Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2016-11-23

Onlus (ex IPAB): estensione delle norme anticorruzione e sulla trasparenza – d. lgs. 97/2016 – Alceste Santuari

In quanto compatibili, le misure previste per la P.A. in materia di anticorruzione e trasparenza si applicano anche agli enti non profit, al ricorrere però di determinati requisiti

Il d. lgs. 25 maggio 2016, n. 97 ha apportato alcuni correttivi alle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza.

Per quanto in questa sede di interesse, il decreto legislativo in parola ha introdotto l"art. 2-bis nel d. lgs. n. 33 del 2013, la cui lett. c) stabilisce che la disciplina in materia di accesso agli atti, pubblicazione di documenti, informazioni e dati concernenti l"organizzazione e l"attività delle P.A. e le modalità per la loro realizzazione, prevista per le P.A., sia estendibile anche alle "associazioni, alle fondazioni e agli enti di diritto privato comunque denominati, anche privi di personalità giuridica, con bilancio superiore a 500 mila euro, la cui attività sia finanziata in modo maggioritario per almeno due esercizi finanziari consecutivi nell"ultimo triennio da pubbliche amministrazioni e in cui la totalità dei titolari o dei componenti dell"organo di amministrazione o di indirizzo sia designata da pubbliche amministrazioni".

Proviamo di seguito, ancorché in via sintetica, a comprendere la disposizione testé citata.

Nel corso degli ultimi anni, è dato registrare una certa "espansione" delle regole riguardanti la trasparenza e le misure anticorruzione alle organizzazioni non profit. In primis, si pensi a quanto l"ANAC ha determinato in ordine agli affidamenti dei servizi alle organizzazioni non lucrative e alle cooperative sociali. Tra le raccomandazioni fornite, l"Autorità nazionale anticorruzione ha inteso richiamare l"importanza di estendere anche agli enti non profit il c.d. "modello 231", quale misura a tutela della responsabilità amministrativa delle organizzazioni non profit. Modello che, laddove compatibile, deve essere integrato con le misure anticorruzione. Il modello 231, quale strumento di rafforzamento dell"azione dei consigli direttivi/di amministrazione delle organizzazioni non profit, è previsto anche nella legge delega (n. 106 del 2016) di riforma del Terzo Settore.

Non può revocarsi dunque in dubbio che molte organizzazioni non profit, in specie in forza delle finalità perseguite (di pubblica utilità) e delle attività svolte (economico-imprenditoriale) agiscano in un perimetro di azione in cui trovano collocazione le misure volte a prevenire fenomeni corruttivi.

Ora, il d. lgs. n. 97/2016 stabilisce che le previsioni in materia di accesso civico che informano l"azione delle P.A. si applichino anche alle associazioni, fondazioni o ad altre organizzazioni no profit comunque denominate. Queste possono essere dotate ovvero sprovviste di riconoscimento della personalità giuridica di diritto privato. Tuttavia, devono ricorrere le seguenti condizioni:

  1. Avere un bilancio superiore ad una determinata soglia (500.000 euro)
  2. L"attività delle organizzazioni deve essere finanziata in modo maggioritario, per almeno due esercizi finanziari consecutivi, nel corso dell"ultimo triennio, da P.A.
  3. La totalità dei componenti del consiglio di amministrazione / consiglio di indirizzo deve essere di nomina pubblica (es. in un CdA composto da 5 membri, tutti devono risultare di nomina pubblica).

Quelli sopra descritti sono parametri che ricordano da vicino quelli impiegati, soprattutto negli anni scorsi, per individuare quando ci si trovava di fronte ad un "organismo di diritto pubblico". Come allora, anche in questo caso, si può desumere che tutti e tre i parametri debbano ricorrere congiuntamente. Sembrerebbe questa una interpretazione suffragata da un dato di fatto: alla luce delle condizioni stabilite per consentire l"accesso civico, si può immaginare che siano soprattutto le fondazioni (anche onlus) a poter "rispettare" le condizioni medesime. Infatti, benché nelle associazioni sia prevista in statuto la possibilità di nominare "di diritto" qualche membro del consiglio direttivo (si pensi alla nomina di rappresentanti da parte del Sindaco, della Parrocchia, nonché di qualche altro ente locale o associazione di categoria), l"assemblea dei soci deve poter eleggere la maggioranza dei membri tra i propri associati.

La fondazione rimane dunque la principale categoria giuridica cui applicare la previsione in parola e tra le fondazioni, soprattutto quelle derivanti dalla trasformazione delle ex IPAB. Invero, queste in particolare, cui si possono aggiungere le fondazioni di partecipazione costituite da più enti pubblici, anche dopo la trasformazione possono avere mantenuto la maggioranza dei rappresentanti nel consiglio di amministrazione di nomina pubblica. La presenza della totalità di rappresentanti nei consigli di amministrazione o di indirizzo della fondazione non è comunque sufficiente: occorre dimostrare di aver beneficiato per due anni consecutivi nell"arco temporale dell"ultimo triennio di finanziamenti maggioritari derivanti dalla P.A. e di approvare un bilancio superiore a 500.000 euro.



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