Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Gasparre Annalisa - 2014-04-23

OPPOSIZIONE ALL'ARCHIVIAZIONE TARDIVA MA IL GIUDICE DEVE VALUTARLA - Cass. pen. 17624/2014 - A.G.

Il termine di dieci giorni prescritto dalla legge per la presentazione dell'opposizione alla richiesta di archiviazione non è prescritto a pena di inammissibilità. Lo ribadisce la Cassazione con sentenza n. 17624/2014.

La Suprema Corte aveva già affermato che "il mancato rispetto del termine di dieci giorni previsto dall'art. 408 co. 3 c.p.p. non incide sull'ammissibilità dell'atto di opposizione che il giudice, se non abbia già pronunciato archiviazione, dovrà esaminare, assumendo le conseguenti deliberazioni ai sensi dell'art. 410 c.p.p." (Cass. pen. n. 15888/2006).

Sulle opportunità, le formalità dell'opposizione all'archiviazione e la natura di termine meramente acceleratorio, volendo La vittima nel processo, Aracne Editrice, 2013.

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 8 gennaio – 22 aprile 2014, n. 17624

Presidente Agrò – Relatore Leo

Ritenuto In Fatto

1. È impugnato il decreto in data 21/02/2013 con il quale il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Nola ha disposto, previa dichiarazione di inammissibilità della opposizione proposta dalle persona offesa N.M. , l'archiviazione del procedimento instaurato nei confronti di A.R. , relativamente ai delitti di cui agli artt. 368, 610 e 642 cod. pen..

L'inammissibilità dell'opposizione è stata dal Giudice ritenuta in ragione dell'asserita tardività dell'atto, "presentato" il 12/02/2013 sebbene la persona offesa avesse ricevuto notifica della richiesta di archiviazione fin dal 18/01/2013.

2. Propone ricorso il Difensore della opponente, chiedendo sia riconosciuta la nullità dell'impugnato decreto per violazione di legge, in relazione al comma 6 dell'art. 409 cod. proc. pen..

Il ricorrente richiama cioè il principio per il quale la dichiarazione di inammissibilità della opposizione, o la mera omissione di ogni provvedimento in merito alla medesima, incidono sul diritto della persona offesa alla valutazione nel contraddittorio tra le parti delle censure mosse alla domanda di archiviazione avanzata dal pubblico ministero, e sono dunque sindacabili in punto di legittimità. Con la conseguenza che, quando il provvedimento sia assunto de plano nonostante una opposizione ammissibile, allo stesso deve applicarsi la sanzione di nullità prevista dal comma 5 dell'art. 127 cod. proc. pen..

Nella specie - si sostiene - il Giudice per le indagini preliminari avrebbe considerato erroneamente tardiva l'opposizione. Questa dovrebbe giudicarsi infatti quale forma di impugnazione, e per essa dovrebbe quindi valere la regola enunciata al comma 2 dell'art. 583 cod. proc. pen., secondo cui l'atto si considera presentato nella data di spedizione mediante il servizio postale. La ricorrente ha documentato che, in effetti, la dichiarazione di opposizione nell'interesse della N. era stata spedita per il mezzo della posta entro il decimo giorno da quello della notifica della richiesta formulata dal Pubblico ministero.

3. Il Procuratore generale ha chiesto l'accoglimento del ricorso sia per adesione alla tesi prospettata dalla ricorrente, sia, e comunque, in base al principio per il quale, quand'anche tardiva, l'opposizione deve essere presa in considerazione dal giudice dell'archiviazione, se perviene alla sua attenzione prima che il provvedimento sulla richiesta di archiviazione sia stato deliberato.

Considerato In Diritto

1. Il ricorso deve essere accolto, per l'essenziale ragione che l'opposizione avrebbe dovuto essere presa in considerazione (salva poi una eventuale dichiarazione di inammissibilità per difetto dei requisiti legittimanti di cui all'art. 410 cod. proc. pen.) anche se fosse stata effettivamente tardiva.

Il principio è ormai comunemente affermato dalla giurisprudenza di questa Corte, che rileva come l'osservanza del termine di dieci giorni non sia prescritta dalla legge a pena di inammissibilità, salva naturalmente la possibilità per il Giudice di provvedere legittimamente dopo l'inutile sua scadenza (Sez. 2, Sentenza n. 33882 del 16/06/2010, rv. 248120; Sez. 5, Sentenza n. 19073 del 31/03/2010, rv. 247511; Sez. 1, Sentenza n. 31605 del 13/07/2009, rv. 244323; Sez. 2, Sentenza n. 35169 del 03/07/2008, rv. 241117; Sez. 5, Sentenza n. 18440 del 03/04/2007, rv. 236922; Sez. 2, Sentenza n. 15888 del 16/03/2006, rv. 234243).

Nel caso di specie il principio è stato sicuramente violato, visto che lo stesso provvedimento impugnato rende conto di come il Giudice avesse preso cognizione dell'opposizione prima di deliberare.

Resta solo da aggiungere, poiché attiene ad un presupposto della decisione assunta, che il Collegio considera correttamente presentata per mezzo della posta, a prescindere dalla tempestività, la dichiarazione di opposizione.

La possibilità del ricorso al servizio postale prescinde dalla classificazione dell'opposizione quale mezzo impugnatorio, che in effetti è discussa. Questa Corte ha già rilevato in altre occasioni, infatti, come il comma 3 dell'art. 408 cod. proc. pen. preveda la possibilità di presentare opposizione senza stabilire in proposito alcuna formalità, e senza indicare luogo ed ufficio di presentazione dell'atto. L'introduzione di formalità non prescritte dalla legge, e comunque non presidiate dalla sanzione di inammissibilità, implicherebbe una indebita restrizione del diritto della persona offesa, privando quest'ultima della possibilità di ricorso ad un mezzo ampiamente utilizzato dall'amministrazione giudiziaria, ed introducendo difficoltà logistiche e necessità di spesa non giustificate né da una prescrizione esplicita del legislatore, né da un contrapposto interesse, ferma restando la necessità che risulti certa l'identità del mittente (Sez. 2, Sentenza n. 28148 del 13/01/2004, n. 229697.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio il provvedimento impugnato e dispone la trasmissione degli atti al Tribunale di Nocera Inferiore per l'ulteriore corso.



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