprime, ancora una volta, sulle modalità di ripartizione dell"onere della prova tra il danneggiato ed il custode nei casi in cui si applica l"articolo 2051 c.c..

La recente decisione della Suprema Corte (allegata in calce) è un"ordinanza con cui gli ermellini si pronunciano in materia di responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 c.c. e, in particolare, sull"onere probatorio contenuto nello stesso articolo.

Il fatto trae origine da una caduta di un pedone su di un tratto di strada comunale sulla quale erano presenti delle buche e del brecciolino. La Corte d"appello, dopo aver ritenuto applicabile l"articolo 2051 c.c. al caso de quo e dopo aver ritenuto dimostrata la sussistenza del nesso di causa tra la cosa ed il danno, ha ritenuto la non pericolosità della cosa come prova dell"assenza di colpa del custode.

Proposto ricorso per Cassazione dal pedone danneggiato, il Collegio interviene cassando la sentenza dei giudici di secondo grado e rinviando a diversa composizione affermando che l"errore contenuto nella sentenza della Corte d"Appello risiedeva nell"aver scambiato la prova del nesso causale con la prova dell"assenza di colpa da parte del custode.

La Corte di Cassazione, quindi, ritorna con forza sull"assunto, oramai pacifico, in tema di ripartizione dell"onere della prova tra danneggiato e custode.

Più precisamente, la Corte ribadisce che quando il danno è causato da cose dotate di un intrinseco dinamismo, l'attore ha il solo onere di provare il nesso di causa tra la cosa ed il danno (non essendo necessaria la dimostrazione della pericolosità della cosa), mentre quando il danno è causato da cose inerti e visibili (come, ad esempio, marciapiedi, scale, strade, pavimenti, e simili), il danneggiato può provare il nesso di causa tra cosa e danno dimostrandone la pericolosità.

Da ultimo, la Corte ha rinviato alla Corte d"Appello (in diversa composizione) affinché valuti secondo i principi di diritto enunciati nella sentenza.



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